Pretoria cambia nome e diventa Tshwane: un calcio all'apartheid. Cosa ne pensa la gente?

Se avete davanti a voi una cartina del continente africano, cercate il Sudafrica
e tirate una riga sul nome
Pretoria. Al suo posto scriverete
Tshwane.
Il 27 maggio scorso la capitale del Sudafrica si è aggiunta alla lista delle
città del mondo che hanno cambiato il nome. Una decisione dal profondo significato
storico e politico, oltre che culturale, ma che non ha evitato numerose polemiche,
in un paese schiacciato da un odioso apartheid fino a soli undici anni fa, e in
cui il problema della convivenza tra la minoranza bianca e maggioranza nera non
sembra essere ancora risolto.
Tant’è che ci sono quelli che vedono in questo cambio di nome una vittoria sull’opprimente
passato (tra essi soprattutto i neri), chi invece lo giudica un gesto offensivo
e provocatorio (alcuni nostalgici bianchi), e chi invece pensa ai soldi (tanti)
spesi per questo genere di operazione e non investiti in attività socialmente
utili.
'Siamo tutti uguali'. Nel vecchio nome della capitale sudafricana, Pretoria, c’era un pezzo di storia
boera: la città era stata chiamata così in onore di Andries Pretorius, eroe degli
Afrikaner bianchi vissuto in Sudafrica tra il XVII e il XVIII secolo,
e ricordato per l’estrema ferocia con cui i suoi uomini massacrarono la resistenza
Zulu. Che, a quasi 170 anni di distanza, si sono presi la rivincita, rinominando
la città con una parola dal significato non casuale e impartendo forse una piccola
lezione di convivenza: Tshwane, ‘Siamo tutti uguali’.
Ma se per molti neri questo gesto significa se non altro alleviare la memoria
di un apartheid morto ufficialmente nel vicino 1994, per alcuni bianchi il nuovo
nome
Tshwane non significa nulla e, anzi, ha cancellato una parte importante della loro identità.
Per questo, nei giorni scorsi, alcuni nostalgici del nome Pretoria si sono riversati
nelle strade in segno di protesta. “Pretoria deve rimanere Pretoria”, ha commentato
un bianco di nome Julius Breedt al cronista della Bbc che sondava le opinioni
della gente nella capitale sudafricana. “Sono nato qui, come i miei genitori...Ci
stanno portando via la cittadinanza. Stanno cercando di creare una città nera,
e questo va evitato”.
Un problema di soldi. ”Per quanto mi riguarda non ho alcun problema, riguardo al cambio di nome in
Tshwane”, ha detto al telefono a PeaceReporter Jane, una funzionaria pubblica di origine
boera che vive nella capitale. “So che questo fa felici molte persone, e non mi
disturba. Tuttavia qui è pieno di bianchi che non sono d’accordo per ragioni ideologiche.
Personalmente non sono d’accordo con le loro idee, infatti li chiamo
Kramp, che da noi in lingua
Afrikaans significa ‘vecchi bigotti’”. Molti tuttavia pensano che il denaro speso per
cambiare il nome avrebbe potuto essere utilizzato per scopi più utili. All’inizio
dell’anno le agenzie locali avevano battuto il costo per la rinomina della città:
1 miliardo di
rand sudafricani, pari a 120 milioni di euro, anche se altre fonti parlano di 10
milioni di euro. Una cifra comunque colossale per un paese come il Sudafrica,
che sarà anche tra i più ricchi paesi africani, ma deve vedersela con una serie
di problematiche sociali – disoccupazione, povertà, criminalità, Aids – non da
poco. “Non mi importa molto che Pretoria si chiami
Tshwane – dice a
PeaceReporter Mashele, impiegata delle ferrovie – è solo un nome. Ci sono migliaia di persone
nelle aree rurali che non hanno nulla. Forse avrebbero potuto spendere quei soldi
per loro, creando nuovi posti di lavoro o costruendo nuove abitazioni”.
Nel resto dell'Africa. Comunque la si veda Pretoria, famosa in tutto il mondo per i suoi alberi violacei,
i Jacaranda, è l’ultima capitale africana a cambiare nome. Prima di essa Salisbury
fu ribattezzata Harare nello Zimbabwe che prima si chiamava Rhodesia; l’attuale
capitale del Mozambico, Maputo, prima si chiamava Lorenço Marquez, mentre Leopoldville,
nell’attuale Repubblica Democratica del Congo (Rdc), ora si chiama Kinshasa. Poco
lontano da essa, ultima tra le capitali che ancora portano il nome di esploratori,
conquistatori o coloni bianchi resta Brazzaville, nella Repubblica del Congo.
Resisterà?