29/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Jean Giono, Ponte alle Grazie editore, 2004
Jean Giono è un pacifista antico, di quelli che hanno fatto la guerra e hanno visto gli orrori e sentito l’odore del sangue. “Non mi piace la guerra. Non mi piace alcun tipo di guerra. Non è per sentimentalismo.
 
Sono rimasto quarantadue giorni davanti alla fortezza di Vaux e oramai è difficile che mi impressioni davanti alla vista di un cadavere.”, scrive in questo volume uscito in questi giorni in libreria, “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace”, edito da Ponte alle Grazie, Milano.
 
Nato nel 1895 a Manosque, in Provenza, da famiglia di origine italiana e morto nel 1970, è stato combattente della prima guerra mondiale. Il I° settembre del 1939, con l’invasione hitleriana della Polonia, la Francia mobilita e Giono si attiva, con alcuni amici pacifisti, per attaccare bandi adesivi con la scritta “No”.
 
Il 14 dello stesso mese viene arrestato dalla polizia di Marsiglia che è in possesso di un volantino con il suo nome costituito da brani tratti dai suoi libri. Viene rinchiuso nel carcere di fort Saint-Nicolas.
 
Liberato e congedato, nel ‘44 viene però accusato di collaborazionismo, con altro carcere e il divieto di pubblicare, perché si muove da isolato; se da un lato attacca il capitalismo che usa la guerra come difesa dell’ordine borghese, da sinistra, nonostante la difesa di “un proletariato vicino all’ideale della pace”, viene considerato troppo poco ortodosso e quindi poco affidabile.
 
Con questo volume Giono (già autore di “L’uomo che piantava gli alberi”, “L’ussaro sul tetto” e altri), affronta il tema della pace e della guerra con considerazioni su due categorie sociali, i contadini appunto e gli operai.
 
La lettera è del 6 luglio 1938. “Cosa gli salta in mente di scriverci? Durante la mietitura possiamo solo essere in due posti, o nei campi o sull’aia… Gli bastava venire qui”. E’ la risposta immaginaria ma anche l’autore era figlio di contadini e questo tipo di reazione la conosce.
 
Il capitolo della “Ragione del pacifismo contadino” chiarisce la differenza sociale con chi lavora in fabbrica.
 
“Non si è mai ucciso altro che contadini nelle battaglie. L’operaio, semplicemente, guerra o pace che sia, non cambia mestiere, non cambia attrezzi. L’industria dove lavora è una funzione naturale della guerra. Non è mai tanto prospera quanto in guerra. L’operaio quindi (non per sua colpa) non può parlare di guerra nella nostra epoca industriale del 1938, visto che è costretto a fabbricare armi e quindi è moralmente coinvolto”.
 
“Ai contadini invece la patria fa saltare l’aratro dalle mani… Sanno bene che arare la terra è la natura della loro vita, e che i campi non restano deserti dopo la loro partenza… le mogli non smettono di arare e i bambini governano bestie sette otto volte più grandi di loro… il lavoro dei contadini è la terra, il riposo è la terra, la loro vita è la terra… Ecco perché i contadini sono contro le guerre. Che devastano i campi e la loro economia”.
 
I contadini sono quindi per la pace. La loro rivolta (contro la guerra imminente) non deve passare attraverso la violenza, ma deve essere una reazione di uomini in modo che non si possa più perdere la fiducia in essi.
 
Per Giono la meccanica e l’industria moderna hanno portato solo al denaro e al baratto col denaro. Il contadino invece è autonomo, mangia il pane e beve il vino e consuma l’olio della sua terra e ne gioisce e ne gode con la moglie e i figli nella sua naturale indipendenza economica.
 
“Questa generazione tecnica”, scrive, “invece geme sotto i vostri occhi nella sua terribile disperazione. Questi uomini falsi che non sanno più fare un nodo o allentare generosamente le corde… quelli che hanno abbandonato l’aratro e sono partiti verso quel che si considerava progresso”.
 
I contadini pacifisti sono quelli che invece “discendono da quelli che non hanno mai avuto fede nella tecnica industriale ma si sono sempre affidati alle sementi…”
 
“Il più grande nemico dei contadini è quindi il denaro, perché la loro civiltà si è fatta senza di esso.”
 
Gli ultimi capitoli del volume, “Nuovi massacri contadini in vista” e “I contadini posso fermare tutte le guerre” dimostrano che il conflitto imminente porterà a nuove stragi di contadini, perché “dopo i primi mesi di guerra verrà fatta una accurata cernita di tutti gli operai rimasti e li manderanno nelle fabbriche di armi, dove sono indispensabili. Quanto agli scrittori che vi hanno incalzato al massacro, non preoccupatevi: o si troveranno in posti dove l’eroismo è facile… oppure, magicamente scomparsi in una nuvola di fumo conserveranno un padre ai propri figli”. E così Giono liquida anche gli intellettuali.
 
“Com’è possibile”, riprende l’autore, “che di voi, gli uomini essenziali, si tenga in poco conto la vostra vita e vi si massacri così senza timore, voi e i vostri figli? E’ necessario che il contadino sia altrettanto indispensabile ai campi come l’operaio lo è alla fabbrica.”
 
Il pacifismo di Giono è quindi antico e anticipa la posizione di chi oggi è contro le guerre, tutte e senza distinzione, senza confondere divise e armi come “missioni di pace”.
 
Paolo Lezziero 
Categoria: Pace, Storia
Luogo: Francia