08/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La repressione della polizia marocchina nel Sahara Occidentale non accenna a diminuire
“In Italia non ne parla nessuno, ma da lunedì 22 maggio scorso sono iniziati scontri violenti tra la polizia marocchina e i Saharawi. Chiediamo a tutti gli amici del popolo Saharawi d'intervenire in tutte le sedi e con tutti i mezzi a disposizione. Chiediamo il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale, vogliamo che venga permesso alla stampa internazionale e alle associazioni che si battono per il rispetto dei diritti fondamentali di entrare liberamente nel Sahara Occidentale e che vengano rispettate le risoluzioni delle Nazioni Unite per indire un referendum sull'autodeterminazione del popolo Saharawi”. Questo il testo di un accorato appello diffuso da Omar Mih, rappresentante in Italia del Fronte Polisario, l'organizzazione politico-militare che rappresenta il popolo Saharawi. Per protestare contro la repressione marocchina è stato indetto un sit-in davanti al Parlamento italiano per il 14 giugno prossimo.
 
campo profughi saharawiGiorni difficili. Come scrive Mih, tutto è cominciato il 22 maggio scorso, quando Heddi el Kainon, prigioniero politico saharawi, è stato trasferito dalla polizia marocchina dal carcere di El Aiuon a quello di Agadir.
Per le strade di El Aiuon, capitale del Sahara Occidentale, ex-colonia spagnola occupata militarmente da più di trent'anni dal Marocco, un gruppo di persone ha manifestato per Kainon. La polizia ha disperso i dimostranti con brutalità. Le case di alcuni attivisti saharawi (almeno 13 secondo fonti del Fronte Polisario) sono state perquisite e devastate. Più di quaranta persone sono state arrestate e, secondo fonti mediche locali, almeno altre centocinquanta sono rimaste ferite negli scontri con le forze dell'ordine marocchine.
Pochi giorni dopo, durante i festeggiamenti per il trentaduesimo anniversario della nascita del Fronte Polisario, si sono ripetute le stesse scene e il corteo, che cantava slogan e bruciava bandiere marocchine, è stato disperso con gas lacrimogeni e con cariche della polizia.
Alcune associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani hanno denunciato che, al fianco dei reparti di polizia marocchina, agivano anche dei corpi paramilitari chiamati “Gruppi di Sicurezza Urbana”. L'ultimo episodio di questa ondata di violenza è quello del 28 maggio scorso, quando gli studenti universitari saharawi che frequentano università marocchine hanno protestato per le violenze degli ultimi giorni in Sahara Occidentale. I ragazzi sono scesi in piazza a Rabat, Marrakech, Fez e Agadir. Il bilancio degli scontri con la polizia è pesante: 5 feriti e decine di arresti. 
 
camion con scritta che inneggia al polisario - foto di silvia montevecchiLontano da occhi indiscreti. Dei disordini e delle violenze ci sono poche testimonianze video e poche foto, visto che nei confronti di quasi tutta la stampa locale e internazionale il Marocco ha da tempo adottato la 'tolleranza zero'. Un giornalista spagnolo, il 2 giugno scorso, è stato espulso dal Marocco con l'accusa di “aver rilasciato false dichiarazioni”. Nei giorni precedenti, con motivazioni più o meno simili, erano stati allontanati dalla zona degli scontri gli operatori di al-Jazeera, quelli della televisione locale e un giornalista del quotidiano Assahifa.
La possibilità di testimoniare le violenze non è negata solo alla stampa. Il 6 giugno una delegazione spagnola composta, oltre che da giornalisti, da intellettuali, uomini politici e attivisti per la difesa dei diritti umani, è stata respinta all'aereporto e non è riuscita a raggiungere il Sahara Occidentale.  Molti esponenti di associazioni marocchine e saharawi che hanno denunciato il clima d'intimidazione e le violenze di questi giorni sono stati sottoposti a fermo di polizia e hanno subito pesanti interrogatori. Ad alcuni di loro, come Brahim Sabbar e Dallad Mohammed Saleh, sono stati anche sequestrati i documenti.
Da molti anni la situazione in Sahara Occidentale non viveva un momento così difficile. Le Nazioni Unite, ad aprile, hanno rinnovato per sei mesi il mandato della Minurso (la missione degli osservatori dell'Onu che monitora il cessate il fuoco nel Sahara Occidentale). In un primo momento sembrava che, per i tagli alle spese previste rispetto ai caschi blu nel mondo, fosse sospesa anche la Minurso, ma non è andata così. Dopo le dimissioni di James Baker III, osservatore speciale di Kofi Annan per la questione del Sahara Occidentale, tutto tace sul fronte del referendum popolare che dovrebbe decidere il futuro della regione contesa tra il Marocco e i profughi saharawi che aspettano di conoscere il loro futuro, da trent'anni, nei campi profughi nel deserto algerino.

Christian Elia

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