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Le parole del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso sono chiare:"Non è possibile agire al di fuori delle regole che ci siamo dati. La situazione è grave, delicata e urgente, ma non è possibile pensare a nient'altro che ad un programma a medio termine, con condizioni molto severe". Questa la risposta del presidente dell'esecutivo europeo alle voci riguardanti un eventuale "prestito-ponte" al Portogallo, da escludersi perentoriamente.
Il Paese, governato da un esecutivo ormai dimissionario e in balia di una crisi finanziaria che la settimana scorsa lo ha costretto a chiedere ufficialmente aiuto a Bruxelles, ha ricevuto in questi giorni una delegazione congiunta Ue-Bm-Fmi pronta a "trovare una soluzione". La Commissione ha rinnovato il suo appoggio al Portogallo, pur ribadendo che si aspetta dal Paese "senso di responsabilità" e che le sue autorità facciano "l'impossibile per garantire un programma ambizioso di riforme strutturali che dovrà ridare fiducia all'economia e permettere crescita sostenibile e aumento dell'occupazione".
Intanto Otelo de Carvalho, leader della "Rivoluzione dei garofani del 1975" che liberò il Portogallo da 48 anni di dittatura, in un'intervista all'agenzia Lusa, ha espresso profonda delusione per come si è evoluta la situazione del suo Paese che oggi, per la terza volta dalla fine del salazarismo, si vede costretto a sottoporsi alle "forche caudine" del Fmi. "Il nostro popolo meritava altro che vedere due milioni di portoghesi ancora costretti a vivere nella povertà", ha spiegato Otelo, 75 anni, denunciando le "enormi differenze di salario" esistenti in Portogallo. E' netto, nel suo pessimismo, l'ex leader politico: "Oggi è difficile vedere il futuro con ottimismo. A saperlo non facevo la rivoluzione e avrei fatto come fanno i nostri giovani oggi, sarei partito per l'estero".
Parole chiave: Portogallo, Ue, Fmi, crisi finanziaria, riforme