07/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Carlos Mesa si è dimesso. Ora per la Bolivia si apre un nuovo capitolo politico e sociale
Carlos Mesa ha rassegnato le dimissioniIl presidente boliviano Carlos Mesa si è dimesso e la Bolivia rischia adesso di entrare nel caos più totale.
In un discorso alla nazione trasmesso dalla televisione boliviana Mesa ha anche chiesto a tutti i settori sociali, che stavano protestando da settimane davanti al parlamento, di lasciare che i deputati possano riprendere i lavori parlamentari, interrotti dalla metà del mese di maggio scorso. Il tutto, secondo Mesa, nell’interesse della nazione.
“Rassegno le mie dimissioni per non costituire un ostacolo, per non convertirmi in un elemento negativo o in un elemento che possa essere fattore frenante”, anche se ha confermato che resterà al suo posto fino a quando il Congresso non avrà deciso se accettare o meno il suo gesto.
 
Le dimissioni. Erano nell’aria, le dimissioni di Mesa. E sono state gradite da quasi tutte le forze politiche in campo.
Erano ormai molte settimane che i diversi settori sociali boliviani ne chiedevano la testa. Evo Morales, del Movimento al Socialismo (partito di opposizione) e leader indiscusso dei manifestanti, ha fatto sapere di essere soddisfatto della decisione, ma pone dei paletti che sembrano più che altro delle condizioni per il Le proteste dei settori sociali boliviani hanno costretto Mesa alle dimissionifuturo boliviano. Morales ha definito “accettabile” la soluzione delle dimissioni presidenziali ma a patto che la fase pre-elettorale sia presieduta dal presidente della Corte Suprema, Eduardo Rodriguez.
Questa non è la prima volta che Carlos Mesa rassegna le dimissioni, lo aveva già fatto nel mese di marzo scorso, ma il Congresso boliviano le aveva respinte.
Per quanto riguarda il suo successore (sempre che questa volta le dimissioni vengano accettate) si apre ora il dibattito.
E le possibilità sono tre: Hormand Vaca Diez, Mario Cossio e Eduardo Rodriguez. Secondo quanto stabilito dalla costituzione boliviana
dovrebbe diventare il presidente del Congresso il successore di Mesa,  Hormand Vaca Diez, personaggio non amato dalla popolazione perché ancorato alla vecchia classe politica fedele all’ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada.
Nei giorni scorsi il leader indigeno Morales aveva detto che Vaca Diez aveva ambizioni di potere e che per questo stava cospirando ai danni di Mesa. In seconda istanza potrebbe toccare al presidente dei deputati, Mario Cossio. E solo nell’ultimo caso potrebbe essere il turno del presidente della Corte Suprema Eduardo Rodriguez, che avrebbe il solo compito di traghettare la nazione verso nuove elezioni.
 
Evo Morales leader del Movimento al socialismoLa mediazione della Chiesa cattolica. Venerdì scorso il cardinale Julio Terraza aveva dato la sua disponibilità a mediare fra le parti in causa, incontrando tutti gli esponenti istituzionali e tutti i protagonisti delle proteste, per cercare di arrivare ad una soluzione pacifica della crisi boliviana. La chiesa cattolica è molto ascoltata e potrebbe avere un ruolo fondamentale in questa crisi.  
  
I problemi boliviani. Idrocarburi, Assemblea Costituente e referendum regionale per l’autonomia: sono questi i temi caldi, che da molto tempo, tengono la Bolivia sull’orlo della guerra civile. Da una parte ci sono gli indigeni che chiedono la nazionalizzazione degli idrocarburi e per questo protestano bloccando le strade che arrivano alla capitale La Paz, danneggiando così l’economia nazionale. Dall’altra parte ci sono le potenti lobby imprenditoriali di Santa Cruz, regione ricca e moderna, che chiedono un referendum per la piena autonomia e che comunque minacciano, ormai da tempo, la secessione, con il rischio di una balcanizzazione del Paese. Infine altri settori chiedono la convocazione di una nuova Assemblea Costituente che dia inizio a una nuova era politica.

Alessandro Grandi

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