20/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un anno dopo il disastro ecologico nel Golfo del Messico, il presidente Usa è pronto a fare "tutto il necessario" per il ripristino delle coste colpite dalla marea nera

Esattamente un anno fa, il 20 aprile 2010, l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, situata a 80 chilometri a largo di New Orleans e appartenente alla British Pretoleum, causava il più grave disastro ambientale della storia degli Stati Uniti, con la fuoriuscita di milioni di litri di greggio, 11 morti e una marea nera che ha compromesso l'equilibrio ecologico di ben quattro Stati: Louisiana, Texas, Mississipi e Florida.

Il presidente Usa, Barack Obama, è intervenuto oggi, a un anno esatto dall'accaduto, con un comunicato in cui afferma che la sua amministrazione si impegna "a fare tutto il necessario per proteggere e ripristinare le coste del Golfo", aggiungendo inoltre che gli avvenimenti del 20 aprile 2010 "hanno evidenziato il critico legame esistente tra ambiente e salute e economica".

Quattro mesi dopo l'episodio, la British Petroleum decise di chiudere i pozzi, a quasi 2.000 metri di profondità, e si impegnò a risarcire il danno ambientale con una somma di 20 miliardi di dollari, ritenuta però insufficiente a coprire tutte le responsabilità della multinazionale.