Carlos Mesa si è dimesso. Ora per la Bolivia si apre un nuovo capitolo politico e sociale
Il presidente boliviano Carlos Mesa si è dimesso e la Bolivia rischia adesso
di entrare nel caos più totale.
In un discorso alla nazione trasmesso dalla televisione boliviana Mesa ha anche
chiesto a tutti i settori sociali, che stavano protestando da settimane davanti
al parlamento, di lasciare che i deputati possano riprendere i lavori parlamentari,
interrotti dalla metà del mese di maggio scorso. Il tutto, secondo Mesa, nell’interesse
della nazione.
“Rassegno le mie dimissioni per non costituire un ostacolo, per
non convertirmi in un elemento negativo o in un elemento che possa essere fattore
frenante”, anche se ha confermato che resterà al suo posto fino a quando il Congresso
non avrà deciso se accettare o meno il suo gesto.
Le dimissioni. Erano nell’aria, le dimissioni di Mesa. E sono state gradite da quasi tutte
le
forze politiche in campo.
Erano ormai molte settimane che i diversi settori sociali
boliviani ne chiedevano la testa. Evo Morales, del Movimento al Socialismo (partito
di opposizione) e leader indiscusso dei manifestanti, ha fatto sapere di essere
soddisfatto della decisione, ma pone dei paletti che sembrano più che altro delle
condizioni per il
futuro boliviano. Morales ha definito “accettabile” la soluzione delle dimissioni
presidenziali ma a patto che la fase pre-elettorale sia presieduta dal presidente
della Corte Suprema, Eduardo Rodriguez.
Questa non è la prima volta che Carlos Mesa rassegna le dimissioni, lo aveva
già fatto nel mese di marzo scorso, ma il Congresso boliviano le aveva respinte.
Per quanto riguarda il suo successore (sempre che questa volta le dimissioni
vengano
accettate) si apre ora il dibattito.
E le possibilità sono tre: Hormand
Vaca Diez, Mario Cossio e Eduardo Rodriguez. Secondo quanto stabilito dalla costituzione
boliviana dovrebbe diventare il presidente del Congresso il successore di Mesa, Hormand Vaca Diez, personaggio non amato dalla popolazione perché ancorato alla
vecchia classe politica fedele all’ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada.
Nei
giorni scorsi il leader indigeno Morales aveva detto che Vaca Diez aveva ambizioni
di potere e che per questo stava cospirando ai danni di Mesa. In seconda istanza
potrebbe toccare al presidente dei deputati, Mario Cossio. E solo nell’ultimo
caso potrebbe
essere il turno del presidente della Corte Suprema Eduardo Rodriguez, che avrebbe
il solo compito di traghettare la nazione verso nuove elezioni.
La mediazione della Chiesa cattolica. Venerdì scorso il cardinale Julio Terraza aveva dato la sua disponibilità a
mediare
fra le parti in causa, incontrando tutti gli esponenti istituzionali e tutti i
protagonisti delle proteste, per cercare di arrivare ad una soluzione pacifica
della crisi boliviana. La chiesa cattolica è molto ascoltata e potrebbe avere
un ruolo fondamentale in questa crisi.
I problemi boliviani. Idrocarburi, Assemblea Costituente e referendum regionale per l’autonomia: sono
questi i temi caldi, che da molto tempo, tengono la Bolivia sull’orlo della guerra
civile. Da una parte ci sono gli indigeni che chiedono la nazionalizzazione degli
idrocarburi e per questo protestano bloccando le strade che arrivano alla capitale
La Paz, danneggiando così l’economia nazionale. Dall’altra parte ci sono le potenti
lobby imprenditoriali di Santa Cruz, regione ricca e moderna, che chiedono un
referendum per la piena autonomia e che comunque minacciano, ormai da tempo, la
secessione, con il rischio di una balcanizzazione del Paese. Infine altri settori
chiedono la convocazione di una nuova Assemblea Costituente che dia inizio a una
nuova era politica.