Afghanistan: sulle schede elettorali spazzolini, gelati e papere al posto dei simboli di partito

Papere e galline, gelati e tenaglie, mucche e spazzolini,
occhiali e biciclette, televisori e bombole del gas. Questi sono i segni sotto
cui dovrebbe nascere la democrazia in Afghanistan. Questi sono alcuni delle
migliaia di simboli che la
Commissione elettorale Nazioni Unite (Jemb) ha
preparato per assegnarli arbitrariamente ai singoli candidati che
parteciperanno alle elezioni parlamentari di settembre, le prime elezioni
legislative dell’Afghanistan post-talebano.
La maggioranza degli afgani infatti non sa leggere, quindi
il nome del candidato non serve a un granché. E neppure le fotografie dei loro
volti, spesso di scarsissima qualità e quindi irriconoscibili. E così, via
libera all’immaginazione.
Vietati i simboli di
partito sulle schede. Il 18 settembre gli afgani voteranno per eleggere i
249 rappresentanti della
Wolesi Jirga
(la camera bassa del parlamento afgano) e i membri dei 34 consigli provinciali
– che poi a loro volta eleggeranno un rappresentante ciascuno alla
Meshrano Jirga (la camera alta formata
da 102 membri, un terzo dei quali eletti per l’appunto dai consigli
provinciali, un terzo dai consigli distrettuali e un terzo di nomina
presidenziale).
Le schede elettorali abbonderanno di strani simboli, ma quel
che è veramente strano sarà l’assenza di simboli e riferimenti ai partiti che
sostengono i candidati. Così ha deciso infatti il governo afgano di Hamid Karzai,
che ne ha vietato per legge l’utilizzo. Una scelta che ha suscitato le proteste
di tutti i partiti dell’opposizione afgana e le perplessità di molti analisti
politici stranieri.
Le critiche
dell’opposizione. “Ci
saranno candidati di tutti i tipi, dall’estrema sinistra laica all’estrema
destra fondamentalista”, ha dichiarato a un reporter dell’
Iwpr Amin Arif, leader del Movimento di Unità Nazionale. “Ma come
faranno gli elettori a capire le posizioni dei diversi candidati se non verranno
distinti dai simboli dei partiti che li appoggiano!”.
Allo stesso giornalista,
Jawid Kohistani, leader del Partito per la Libertà e la Democrazia in
Afghanistan, ha detto: “Vietare i simboli è ingiusto perché
così si penalizzano i partiti e si favoriscono i criminali e i trafficanti di
droga che con i soldi possono comprarsi i voti della gente”.
Si tratterebbe di una manovra volta a favorire i candidati
filogovernativi secondo gli esponenti degli undici partiti della principale
lista dell’opposizione anti-Karzai, il Fronte di Riconciliazione Nazionale
(JTM),
organizzazione guidata dal tagico Yunus Qanuni e dall’hazara Mohammad Mohaqiq,
che dopo essere stati entrambi sconfitti alle presidenziali (Qanuni prese il
16%, Mohaqiq il 12%) hanno deciso di coalizzarsi sulla base di un programma
critico verso Karzai e i suoi ‘protettori’ americani, verso il sistema
presidenzialista e lo strapotere della maggioranza pashtun (la stessa dei talebani),
che dopo l’elezione di Karzai sono tornati ad occupare quasi tutti i posti di
governo.
Non sono le prime
elezioni multipartitiche. Shukria
Barekzai, candidato indipendente, difende
il provvedimento antipartitico di Karzai sostenendo che “gli elettori
hanno già
familiarizzato con un sistema di voto senza simboli alle elezioni
presidenziali dello scorso ottobre, e la novità dell'introduzione dei
simboli di partito creerebbe confusione”.
Ma se si guarda al passato si scopre invece che i partiti e le elezioni
multipartitiche non sono una novità sconosciuta agli afgani, una stravaganza ‘importata’
dai ‘liberatori’ occidentali.
Contrariamente a quello che si legge in giro,
infatti, quelle di settembre non saranno “le prime elezioni democratiche nella
storia di questo paese”. Basta dare un’occhiata ai libri di storia. Dopo la
costituzione liberale introdotta nel 1964 dal re Zahir Shah, gli afgani
votarono liberamente per due volte, nel 1965 e nel 1969. Furono entrambe
elezioni multipartitiche in cui tutte le tendenze della società afgana furono
libere di esprimersi, perfino i comunisti afgani del Partito
Democratico del Popolo guidato da Noor Mohammed Taraki
e Babrak Karmal, futuri protagonisti, nel bene e nel male, della storia di
questo paese.