17/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un vecchio artigiano sta lavorando alla costruzione di un’auto a energia solare
Strada di KabulIl cielo sopra Kabul è terso e pulito solo nelle primissime ore del mattino. Poi, non appena le strade polverose della capitale afgana iniziano a brulicare di auto, camion e motorette, una cappa di smog ricopre la città. Questa megalopoli abitata da quattro milioni di persone è trafficatissima a tutte le ore del giorno. Data la povertà della gente, pochi si possono permettere un’automobile o un altro mezzo di trasporto a motore: biciclette e carretti trainati da asini o cavalli costituiscono ancora il mezzo di locomozione prevalente. Ma tra qualche anno, probabilmente, non sarà più così, e Kabul, come Nuova Delhi, Islamabad o il Cairo, come tutte le grandi città dei paesi in via di sviluppo, diventerà un posto dall’aria irrespirabile a causa degli scarichi degli automezzi, che saranno sempre di più man mano che la città crescerà demograficamente ed economicamente. Scarichi che sono ancor più micidiali a causa dell’età media del parco auto afgano, fatto da vecchie auto russe e indiane che si lasciano dietro puzzolenti nuvole di fumo nero.
 
Chiaramente il problema dell’inquinamento atmosferico non è vissuto come una priorità da un popolo che sta cercando di uscire da venticinque anni di guerra e di risollevarsi da una condizione di povertà estrema. L’afgano medio sgobba tutto il giorno per portare a casa un tozzo di pane, e non ha certo il tempo di preoccuparsi della qualità dell’aria che respira: per lui l’importante è riempire quella che ha nello stomaco. Ma c’è qualcuno che invece a queste cose ci pensa, e da mesi lavora senza sosta per trovare una soluzione intelligente a un problema che, prima o poi, diventerà evidente a tutti.
 
Strada di KabulGhulam Sediq, sessantadue anni, fa il meccanico. O meglio, l’inventore. Lavora nella sua buia e piccola officina di Kabul, armeggiando con cacciaviti e chiavi inglesi che tiene nelle sue mani rugose e nere di grasso. Sul pavimento sono sparse decine di pezzi di motore appena smontati da un vecchio Maggiolone Volkswagen con il cofano posteriore aperto verso l’esterno, dove una folla di curiosi, in gran parte bambini, sta a guardare cosa sta combinando questo che molti considerano un vecchio pazzo. Sei piccoli pannelli solari sono pronti in un angolo per essere fissati al tettuccio e al retro del Maggiolone. Secondo i piani di Ghulam questi saranno in grado di alimentare il motore dell’auto, senza utilizzo di altri carburanti. “Questo prototipo non supererà i trenta chilometri all’ora, ma i modelli successivi – giura Ghulam – saranno più veloci”.
 
Il suo non è un progetto visionario e campato per aria, ma un’idea che ha suscitato molto interesse negli ambienti scientifici afgani, ricevendo apprezzamenti dai professori dell’Università di Kabul e soprattutto ottenendo un finanziamento di duecento dollari al mese da parte di un istituto di ricerca privato afgano, il ‘Centro Afgano di Ricerca Elettronica e Tecnica’. D’altronde Ghulam si è fatto negli anni la fama di geniale e affidabile innovatore tecnico, padre di numerose invenzioni attualmente in uso sia nella sua provincia di origine, Vardak, che nel resto del paese. Questo ex contadino semi-analfabeta ha coltivato la sua inventiva tecnica fin da bambino. “Da piccolo – racconta Ghulam – ero incuriosito da ogni sorta di meccanismo e mi divertivo tantissimo a smontare le cose. Ricordo di quando mio padre mi picchiò perché avevo smontato la sua radiolina per vedere come funzionava. I miei genitori erano preoccupatissimi: pensavano che fossi matto, un idiota, che avessi dei problemi mentali. Mi hanno portato da vari dottori, ma tutti dicevano che stavo bene”.
 
E proprio una radiolina, a energia alternativa, fu la prima invenzione di Ghulam, quando aveva diciassette anni, cioè nel 1959: una scatola di fiammiferi piena di transistor e fili, con tanto di cuffie, alimentata dal basso ma sufficiente voltaggio della corrente elettrostatica prodotta dal corpo di una persona. Ne produsse migliaia di esemplari, vendendoli per circa due dollari l’una. Poi ha inventato una teiera con fornelletto incorporato che si spegne automaticamente quando l’acqua bolle, così da evitare i molti incendi causati da chi dimentica il fuoco acceso. Anche questa ebbe un buon successo. Quando Ghulam aveva ventidue anni, nel 1964, fu addirittura la famiglia del re Zahir Shah ad acquistare per il Palazzo Reale il suo allora avveniristico sistema d’allarme in cui l’intruso, toccando dei fili, azionava una telecamera che lo riprendeva. Tanti altri sono i marchingegni, più o meno di successo, inventati da Ghulam negli anni Settanta e Ottanta. Ma è nel 1996 che questo vulcanico inventore si guadagna la sua fama, con una pompa idraulica alimentata ad energia solare, che oggi è diffusissima nella sua provincia natale di Vardak e nella vicina provincia di Logar.
 
“Io non invento per la fama o il denaro”, spiega Ghulam. “Io lo faccio solo per rendere un servizio alla gente del mio paese”. E chissà che il suo progetto di automobile pulita artigianale (e quindi a basso costo) non abbia successo facendo un giorno di Kabul una città all’avanguardia nella lotta contro l’inquinamento automobilistico nelle sovrappopolate megalopoli del sud del mondo. L’Afghanistan è un paese strano, che può riservare piacevoli sorprese.
 
Enrico Piovesana 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Afghanistan