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Shintaro Ishihara è stato confermato governatore di Tokyo, un solo mese dopo il terremoto e lo tsunami che hanno devastato il Giappone. È al suo quarto mandato quadriennale. Il politico 78enne che, all'indomani della catastrofe, definì lo tsunami una "punizione del cielo" che aveva travolto con la sua forza rinnovatrice "l'egoismo e il populismo, mettendo nuovamente a nudo l'autentico spirito giapponese", ha sbaragliato con il 57 per cento dei voti gli sfidanti. C'è da chiedersi il perché.
Prima di tutto, Ishihara era appoggiato dal vecchio Jimintō, il Partito liberal democratico. Non correva cioè per il Minshutō, il Partito democratico al governo dal 2009, reputato quasi unanimamente responsabile della sciagura. Non è esattamente così, infatti la politica nucleare in un Paese estremamente sismico fu inaugurata proprio dai liberal democratici, che hanno governato ininterrottamente il Giappone dal 1958 al 2009. Non solo: diversi membri dell'attuale Partito democratico sono ex papaveri del Jimintō saltati sul carro del vincitore.
Ma tant'è. I giapponesi sono soprattutto offesi - per non dire infuriati - a causa delle continue bugie, reticenze ed omissioni dispensate dai portavoce del governo e della Tepco dall'inizio della crisi.
Il candidato democratico, il 51enne Miki Watanabe, non è neppure stato sostenuto in campagna elettorale dal proprio partito, troppo impegnato a dare un'immagine di totale dedizione all'emergenza post-11 marzo.
L'inerzia gioca contro il Minshutō, anche quando si impegna sulla via della trasparenza. Sabato, è stato proprio uno studio del governo, reso noto dall'Asahi Shimbun, a rivelare che la radioattività è andata oltre i 30 chilometri della zona di sicurezza e che i livelli di cesio nel sottosuolo sono ben superiori a quelli che a Chernobyl fecero prendere la decisione di evacuare tutta la popolazione dell'area. Ma notizie come queste, oggi, non fanno che aumentare il rancore per ciò che non è stato detto (e fatto) prima.
Ishihara è inoltre considerato un leader forte e sincero ed è molto apprezzato nella gestione della calamità. Il giorno stesso del terremoto, ha fatto allestire in città ricoveri per chi non poteva rientrare nelle case a rischio crollo. Quando si è saputo che l'acqua della capitale era contaminata, ha fatto distribuire bottiglie alla popolazione. Poca roba, si dirà, ma ha dato l'immagine di non nascondere nulla e di essere al tempo stesso capace di compiere scelte ben visibili.
Veri e propri coup de théâtre sono stati poi la scelta di accompagnare l'imperatore Akihito a visitare alcuni centri di sfollamento e quella di apparire davanti alle telecamere mentre beveva un bicchiere d'acqua di Tokyo.
Il candidato del Partito comunista, Akira Koike, ha provato a criticare Ishihara sottolineando l'importanza di prevenire le catastrofi piuttosto che raccogliere i cocci dopo, ma non ha fatto breccia: "È solo capace di criticare", ci dicono da Tokyo.
Il voto della capitale suona come campana a morto per il governo del Partito democratico. Le prossime elezioni generali sono previste per l'estate 2013, ma già da oggi i giochi sembrano fatti.
Gabriele Battaglia
Parole chiave: Shintaro Ishihara, partito liberal democratico, partito democratico, tokyo, terremoto, tsunami, nucleare