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Centinaia di penne levate verso il cielo.
Piazza dei Martiri a Beirut, dopo essere stata ribattezzata Piazza della
Libertà in occasione della 'rivoluzione dei cedri', torna ad affollarsi. Ancora
una volta è un fatto di sangue a chiamare a raccolta molte persone: se la prima
volta era acceduto a febbraio dopo l'omicidio di Rafik Hariri, ex Primo
Ministro, adesso è l'omicidio di Samir Kassir a scatenare la rabbia dei
libanesi. Kassir, giornalista molto noto in Libano ed editorialista di punta
del quotidiano indipendente an-Nahar, è rimasto ucciso giovedì scorso nell'esplosione
della sua auto, sotto la quale era stata piazzata una bomba. Il giornale per il
quale lavorava ha chiamato a raccolta per la mattina di ieri, nella piazza
simbolo delle proteste degli ultimi mesi in Libano, i colleghi di Kassir e la
società civile libanese che si oppone alla violenza come strumento politico. I
colleghi del giornalista si sono presentati con abiti bianchi e neri, simbolo
del lutto per la religione cristiana e musulmana, e hanno presidiato in
silenzio la piazza di Beirut. Anche questa volta, come il 14 febbraio scorso
quando è stato assassinato Hariri, a cadere è stato un oppositore
dell'influenza siriana in Libano. E adesso come allora i sospetti si addensano
su Damasco.
Un legame che non
finisce. Non a caso l’
opposizione, guidata da Saadi Hariri, figlio di Rafik e vincitore del primo
turno delle elezioni che si è svolto domenica scorsa, ha chiesto le immediate
dimissioni
del Presidente della Repubblica del Libano Emile Lahuod. Lahoud resta infatti
l'unico anello di congiunzione evidente tra il Libano e la Siria. Il
contingente militare di Damasco, dopo l'omicidio di Hariri e sotto la pressione
delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, aveva lasciato
alla fine di aprile il Libano dopo più di trent'anni. Lahoud però, da sempre
sostenitore di un rapporto privilegiato con la Siria, è rimasto al suo posto.
E
adesso tutto il fronte-anti siriano che ha guidato le proteste di febbraio lo
ritiene il mandante dell'omicidio di Kassir assieme al governo siriano. Che ha
prontamente risposto: "Tali accuse erano attese e coloro che le hanno
diffuse svolgono un ruolo nella campagna antisiriana e danno il loro contributo
politico e mediatico alle pressioni sul nostro Paese”, ha seccamente risposto
il governo siriano in un comunicato, “la Siria, come dimostra il completo
ritiro dei suoi soldati dal Libano al termine della sua missione di pace in
tale Paese, sottolinea ancora una volta che non interferisce negli affari
interni libanesi e spera che gli altri seguano la stessa strada, lasciandolibero
il
popolo del Libano di scegliere il proprio destino". Uno scossone politico c’è
stato subito e, a sorpresa, nel blocco anti-siriano. “Il Fpm e i suoi
componenti stanno tentando di fornire una copertura per lo Stato e pertanto non
sono più parte dell’opposizione”, si
legge in un comunicato dei gruppi dell’opposizione riunitisi ieri. Il Fpm è il
movimento di Michael Aoun, leader cristiano che è accusato di aver
ridimensionato l’omicidio di Kessir definendolo “una questione di ordinaria
sicurezza e non va trattata politicamente con la richiesta di dimissioni per
Lahoud”.
Elezioni ad alta
tensione. La situazione non
è serena e domani si vota per il secondo turno delle elezioni politiche. Il
primo turno, che vedeva recarsi alle urne solo i cittadini del distretto di
Beirut, ha consacrato la figura di Saadi Hariri come leader di quel movimento
nato in Piazza dei Martiri che sogna un Libano libero dall'influenza siriana e
artefice del proprio destino. Del risultato elettorale però, rispetto alla
mobilitazione popolare seguita all'omicidio di Rafik Hariri, colpiva la scarsa
affluenza alle urne: domenica scorsa ha votato solo il 27 per cento degli
aventi diritto. Per molti osservatori libanesi la tiepida partecipazione era da
imputare al ritiro delle truppe siriane che veniva comunque percepito come un
successo. L'omicidio di Kassir, e le manifestazioni di ieri lo dimostrano, ha
riacceso l'interesse popolare sulla contesa elettorale. Anche perchè, mentre
nella capitale montava la mobilitazione per l'omicidio di Kassir, nella Valle
della Bekaa due clan sciiti rivali si sparavano addosso per vecchie faide
locali. Il terzo turno delle elezioni, quello di domenica 19 giugno, riguarda
proprio quella zona. Samir Kassir, in uno dei suoi ultimi articoli,
sottolineava come non bastasse il ritiro delle truppe siriane per mettere a
posto le cose. Purtroppo aveva ragione.Christian Elia