04/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla vigilia del secondo turno delle elezioni, la violenza torna protagonista
samir kassir Centinaia di penne levate verso il cielo. Piazza dei Martiri a Beirut, dopo essere stata ribattezzata Piazza della Libertà in occasione della 'rivoluzione dei cedri', torna ad affollarsi. Ancora una volta è un fatto di sangue a chiamare a raccolta molte persone: se la prima volta era acceduto a febbraio dopo l'omicidio di Rafik Hariri, ex Primo Ministro, adesso è l'omicidio di Samir Kassir a scatenare la rabbia dei libanesi. Kassir, giornalista molto noto in Libano ed editorialista di punta del quotidiano indipendente an-Nahar, è rimasto ucciso giovedì scorso nell'esplosione della sua auto, sotto la quale era stata piazzata una bomba. Il giornale per il quale lavorava ha chiamato a raccolta per la mattina di ieri, nella piazza simbolo delle proteste degli ultimi mesi in Libano, i colleghi di Kassir e la società civile libanese che si oppone alla violenza come strumento politico. I colleghi del giornalista si sono presentati con abiti bianchi e neri, simbolo del lutto per la religione cristiana e musulmana, e hanno presidiato in silenzio la piazza di Beirut. Anche questa volta, come il 14 febbraio scorso quando è stato assassinato Hariri, a cadere è stato un oppositore dell'influenza siriana in Libano. E adesso come allora i sospetti si addensano su Damasco.
 
l'auto di kassir dopo l'attentatoUn legame che non finisce. Non a caso l’ opposizione, guidata da Saadi Hariri, figlio di Rafik e vincitore del primo turno delle elezioni che si è svolto domenica scorsa, ha chiesto le immediate dimissioni del Presidente della Repubblica del Libano Emile Lahuod. Lahoud resta infatti l'unico anello di congiunzione evidente tra il Libano e la Siria. Il contingente militare di Damasco, dopo l'omicidio di Hariri e sotto la pressione delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, aveva lasciato alla fine di aprile il Libano dopo più di trent'anni. Lahoud però, da sempre sostenitore di un rapporto privilegiato con la Siria, è rimasto al suo posto. E adesso tutto il fronte-anti siriano che ha guidato le proteste di febbraio lo ritiene il mandante dell'omicidio di Kassir assieme al governo siriano. Che ha prontamente risposto: "Tali accuse erano attese e coloro che le hanno diffuse svolgono un ruolo nella campagna antisiriana e danno il loro contributo politico e mediatico alle pressioni sul nostro Paese”, ha seccamente risposto il governo siriano in un comunicato, “la Siria, come dimostra il completo ritiro dei suoi soldati dal Libano al termine della sua missione di pace in tale Paese, sottolinea ancora una volta che non interferisce negli affari interni libanesi e spera che gli altri seguano la stessa strada, lasciandolibero il popolo del Libano di scegliere il proprio destino". Uno scossone politico c’è stato subito e, a sorpresa, nel blocco anti-siriano. “Il Fpm e i suoi componenti stanno tentando di fornire una copertura per lo Stato e pertanto non sono più parte dell’opposizione”,  si legge in un comunicato dei gruppi dell’opposizione riunitisi ieri. Il Fpm è il movimento di Michael Aoun, leader cristiano che è accusato di aver ridimensionato l’omicidio di Kessir definendolo “una questione di ordinaria sicurezza e non va trattata politicamente con la richiesta di dimissioni per Lahoud”.
 
manifesti elettorali in libanoElezioni ad alta tensione. La situazione non è serena e domani si vota per il secondo turno delle elezioni politiche. Il primo turno, che vedeva recarsi alle urne solo i cittadini del distretto di Beirut, ha consacrato la figura di Saadi Hariri come leader di quel movimento nato in Piazza dei Martiri che sogna un Libano libero dall'influenza siriana e artefice del proprio destino. Del risultato elettorale però, rispetto alla mobilitazione popolare seguita all'omicidio di Rafik Hariri, colpiva la scarsa affluenza alle urne: domenica scorsa ha votato solo il 27 per cento degli aventi diritto. Per molti osservatori libanesi la tiepida partecipazione era da imputare al ritiro delle truppe siriane che veniva comunque percepito come un successo. L'omicidio di Kassir, e le manifestazioni di ieri lo dimostrano, ha riacceso l'interesse popolare sulla contesa elettorale. Anche perchè, mentre nella capitale montava la mobilitazione per l'omicidio di Kassir, nella Valle della Bekaa due clan sciiti rivali si sparavano addosso per vecchie faide locali. Il terzo turno delle elezioni, quello di domenica 19 giugno, riguarda proprio quella zona. Samir Kassir, in uno dei suoi ultimi articoli, sottolineava come non bastasse il ritiro delle truppe siriane per mettere a posto le cose. Purtroppo aveva ragione.

Christian Elia

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