14/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Far studiare all’estero chi, come i giovani ceceni, non può farlo nel proprio paese
Com'era l'Università di Grozny prima della guerraMilana aveva quattordici anni nel 1994, quando la Russia invase la Cecenia. Il villaggio in cui viveva fu attaccato e la sua famiglia costretta a fuggire a Grozny. A Milana è sempre piaciuto scrivere: il suo sogno era fare la giornalista. Alla fine della prima guerra i suoi genitori riuscirono a iscriverla all’Università Statale della capitale, ma nel 1999 le bombe russe tornarono a cadere su Grozny e lei, come tanti altri ceceni, fuggì dal paese. Al suo ritorno, la città era distrutta e la sua Università ridotta a un cumulo di macerie. Milana decise di andare a studiare all’estero. Ma, senza i soldi e senza il visto, questo rimase per anni un sogno. Fino al settembre del 2003, quando arrivò a Grozny un’associazione francese che fece in modo di farla andare a Parigi insieme ad altri ragazzi che avevano il suo stesso sogno. Oggi Milana frequenta un master in giornalismo al prestigioso Institut d’Etudes Politiques de Paris, meglio noto come ‘Science Po’, e tra un anno tornerà nella sua Grozny per aprire un giornale indipendente che, senza parlare di politica per non incorrere nella censura russa, affronterà i problemi sociali di una società che cerca di uscire da undici anni di guerra, violenza e sofferenza.
 
Rafael GlucksmannStudiare per costruire la pace. Rafael Glucksmann, figlio del famoso filosofo e sociologo francese Andrè Glucksmann, è uno dei fondatori dell’associazione ‘Studi Senza Frontiere’ (Esf). “Io e altri studenti universitari parigini abbiamo creato questa associazione per aiutare i giovani che nei loro paesi non possono studiare a causa della guerra. Pensiamo che abbandonare a se stessi gli studenti di un paese in crisi costituisca uno dei maggiori ostacoli per la futura pacificazione e riconciliazione di quelle società. Aiutare questi giovani a continuare gli studi rappresenta una condizione essenziale per la ricostruzione sociale dei loro paesi, per la creazione di una futura classe dirigente e intellettuale che sia in grado di risolvere i tanti problemi di una società postbellica”.
 
Milana (ultima a destra) a Parigi con i suoi compagni ceceniEsperimento in Cecenia. “Abbiamo deciso di iniziare dalla Cecenia – spiega Rafael – perché la gioventù di quel paese è l’obiettivo principale delle violenze delle forze di sicurezza russe e quindi del proselitismo della guerriglia integralista. Il campus universitario di Grozny, che prima della guerra ospitava cinquemila studenti, oggi ne conta poche centinaia. Costruire una generazione futura istruita, democratica e pacifista è particolarmente importante in Cecenia. Nel 1996, subito dopo la fine della prima guerra, il leader indipendentista ceceno Aslan Mashkadov chiese alle università straniere di accogliere studenti ceceni per consentire loro di portare avanti gli studi. Il suo appello non venne raccolto da nessun ateneo. Risposero invece l’Arabia Suadita e il Pakistan, che invitarono centinaia di giovani ceceni che, al loro ritorno in patria, contribuirono fortemente alla diffusione di un  integralismo islamico estraneo alle tradizioni cecene.
Raccogliendo quell'appello, un anno e mezzo fa siamo andati a Mosca e, dopo enormi difficoltà burocratiche, siamo riusciti a far partire da Grozny e a portare in Francia i primi nove ragazzi che ora frequentano corsi di tre anni nelle migliori università di Parigi e che al termine degli studi torneranno nel loro paese per avviare progetti culturali, sociali ed economici volti a promuovere la democrazia e la pace in Cecenia, progetti come quello del giornale indipendente di Milana”.
 
Studenti ceceni e ragazzi di EsfUn'organizzazione europea. “Ora a Grozny stiamo selezionando nuovi studenti da far venire in Francia”, dice il giovane Glucksmann, “e in Ruanda abbiamo iniziato un progetto di sostegno per la scolarizzazione degli orfani del genocidio del 1994 che vivono in un villaggio vicino a Kigali. Ma il nostro sogno è quello di trasformare ‘Studi Senza Frontiere’ da un’associazione solo francese a un’organizzazione internazionale europea. Il nostro sogno è che tutte le università e le scuole europee si aprano agli studenti provenienti dai paesi in guerra. Ci piacerebbe molto per esempio aprire una sezione anche in Italia, ma per fare questo abbiamo bisogno di volontari italiani che si diano da fare per prendere accordi con le università italiane. Chi è interessato ci faccia sapere!”. 

Enrico Piovesana

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