La grave crisi della Bolivia fra paura di golpe e soluzioni presidenziali anticostituzionali
“El remedio es peor que la enfermedad”…si potrebbe dire. La cura è peggiore della malattia. Il proverbio descrive efficacemente
quello che sta accadendo in Bolivia odierna. Ma anche la parola confusione potrebbe
andare bene a descrivere la profonda crisi che attanaglia la nazione più povera
del Sud America.
Gas, autonomia, Assemblea Costituente. Sono i tre punti su cui la popolazione boliviana si sta scontrando ormai da
diverse settimane. Anzi sarebbe bene dire che sono argomenti che non sono mai
stati risolti nel corso degli ultimi anni: non ci riuscì l’ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada, non ci riesce l’attuale presidente Carlos Mesa.
Cosa succede. Nella serata di ieri la democrazia boliviana è arrivata ad un passo dal tracollo.
I deputati si sono riuniti nel parlamento di La Paz, ma i manifestanti, indios e organizzazioni operaie su tutti, furiosi per il continuo protrarsi della situazione,
lo hanno accerchiato. Per un attimo si è rischiato che i dimostranti facessero
irruzione nel palazzo, fatto che avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. In
preda alla paura i deputati si sono visti costretti a sospendere la seduta e fuggire.
Verso le undici della sera di ieri il presidente Carlos Mesa si è presentato
in televisione e ha annunciato un decreto presidenziale, l'ennesimo, che cerca
di sbloccare la crisi, e ha convocato per il 16 ottobre prossimo le elezioni per
l’Assemblea Costituente e il referendum per le autonomie. Decisioni clamorose,
prese tutte insieme, per cercare di accontentare i settori sociali dell'altopiano,
che volevano la costituente, e i gruppi autonomisti di Santa Cruz, la più ricca
città del paese che vuole rendersi indipendente dalla capitale.
La decisione di Mesa però è in forte contrasto con la costituzione boliviana;
con questo atto infatti il presidente scavalca a piè pari il ruolo del Parlamento
e il quotidiano “El Mundo” di Santa Cruz oggi esce con una foto a tutta pagina di Mesa e un titolo a caratteri
cubitali: "dictator".
Parlamento che in questo momento funziona a singhiozzo proprio per volontà delle
lobby economiche che vogliono, con questa manovra, estromettere Mesa dalla vita
politica boliviana. Tutto questo senza dimenticare la possibile soluzione militare
della crisi. Mesa ha già fatto sapere di essere disposto ad utilizzare la forza
se le proteste si protrarranno nel tempo.

Le reazioni alle decisioni. Sembra, dalle notizie delle prime ore di oggi, che il decreto non serva a calmare
le acque. Cochabamba (in questa zona si protesta soprattutto per chiedere la nazionalizzazione
degli idrocarburi e gli indios hanno anche minacciato di chiudere le valvole delle
industrie del gas) è bloccata e la si può attraversare solo a piedi o in bicicletta.
La maggioranza della popolazione è in strada a manifestare e blocca le vie di
accesso. A Santa Cruz i campesinos hanno minacciato di circondare la città e ridurla alla fame. A La Paz le strade
sono bloccate con i relativi e continui danni al commercio.