La repressione della polizia marocchina nel Sahara Occidentale non accenna a diminuire
“In Italia non ne parla nessuno, ma da lunedì 22 maggio
scorso sono iniziati scontri violenti tra la polizia marocchina e i
Saharawi.
Chiediamo a tutti gli amici del popolo Saharawi d'intervenire in tutte
le sedi
e con tutti i mezzi a disposizione. Chiediamo il rispetto dei diritti
umani nel
Sahara Occidentale, vogliamo che venga permesso alla stampa
internazionale e
alle associazioni che si battono per il rispetto dei diritti
fondamentali di
entrare liberamente nel Sahara Occidentale e che vengano rispettate le
risoluzioni delle Nazioni Unite per indire un referendum
sull'autodeterminazione del popolo Saharawi”. Questo il testo di un
accorato
appello diffuso da Omar Mih, rappresentante in Italia del Fronte
Polisario,
l'organizzazione politico-militare che rappresenta il popolo Saharawi.
Per protestare contro la repressione marocchina è stato indetto un
sit-in davanti al Parlamento italiano per il 14 giugno prossimo.
Giorni difficili. Come scrive Mih, tutto è cominciato
il 22 maggio scorso, quando Heddi el Kainon, prigioniero politico saharawi, è
stato trasferito dalla polizia marocchina dal carcere di El Aiuon a quello di
Agadir.
Per le strade di El Aiuon, capitale del Sahara Occidentale, ex-colonia
spagnola occupata militarmente da più di trent'anni dal Marocco, un gruppo di
persone ha manifestato per Kainon. La polizia ha disperso i dimostranti con
brutalità. Le case di alcuni attivisti saharawi (almeno 13 secondo fonti del Fronte
Polisario) sono state perquisite e devastate. Più di quaranta persone sono state
arrestate
e, secondo fonti mediche locali, almeno altre centocinquanta sono rimaste ferite
negli
scontri con le forze dell'ordine marocchine.
Pochi giorni dopo, durante i
festeggiamenti per il trentaduesimo anniversario della nascita del Fronte Polisario,
si
sono ripetute le stesse scene e il corteo, che cantava slogan e bruciava
bandiere marocchine, è stato disperso con gas lacrimogeni e con
cariche della polizia.
Alcune associazioni che si battono per il rispetto dei
diritti umani hanno denunciato che, al fianco dei reparti di polizia
marocchina, agivano anche dei corpi paramilitari chiamati “Gruppi di Sicurezza
Urbana”. L'ultimo episodio di questa ondata di violenza è quello del 28 maggio
scorso, quando gli studenti universitari saharawi che frequentano università
marocchine hanno protestato per le violenze degli ultimi giorni in Sahara
Occidentale. I ragazzi sono scesi in piazza a Rabat, Marrakech, Fez e Agadir.
Il bilancio degli scontri con la polizia è pesante: 5 feriti e decine di
arresti.
Lontano da occhi indiscreti. Dei disordini e delle
violenze ci sono poche testimonianze video e poche foto, visto che nei
confronti di quasi tutta la stampa locale e internazionale il Marocco ha da
tempo adottato la 'tolleranza zero'. Un giornalista spagnolo, il 2 giugno
scorso, è stato espulso dal Marocco con l'accusa di “aver rilasciato false
dichiarazioni”. Nei giorni precedenti, con motivazioni più o meno simili, erano
stati allontanati dalla zona degli scontri gli operatori di
al-Jazeera,
quelli della televisione locale e un giornalista del quotidiano
Assahifa.
La
possibilità di testimoniare le violenze non è negata solo alla stampa. Il 6
giugno una delegazione spagnola composta, oltre che da giornalisti, da intellettuali,
uomini politici e attivisti per la difesa dei diritti umani, è stata respinta
all'aereporto e non è riuscita a raggiungere il Sahara Occidentale. Molti esponenti di associazioni marocchine e
saharawi che hanno denunciato il clima d'intimidazione e le violenze di questi
giorni sono stati sottoposti a fermo di polizia e hanno subito pesanti
interrogatori. Ad alcuni di loro, come Brahim Sabbar e Dallad Mohammed Saleh,
sono stati anche sequestrati i documenti.
Da molti anni la situazione in Sahara
Occidentale non viveva un momento così difficile. Le Nazioni Unite, ad aprile,
hanno rinnovato per sei mesi il mandato della Minurso (la missione degli
osservatori dell'Onu che monitora il cessate il fuoco nel Sahara Occidentale).
In un primo momento sembrava che, per i tagli alle spese previste rispetto ai
caschi blu nel mondo, fosse sospesa anche la Minurso, ma non è andata così.
Dopo le dimissioni di James Baker III, osservatore speciale di Kofi Annan per
la questione del Sahara Occidentale, tutto tace sul fronte del referendum
popolare che dovrebbe decidere il futuro della regione contesa tra il Marocco
e
i profughi saharawi che aspettano di conoscere il loro futuro, da trent'anni,
nei campi profughi nel deserto algerino.