30/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bilancio ufficiale del grave attentato di ieri sera a Kabul è fermo a sette morti
Attentato a Kabul"Da quello che si è capito nella notte, non è stata un'autobomba come si diceva all'inizio, bensì una carica esplosiva a bordo di uno dei sei furgoni pieni di militari Usa che stavano transitando in quel momento davanti alla sede della Dyncorp nel quartiere centrale di Sar-i-Naw. Furgoni che spiegano come mai vi fossero così tanti soldati americani lì per strada al momento dello scoppio".
 
A parlare è Maurizio, collaboratore di Emergency a Kabul, intervenuto ieri sera sul luogo dell'attentato con le ambulanze della Ong italiana. Le voci da lui raccolte adombrano molti dubbi sulla versione ufficiale dei fatti.
 
Innanzitutto il bersaglio. Non tanto la sede della Dyncorp, la compagnia privata Usa che gestisce la sicurezza del presidente provvisorio afgano Hamid Karzai, quanto il convoglio militare americano, al quale d'altronde fa riferimento la stessa rivendicazione dei talebani, che specificavano che il loro obiettivo non era la Dyncorp ma i militari americani.
 
Secondo Najib, proprietario di un negozio di tappeti nei pressi del luogo dell’esplosione, ricoverato e già dimesso dall’ospedale di Emergency, “la strada era piena di persone, proprio dove è scoppiata la bomba. C’erano anche molti, molti americani”. La sua testimonianza trova conferma nelle parole del maggiore Nastullmenallah, della polizia afgana, secondo il quale i morti sarebbero tra “i dieci e i quindici, in maggior parte stranieri”.
 
Appunto: il numero delle vittime, secondo mistero. "I bilanci ufficiali sono fermi a sette morti, di cui due statunitensi, tre nepalesi e due afgani", afferma Maurizio, "ma nessuno riesce a crederci. Sarebbe davvero un miracolo che in quell'inferno siano rimaste uccise solo sette persone. All'inizio si parlava di almeno venti morti. Dato che i militari Usa hanno subito circondato la zona con i mitra spianati non è escluso che si siano portati via i loro caduti. Anzi, è molto probabile".
 
"C’erano pezzi umani ovunque, nel raggio di settanta metri", aveva raccontato ieri sera a caldo Maurizio. "Al centro, un cratere di almeno due metri di diametro, con di fianco un mezzo che ancora bruciava. Come bruciava ancora la palazzina della Dyncorp. Ho visto anche due cadaveri interi – aggiunge Maurizio – uno dei quali sembrava essere di un bambino. Non si capiva bene perché erano carbonizzati."
 
Nell’ospedale di Emergency sono stati ricoverati due feriti dell'attentato. "Un afgano in condizioni critiche", racconta Maurizio, "e un nepalese, forse un Gurka britannico. Non si sa, è ancora in stato di shock. Sono già venuti due agenti dell'Fbi per interrogarlo".
 
"Ho parlato con gli afgani che lavorano qui nel nostro ospedale", racconta Maurizio, "e sono tutti sgomenti per questo attentato, avvenuto a poche settimane dalle elezioni presidenziali del prossimo 9 ottobre. Nessuno se lo aspettava. La gente è scoraggiata e pessimista. Non ce la fa più a convivere con la violenza. Tutti pensavano che fosse finita. E invece no. Non c'è pace per l'Afghanistan".
 
Enrico Piovesana
Categoria: Guerra
Luogo: Afghanistan