
Momento storico per le comunità mapuche in Argentina: è
stata inaugurata la prima radio comunitaria indigena con riconoscimento
governativo. E a quanto pare non sarà l’ultima.
Ancora senza nome. Un passo importante e
significativo per tutti i popoli originari discriminati e snobbati dalla
società bianca, e che non arriva per casualità. E’ il frutto di anni di lotta,
di proteste, di richieste, di resistenza, di determinazione e tanta pazienza.
Si tratta della Radio della Comunidad Linares del comune di Aucapán, provincia
meridionale argentina di Neuquén, che ha trasmesso per ben sei anni clandestinamente
e
che adesso rinasce, sotto il segno della licenza del Comité federál de
Radiodifusión artegentino (Comfer). Ancora non ha un nome, ma nuovamente non
per un caso. Data l’importanza simbolica che questa radio ufficiale ha per i
mapuche in primis - ma in realtà per l’intera causa indios - la denominazione
sarà presto scelta, tramite votazione, da tutti i 700 membri della comunità Linares.
Alla luce del sole. Da ora in avanti dunque, quella
radio che ha vissuto di nascosto sopportando stenti e discontinuità operativa,
potrà trasmettere ogni giorno e raggiungere i più sperduti centri abitati
inerpicati sulle pendici delle Ande, che spesso non hanno né corrente elettrica
né telefono. Questa gente avrà finalmente una voce comune, da ascoltare e
incrementare, che li raggiungerà ogni giorno, parlando di loro, delle loro
necessità, delle loro urgenze, delle loro rivendicazioni. Una sorta di memoria
collettiva che resterà viva e vegeta, contro ogni contaminazione e minaccia,
arrivando ogni giorno puntuale come le lunghe camminate che sono costretti a
fare per andare a scuola e al lavoro dai più disparati villaggi. E saranno
parole bilingue: in castigliano, indispensabile per comunicare con il resto del
mondo, ma anche il mapudungun, la lingua madre, la loro lingua atavica.
Puntare in alto. Dalle 9 alle 14, sulla frequenza Fm 90.9, si ascolteranno sia i bollettini di
servizio,
fondamentali durante i rigidi inverni, sia le trasmissioni di approfondimento
sulla cultura mapuche, per poi passare ai giornali radio con notizie nazionali
e internazionali, con una particolare attenzione alle emergenze
latinoamericane.
Una programmazione seria e
variegata, dunque, e molti obiettivi prefissati, spesso anche ambiziosi, come
quello di creare un network che andrà a coprire tutte le zone a più alta
densità indigena del Paese, da nordovest a nordest.
Per cominciare al meglio, però,
è stato deciso di tenere i piedi per terra e di scegliere come prima meta
qualcosa di utile e fattibile: avere un telefono.
Sì, perché il villaggio
possiede un unico apparecchio telefonico comunitario, situato a venti metri
dalla scuola dove ha sede la radio. Questa emittente, infatti, proviene da
un’idea della Scuola 313 di Aucapán, che l’ha creata e portata avanti fino a
ora grazie al lavoro di un’équipe di volontari. Ma adesso il gioco si fa serio
e la gestione si complica. Innanzitutto, dunque, sarà necessario allacciare una
linea telefonica per essere reperibili senza dover ogni volta mettersi in fila
al telefono pubblico, e poi c’è da comprare il combustibile per il gruppo
elettrogeno, i computer sono antiquati, l’attrezzatura è malandata, insomma i
fondi da racimolare sono sostanziosi ed è tempo di darsi da fare.
Il segretario generale della
presidenza nazionale, Oscar Parilli, presente all’inaugurazione assieme a molte
altre autorità e rappresentanti istituzionali, ha comunque assicurato che il
governo non si fermerà alla licenza. “Siamo molto contenti per questo
compossesso raggiunto e staremo sempre attenti a che sia portato a termine”,
aggiungendo che la radio verrà dotata al più presto dei mezzi imprescindibili
al suo lavoro. Una promessa, dunque, che lascia ben sperare, a conferma del
grande passo avanti fatto dal governo Kirchner verso le comunità indios. Concedendo
questa licenza a un’associazione no-profit, infatti, ha raggirato una legge
promulgata durante la dittatura, dimostrandone l’obsolescenza e subito dopo ha
annunciato l’intenzione di distribuirne a breve altre otto ad altrettante
comunità indios, preferendo quelle stanziate ai confini, che spesso sono
costrette a sintonizzarsi su stazioni radio dei Paesi vicini.
Aiuti incrociati. I fondi, comunque, provengono anche da altri
benefattori. Questa radio fa parte del Foro argentino de radios comunitarias,
il quale rientra nel Progetto Pehuenche, che si basa fra l’altro sul lavoro
della ong italiana Ricerca e Cooperazione e su aiuti ministeriali
internazionali. Quindi, le speranze che la radio mapuche possa continuare a
vivere e a diffondere la loro voce sono tante. Anche se i quesiti su come in
futuro potrà reggersi autonomamente rimangono pesanti. Chi investirebbe per
esempio in spot pubblicitari su un’emittente situata fra le ripide mulattiere
andine a 40 chilometri di distanza dal centro commerciale più vicino?