26/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rapporto Darusman riconosce il governo singalese responsabile di gravi crimini di guerra e contro l'umanità commessi negli ultimi mesi della guerra contro le Tigri tamil, costati la vita a 40mila civili

Il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, ricevuto a Roma pochi anni fa con tutti gli onori da Napolitano e papa Benedetto XVI, è un criminale di guerra responsabile della morte di almeno 40 mila civili tamil, sterminati dai bombardamenti governativi su campi profughi e ospedali, e di altri crimini contro l'umanità, quali esecuzioni sommarie, torture e stupri.

E' questa la conclusione del rapporto della commissione Onu incaricata di svolgere un'indagine preliminare sui crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Sri Lanka nelle ultime drammatiche fasi del conflitto tra governo e indipendentisti tamil.

Le duecento pagine stilate dalla commissione Darusman, dal nome dell'indonesiano che la preside, sono un durissimo atto di accusa nei confronti dei governanti di Colombo ma anche contro i guerriglieri delle Tigri tamil (Ltte), responsabili di aver usato i profughi tamil come scudi umani, uccidendo chi tentava la fuga, e come lavoratori e combattenti forzati.

''Tra il settembre 2008 e il maggio 2009 - si legge nel rapporto - l'esercito dello Sri Lanka ha portato avanti la propria campagna militare nel nord ricorrendo a massicci e diffusi bombardamenti che hanno causato elevate perdite tra i civili. Circa 330mila civili in fuga dai bombardamenti e dagli scontri erano intrappolati in un'area sempre più ristretta, tenuti in ostaggio dall'Ltte''.

''Il governo ha pesantemente bombardato le zone in cui aveva incoraggiato la popolazione civile a concentrarsi, anche dopo aver promesso di cessare l'uso di armi pesanti. La gran parte delle vittime civili nella fase finale del conflitto sono state causate da questi bombardamenti''.

''Tra gennaio e maggio 2009 sono morte decine di migliaia di civili (altrove nel rapporto si parla di 40mila, ndr), in gran parte vittime anonime della carneficina degli ultimi giorni di guerra''.

''Sono stati bombardati il compound delle Nazioni Unite, le linee di distribuzione di aiuti umanitari e le imbarcazioni della Croce Rossa Internazionale che evacuavano i civili feriti dalle spiagge. Il governo ha sistematicamente bombardato con mortai e artiglieria tutti gli ospedali della zona, alcuni in maniera ripetuta''.

''Il governo ha anche sistematicamente impedito l'accesso degli aiuti umanitari, cibo, medicinali e soprattutto materiale chirurgico, ai civili intrappolati nella zona dei combattimenti. Questo ha provocato ulteriori sofferenze ai civili''.

''Il governo ha poi sottoposto i sopravvissuti a ulteriori deprivazioni e sofferenze. Presunti membri dell'Ltte sono stati giustiziati in maniera sommaria, altri hanno subito stupri, altri ancora sono scomparsi. Tutti i profughi sono stati imprigionati in campi chiusi, sovraffollati, dove molti sono morti per le terribili condizioni in cui erano detenuti e dove alcuni hanno subito torture''.

''Nonostante i gravi pericoli nella zona del conflitto, l'Ltte ha impedito ai civili di fuggire, tenendoli in ostaggio e usando a volte la loro presenza come cuscinetto umano tra loro e l'esercito che avanzava. Dal febbraio 2009 ha iniziato a sparare contro i civili che tentavano la fuga''.

''L'Ltte ha sempre adottato una politica di reclutamento forzato, ma negli ultimi mesi di guerra ha intensificato questa pratica reclutando gente di tutte le età, anche bambini di 14 anni. L'Ltte ha costretto gli sfollati a scavare trincee e fortificazioni, contribuendo così alla confusione tra combattenti e civili, esponendoli a un rischio ancor maggiore''.

''L'Ltte ha anche posizionato pezzi d'artiglieria e stoccato munizioni vicino a campi profughi e ospedali. Inoltre ha continuato a compiere attacchi suicidi fuori dalla zona di conflitto contro obiettivi civili''.

Il rapporto dell'Onu si conclude con la richiesta al governo dello Sri Lanka di avviare un'inchiesta indipendente su questi fatti, ma il presidente Rajapaksa ha già fatto sapere che non ci pensa neppure perché, afferma, questo metterebbe a rischio il processo di riconciliazione nazionale. Quello con i tamil che non è riuscito a sterminare.

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità