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25 aprile
Comunicato di EMERGENCY
"Il governo italiano continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza. Le bombe non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l'impiego di missili balistici a medio raggio".
"Ancora una volta a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all'ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti. Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell'ospedale. L'ospedale, i suoi pazienti e i medici che li curano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ci ha dato l'ordine di evacuare. I settemembri del team di Emergency sono in questo momento in viaggio verso Malta in attesa di poter riprendere l'intervento umanitario in Libia".
"Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione. Emergency chiede all'Onu di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile".
21 aprile
Antonio Molinari, logista
Ieri sera, dopo cena, sono tornato in ospedale.
Lungo la via ho incontrato Ahkmed. È una delle "staffette" dell'ospedale, si occupa del trasporto del cibo ed è sempre aggiornato sulla situazione in città.
Lo vedo zoppicare appoggiato alle stampelle, e gli chiedo che cosa sia successo. Akmed alza i pantaloni della tuta e mi fa vedere due bende: una pallottola l'ha colpito al polpaccio sinistro e un'altra al gluteo destro. "This is my piece of Misurata cake", è il mio pezzo di torta Misurata, mi dice. "Ognuno, qui, deve
prendersi il suo". Come fosse un battesimo o un'iniziazione necessaria.
Stamattina, nei corridoi dell'ospedale, vedo un ragazzo che spruzza detersivo su una spugna gialla per lavare una scia di gocce di sangue sul pavimento. Lo incontro anche nel pomeriggio nell'ala opposta dell'edificio, penso a tutte le gocce che ha cancellato e a come abbiano inesorabilmente macchiato la sua età.
18 aprile
(è necessario Adobe Flash Player aggiornato, clicccare sul tasto play per ascoltare)
17 aprile
Ci siamo svegliati con la notizia che sono stati trovati resti di cluster bomb nel centro di Misurata.
Da ieri, si dice che l'esercito di Gheddafi abbia iniziato a sganciarle su alcune aree della città. È, questa, una notizia terribile. Conosciamo bene gli effetti delle bombe a grappolo perché sono state ampiamente utilizzate in Afganistan.
Le cluster bomb, quando non esplodono, si comportano come mine antiuomo: sono come soldati sempre appostati che rimangono in attesa finché qualcuno non ci inciampa. Ieri avevamo notato un aumento di feriti da esplosione, l'uso delle cluster potrebbe esserne la ragione.
Alle 17.40, un'ambulanza porta alla tenda allestita per il primo soccorso una bambina di 3 anni: un proiettile le ha trapassato il cranio.
Paolo, il nostro anestesista, tenta di rianimarla, ma si intuisce subito che le speranze sono poche. Alle 18.30 muore.
Tre infermieri locali scoppiano a piangere: è l'ennesimo fallimento di un mondo che non riesce ad uscire dalla logica della guerra.
Molti pazienti arrivano già morti, vengono ricomposti e poi portati al cimitero.
E tutti, familiari e non, medici e infermieri locali, intonano un coro di accompagnamento al feretro:
Allah akbar - Allah è grande.
È un tuono che scuote i corridoi stretti di questo ospedale e che, inesorabilmente, batte il disastroso ritmo di questa guerra.
14 aprile
Ali è uno dei volontari che vive nei pressi dell'ospedale dall'inizio dei combattimenti.
Come lui, molti altri hanno abbandonato il proprio lavoro per assistere la popolazione e i feriti: guidano le ambulanze che si infilano nelle aree dei combattimenti, trasportano il cibo per i pazienti e il personale medico, si occupano di tutto ciò che serve.
Stamattina, quando l'ho incontrato, mi ha detto "bad day today".
Ci sono pesanti combattimenti tra la zona del porto e il centro della città.
Il primo paziente ad arrivare è Abdul Bassif, 19 anni. Il proiettile è entrato dalla schiena e uscito dal fianco sinistro. Sono ferite lievi, ma ha perso molto sangue. Paolo e Dimitra, anestesista e infermiera con Emergency da molti anni, lo tengono sotto controllo in Terapia intensiva, pronti a portarlo in sala, nel caso peggiorasse.
Abdul è arrivato in ospedale con un amico, che ha avuto meno fortuna: è stato colpito alla testa da un cecchino.
La sera incontro un ragazzo di non più di vent'anni, che gira per i corridoi dell'ospedale sventolando una radiografia. Incredulo ed euforico, me la mostra: la pallottola si è fermata tra il cuoio capelluto e il cranio.
Non riesco a trattenere un'espressione che, sono sicuro, ha capito benissimo.
13 aprile
Stamattina le truppe di Gheddafi hanno bombardato la zona del porto commerciale. Si parla di ventitrè persone uccise.
È la prima volta che colpiscono direttamente quella zona.
Intanto sentiamo gli aerei sorvolare la città e bombardamenti pesanti poco lontani. Un'alta colonna di fumo nero si leva nella solita direzione: Tripoli Street.
I primi feriti arrivano verso le 10. A fine giornata ne conteremo 47, di cui una decina gravi.
I morti sono 8, tra cui una bambina di un anno e mezzo.
Penso a quello che ho visto in Afganistan e alla compostezza dei familiari delle vittime: lì la guerra c'è da trent'anni e la morte improvvisa a causa di un combattimento o di un bombardamento è messa in conto. È tremendo, ma fa parte della quotidianità del paese.
Nel pomeriggio arriva una bambina di tre anni che si è ustionata la mano con un filo elettrico. In altri momenti sarebbe stata operata molto velocemente, in questi giorni, però, ci sono altre urgenze e l'intervento deve attendere.
Al secondo piano di questo ospedale c'è un reparto di ostetricia e ginecologia. Tutto è fermo e le sale sono state dedicate ai feriti di guerra.
A Misurata, di questi tempi, non c'è un posto dove nascere.
11 aprile
Dal team di Emergency a Misurata il resoconto della giornata di ieri nella città libica che vive la situazione militare più pesante. Emergency è presente con due chirurghi, un anestesista, quattro infermieri e un logista. Questo è quello che ci hanno scritto:
Nell'ospedale di Misurata dove stiamo operando la mattina di oggi, 11 aprile 2011, è trascorsa tranquilla: abbiamo ricevuto due soli pazienti con ferite minori. Il pomeriggio è stato decisamente più agitato con una decina di feriti gravi e cinque pazienti arrivati morti. Safiq è arrivato incosciente, ma ancora vivo, nella tenda preparata per il triage delle emergenze. E' un uomo grande e grosso di circa 40 anni: un frammento di proiettile di ha trapassato la testa.
Lo stesso razzo ha colpito anche una bambina di pochi anni che non è riuscita ad arrivare viva in ospedale. Safiq viene rianimato, intubato, ventilato. In pre-sala una bimba di pochi anni, forse due, viene rianimata. Sentiamo vicini i colpi dei kalashnikov e dei razzi Katiuscia.
Da ieri sera bombardano ininterrottamente. Misurata non ha una linea del fronte, ma è divisa a chiazze: i ribelli controllano la parte nord-ovest, i lealisti la zona est, il centro è conteso, ma la distribuzione dei soldati non è ''lineare''. Tripoli Street (la via principale che corre lungo la costa, collegando Tripoli a Bengasi) è stata bloccata dai ribelli nel tentativo di interrompere gli approvvigionamenti ai cecchini, appostati nel centro. La via che corre dalla costa verso l'interno della città è la zona di maggiori combattimenti: l'hanno ribattezzata Vietnam street.
Ieri hanno bombardato il compound della stampa internazionale, dove erano ospitati una decina di giornalisti. Una donna che lavorava nel compound è morta sul colpo, due uomini sono stati feriti.