15/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gaza si è svegliata smarrita, la notte dopo l'omicidio. C'era una bara di cartone con la bandiera italiana e quella palestinese a occupare il centro del giardino al bar Jundy, nella piazza del milite ignoto di Gaza City. Cordoglio collettivo per l'eroe, il martire, direbbero lì. Commiato simbolico a un corpo che non c'è. E' rimasto all'obitorio dello Shifa Hospital, in attesa delle autorizzazioni per trasportarlo verso casa, attraverso la Striscia, il valico di Rafah, il deserto, il Cairo. Mezzo Medio Oriente, sopra il Mediterraneo fino all'Italia, dove la famiglia lo aspetta. Perché Vittorio avrebbe dovuto partire la settimana scorsa, tornare a Besana Brianza a trovare il padre malato.

La gente grida "Vittorio, uno di noi". Pochi gli internazionali, una decina circa, alla manifestazione di solidarietà nella piazza del milite ignoto. Forse centocinquanta, duecento, i palestinesi. Gli amici. Tra loro il capo del sindacato dei pescatori e le famiglie dei contadini, quella popolazione che Arrigoni aiutava, sosteneva e conosceva. Poliziotti, anche. Ma con i kalashnikov e le pistole quasi nascosti. Per pudore. O per vergogna. "La popolazione è sconvolta - racconta una donna straniera che vuole rimanere anonima -, questa cosa ha colpito duramente tutti. Hanno fatto montare una tenda al porto, dove stamani la gente porterà le condoglianze. Anche il governo si sta muovendo tanto, soprattutto per far passare la salma di Vittorio attraverso il valico di Rafah, secondo la volontà della famiglia. Il governo di Hamas sa che è rimasto fregato, almeno quanto noi, perché quello che si dirà è che Vittorio era uno sprovveduto che si è fidato dei palestinesi, e i palestinesi lo hanno tradito. E che Hamas non è in grado di controllare il suo territorio".

Un'altra persona racconta che la sera del rapimento avrebbe dovuto incontrare il pacifista dopo il ristorante. "Mi ha chiamato intorno alle otto, poi più niente. L'avevo contattato dall'Italia, poi dal Cairo, avremmo dovuto vederci la settimana scorsa. Ma ha deciso all'ultimo momento di rimandare la partenza. Sono scesa prima io. Gli avevo portato dei sigari, il regalo di un amico".

Il Gallery Cafè è l'ultimo baluardo secolare di Gaza City. Una volta ritrovo di artisti e intellettuali, oggi è il punto di riferimento per gli stranieri. All'esterno, pochi alberi e un giardinetto, l'unico punto di verde nel centro cittadino. Qui sono centinaia - forse arrivano a mille - le persone che si sono date appuntamento per scambiarsi affetto e solidarietà, per far fronte comune contro il dolore. Tra loro, numerosissimi i giovani di Gybo (Gaza Youth Breaks Out), il movimento che Vittorio aveva contribuito a costruire per dare voce ai ragazzi palestinesi che chiedono la fine delle divisioni tra Hamas e Fatah e aspirano alla riconciliazione nazionale. Shaed, 19 anni: "Victor era uno dei miei migliori amici, un ragazzo coraggioso, pieno di speranza, lungimirante e fiducioso. Era riuscito a diventare uno di noi, un palestinese vero, non come quelli che lo hanno ammazzato. Loro non appartengono alla nostra famiglia, vorrei che venisse scritto, vorrei che tutta la comunità internazionale sapesse che l'errore più grande sarebbe quello di considerare palestinesi i terroristi che lo hanno ucciso. I palestinesi sono un'altra cosa, questo lo deve sapere, la comunità internazionale".

Silvia Todeschin, amica di Vittorio e membro dell'International Solidarity Movement, racconta che la gente è calorosa, partecipe. I poliziotti presidiano il giardino, è atteso il capo del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, e in serata si svolge una fiaccolata per Vittorio. Il 'premier' ha annunciato un accompagnamento di popolo del feretro, nel momento in cui sarà disposto il trasferimento della salma: non prima di domenica, se il passaggio avverrà attraverso il valico settentrionale di Eretz, fra la Striscia e Israele, che di regola è chiuso dal venerdì pomeriggio a tutta la giornata di sabato; o anche sabato sera, se si riuscisse a ottenere un via libera attraverso il varco meridionale di Rafah, che collega l'enclave palestinese con l'Egitto. Le luci del porto si accendono. Si spengono i rumori. Gaza si sta preparando alla prima notte dopo Vittorio. Manca una stella, sopra il suo cielo.

Luca Galassi

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