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Milana aveva quattordici anni nel 1994,
quando la Russia invase la Cecenia. Il villaggio in cui viveva fu attaccato e
la sua famiglia costretta a fuggire a Grozny. A Milana è sempre piaciuto
scrivere: il suo sogno era fare la giornalista. Alla fine della prima guerra i
suoi genitori riuscirono a iscriverla all’Università Statale della capitale, ma
nel 1999 le bombe russe tornarono a cadere su Grozny e lei, come tanti altri
ceceni, fuggì dal paese. Al suo ritorno, la città era distrutta e la sua
Università ridotta a un cumulo di macerie. Milana decise di andare a studiare
all’estero. Ma, senza i soldi e senza il visto, questo rimase per anni un sogno.
Fino al settembre del 2003, quando arrivò a Grozny un’associazione francese che
fece in modo di farla andare a Parigi insieme ad altri ragazzi che avevano il
suo stesso sogno. Oggi Milana frequenta un master in giornalismo al prestigioso
Institut d’Etudes Politiques de Paris, meglio noto come ‘Science Po’, e tra un
anno tornerà nella sua Grozny per aprire un
giornale indipendente che, senza parlare di politica per non incorrere nella
censura russa, affronterà i problemi sociali di una società che cerca di uscire
da undici anni di guerra, violenza e sofferenza.
Studiare
per costruire la pace. Rafael Glucksmann, figlio del famoso filosofo
e sociologo francese Andrè Glucksmann, è uno dei fondatori dell’associazione ‘Studi
Senza Frontiere’ (Esf). “Io e altri studenti universitari parigini abbiamo
creato questa associazione per aiutare i giovani che nei loro paesi non possono
studiare a causa della guerra. Pensiamo che abbandonare a se stessi gli
studenti di un paese in crisi costituisca uno dei maggiori ostacoli per la
futura pacificazione e riconciliazione di quelle società. Aiutare questi
giovani a continuare gli studi rappresenta una condizione essenziale per la
ricostruzione sociale dei loro paesi, per la creazione di una futura classe
dirigente e intellettuale che sia in grado di risolvere i tanti problemi di una
società postbellica”.
Esperimento in
Cecenia.
“Abbiamo deciso di iniziare dalla Cecenia – spiega Rafael – perché
la gioventù di quel paese è l’obiettivo principale delle violenze delle
forze
di sicurezza russe e quindi del proselitismo della guerriglia
integralista.
Il campus universitario di Grozny, che prima della guerra ospitava
cinquemila
studenti, oggi ne conta poche centinaia. Costruire una generazione
futura
istruita, democratica e pacifista è particolarmente importante in
Cecenia. Nel 1996, subito dopo la fine della prima guerra, il leader indipendentista
ceceno Aslan
Mashkadov chiese alle università straniere di accogliere studenti
ceceni per consentire loro di portare avanti gli studi. Il suo appello
non venne raccolto da nessun ateneo. Risposero invece l’Arabia Suadita
e il Pakistan, che invitarono centinaia di giovani ceceni che, al loro
ritorno in patria, contribuirono fortemente alla diffusione di un
integralismo islamico estraneo alle tradizioni cecene.
Un'organizzazione
europea. “Ora a Grozny stiamo selezionando nuovi studenti da far venire in
Francia”, dice il giovane Glucksmann, “e in Ruanda abbiamo iniziato un progetto
di sostegno per la scolarizzazione degli orfani del genocidio del 1994 che vivono
in un villaggio vicino a Kigali. Ma il nostro sogno è quello di trasformare
‘Studi Senza Frontiere’ da un’associazione solo francese a un’organizzazione
internazionale europea. Il nostro sogno è che tutte le università e le scuole
europee
si aprano agli studenti provenienti dai paesi in guerra. Ci piacerebbe molto
per esempio aprire una sezione anche in Italia, ma per fare questo abbiamo
bisogno di volontari italiani che si diano da fare per prendere accordi con le
università italiane. Chi è interessato ci faccia sapere!”. Enrico Piovesana