09/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Afghanistan: sulle schede elettorali spazzolini, gelati e papere al posto dei simboli di partito
Alcuni dei simboli ideati dal JembPapere e galline, gelati e tenaglie, mucche e spazzolini, occhiali e biciclette, televisori e bombole del gas. Questi sono i segni sotto cui dovrebbe nascere la democrazia in Afghanistan. Questi sono alcuni delle migliaia di simboli che la Commissione elettorale Nazioni Unite (Jemb) ha preparato per assegnarli arbitrariamente ai singoli candidati che parteciperanno alle elezioni parlamentari di settembre, le prime elezioni legislative dell’Afghanistan post-talebano.
La maggioranza degli afgani infatti non sa leggere, quindi il nome del candidato non serve a un granché. E neppure le fotografie dei loro volti, spesso di scarsissima qualità e quindi irriconoscibili. E così, via libera all’immaginazione.
 
"Il tuo voto è impoirtante per il futuro del tuo paese"Vietati i simboli di partito sulle schede. Il 18 settembre gli afgani voteranno per eleggere i 249 rappresentanti della Wolesi Jirga (la camera bassa del parlamento afgano) e i membri dei 34 consigli provinciali – che poi a loro volta eleggeranno un rappresentante ciascuno alla Meshrano Jirga (la camera alta formata da 102 membri, un terzo dei quali eletti per l’appunto dai consigli provinciali, un terzo dai consigli distrettuali e un terzo di nomina presidenziale). 
Le schede elettorali abbonderanno di strani simboli, ma quel che è veramente strano sarà l’assenza di simboli e riferimenti ai partiti che sostengono i candidati. Così ha deciso infatti il governo afgano di Hamid Karzai, che ne ha vietato per legge l’utilizzo. Una scelta che ha suscitato le proteste di tutti i partiti dell’opposizione afgana e le perplessità di molti analisti politici stranieri.
 
Manifesto elettorale del JembLe critiche dell’opposizione. “Ci saranno candidati di tutti i tipi, dall’estrema sinistra laica all’estrema destra fondamentalista”, ha dichiarato a un reporter dell’Iwpr Amin Arif, leader del Movimento di Unità Nazionale. “Ma come faranno gli elettori a capire le posizioni dei diversi candidati se non verranno distinti dai simboli dei partiti che li appoggiano!”.
Allo stesso giornalista, Jawid Kohistani, leader del Partito per la Libertà e la Democrazia in Afghanistan, ha detto: “Vietare i simboli è ingiusto perché così si penalizzano i partiti e si favoriscono i criminali e i trafficanti di droga che con i soldi possono comprarsi i voti della gente”.
Si tratterebbe di una manovra volta a favorire i candidati filogovernativi secondo gli esponenti degli undici partiti della principale lista dell’opposizione anti-Karzai, il Fronte di Riconciliazione Nazionale (JTM), organizzazione guidata dal tagico Yunus Qanuni e dall’hazara Mohammad Mohaqiq, che dopo essere stati entrambi sconfitti alle presidenziali (Qanuni prese il 16%, Mohaqiq il 12%) hanno deciso di coalizzarsi sulla base di un programma critico verso Karzai e i suoi ‘protettori’ americani, verso il sistema presidenzialista e lo strapotere della maggioranza pashtun (la stessa dei talebani), che dopo l’elezione di Karzai sono tornati ad occupare quasi tutti i posti di governo.
 
"Il voto delle donne conta come quello degli uomini"Non sono le prime elezioni multipartitiche. Shukria Barekzai, candidato indipendente, difende il provvedimento antipartitico di Karzai sostenendo che “gli elettori hanno già familiarizzato con un sistema di voto senza simboli alle elezioni presidenziali dello scorso ottobre, e la novità dell'introduzione dei simboli di partito creerebbe confusione”.
Ma se si guarda al passato si scopre invece che i partiti e le elezioni multipartitiche non sono una novità sconosciuta agli afgani, una stravaganza ‘importata’ dai ‘liberatori’ occidentali.
Contrariamente a quello che si legge in giro, infatti, quelle di settembre non saranno “le prime elezioni democratiche nella storia di questo paese”. Basta dare un’occhiata ai libri di storia. Dopo la costituzione liberale introdotta nel 1964 dal re Zahir Shah, gli afgani votarono liberamente per due volte, nel 1965 e nel 1969. Furono entrambe elezioni multipartitiche in cui tutte le tendenze della società afgana furono libere di esprimersi, perfino i comunisti afgani del Partito Democratico del Popolo guidato da Noor Mohammed Taraki e Babrak Karmal, futuri protagonisti, nel bene e nel male, della storia di questo paese.
 

Enrico Piovesana

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