Il bilancio ufficiale del grave attentato di ieri sera a Kabul è fermo a sette morti
"Da quello che si è capito nella notte, non è stata
un'autobomba come si diceva all'inizio, bensì una carica esplosiva a
bordo di uno dei sei furgoni pieni
di militari Usa che stavano transitando in quel momento
davanti alla sede della Dyncorp nel quartiere centrale di
Sar-i-Naw. Furgoni che spiegano come mai vi fossero
così tanti soldati americani lì per strada al momento dello scoppio".
A parlare è Maurizio, collaboratore di Emergency a Kabul, intervenuto ieri sera
sul luogo
dell'attentato con le ambulanze della Ong italiana. Le voci da lui raccolte adombrano
molti dubbi sulla
versione ufficiale dei fatti.
Innanzitutto il bersaglio. Non tanto la sede della Dyncorp, la
compagnia privata Usa che gestisce la sicurezza del presidente
provvisorio afgano Hamid Karzai, quanto il convoglio militare
americano, al quale d'altronde fa
riferimento la stessa rivendicazione dei talebani,
che specificavano che il loro obiettivo non era la Dyncorp ma i militari americani.
Secondo Najib, proprietario di un negozio di tappeti nei
pressi del luogo dell’esplosione, ricoverato e già dimesso
dall’ospedale di Emergency, “la strada era piena
di persone, proprio dove è scoppiata la bomba. C’erano anche molti,
molti americani”. La sua testimonianza trova conferma nelle
parole del maggiore Nastullmenallah, della polizia afgana, secondo il
quale i morti sarebbero tra “i dieci e i quindici, in maggior parte
stranieri”.
Appunto: il numero delle vittime, secondo
mistero. "I bilanci ufficiali sono fermi a sette morti, di
cui due statunitensi, tre nepalesi e due afgani",
afferma Maurizio, "ma nessuno riesce a crederci.
Sarebbe davvero un miracolo che in quell'inferno
siano rimaste uccise solo sette persone. All'inizio si parlava
di almeno venti morti. Dato che i militari Usa hanno subito circondato
la zona con i mitra spianati non è escluso che si siano
portati via i loro caduti. Anzi, è molto probabile".
"C’erano pezzi umani ovunque, nel raggio di settanta metri",
aveva raccontato ieri sera a caldo Maurizio. "Al centro, un
cratere di almeno due metri di diametro, con di fianco un mezzo che
ancora bruciava. Come bruciava ancora la palazzina della Dyncorp. Ho visto anche
due cadaveri interi –
aggiunge Maurizio – uno dei quali sembrava essere di un bambino. Non si
capiva bene perché erano carbonizzati."
Nell’ospedale
di Emergency sono stati ricoverati due feriti
dell'attentato. "Un afgano in condizioni critiche", racconta Maurizio,
"e un nepalese, forse un Gurka britannico. Non si sa,
è ancora in stato di shock. Sono già venuti due agenti
dell'Fbi per interrogarlo".
"Ho parlato
con gli afgani che lavorano qui nel nostro ospedale", racconta
Maurizio, "e sono tutti sgomenti per questo attentato, avvenuto a poche
settimane dalle elezioni presidenziali del prossimo
9 ottobre. Nessuno se lo aspettava. La gente
è scoraggiata e pessimista. Non ce la fa più a convivere con
la violenza. Tutti pensavano che fosse finita. E invece no. Non c'è
pace per l'Afghanistan".
Enrico Piovesana