Selvino Heck, consigliere di Lula, racconta Fome Zero. Un impegno complesso ed enorme
scritto per noi da
Abbiamo
incontrato Selvino Heck nel suo ufficio a Planalto, il palazzo presidenziale a
Brasilia, nei giorni immediatamente successivi alla conclusione della
marcia
per la riforma agraria dell'Movimento Sem Terra (Mst). Da dicembre
Heck ha preso il posto di Frei Betto nel coordinamento dell'ufficio della
Mobilizzazione Sociale del
Programma Fome Zero, dopo essere stato per più di
due anni coordinatore del programma di educazione popolare del Talher,
strumento del Programma per il radicamento di politiche e comportamenti
efficaci per la sicurezza alimentare e l'educazione alla cittadinanza in
Brasile.
Nell'incontro fra il
presidente Lula e lo Mst del 17 maggio Heck ha partecipato come componente
della delegazione del governo. "Per la prima volta mi sono trovato
dall'altra parte del tavolo delle trattative - racconta -
Negli anni ottanta, nello stato di Rio Grande do Sul, insieme a Joao Pedro
Stedile, attuale presidente dell'Mst, lavoravamo fianco a fianco all'interno degli
stessi
movimenti sociali. Io lavoravo nella Pastorale Operaia, Stedile nella Pastorale
della Terra. Da quell'esperienza è nato anche l'Mst e il PT, il partito dei
lavoratori. Tutta la mia storia, anche quando ero frate francescano, è stata all'interno
dei movimenti
sociali e del partito, del quale sono stato anche presidente nel mio Stato. E'
stato davvero strano essere parte della delegazione del governo".
Dall'incontro comunque è emerso un discreto
successo per l'Mst.
Certamente. In prima
battuta sembrava impossibile trovare un punto d’incontro accettabile da entrambe
le parti. Le trattative condotte durante la marcia non avevano prodotto alcun
accordo. Poi al termine della riunione il Presidente ha preso in mano la
situazione e ha avviato un lavoro che, durante la notte, ha condotto all'impegno
da parte del governo di sottoscrivere i sette punti che compongono il documento
finale, con uno sforzo economico e politico importante per il Governo per l'attuazione
della
riforma agraria e per il sostegno alle politiche di sviluppo agricolo indicate
dal movimento.
E' sembrato che Lula abbia ritrovato in questa
occasione un dialogo con i movimenti sociali. Dialogo che, durante questi anni
di governo, sembrava essersi sfilacciato.
E' così. In questi anni
di governo i movimenti hanno in qualche modo vissuto un'aspettativa molto forte
che a volte è stata disattesa, soprattutto per quanto riguarda le politiche
economiche del paese, illudendosi che l'arrivo
di Lula alla Presidenza garantisse automaticamente il successo delle riforme.
Ma
il Presidente guida un governo di coalizione che deve per forza rappresentare
posizioni e richieste molto diverse fra loro: un governo che deve affrontare un
numero incredibile di problemi e necessità e che ha dovuto fare i conti con una
crisi economica e sociale enorme ereditata dalle precedenti gestioni. Abbiamo
bisogno, Lula ha bisogno, che i movimenti continuino a presentare proposte, a
tenere sotto pressione il mondo politico, a mobilitarsi per garantire che le
riforme sociali, le politiche di inclusione, di lotta alla fame, alle disuguaglianze,
alla povertà diventino centrali nell'agenda del Governo. Lula ha un debito con
i movimenti sociali: la sua Presidenza è
frutto di una grande mobilitazione, e non solo del PT, ma anche del sindacato,
delle pastorali, dei movimenti indigeni, dei diritti umani, dei movimenti
rurali come l'Mst.
Eppure in questi tre anni molte volte è sembrato
che i movimenti e il PT, il partito di Lula, si allontanassero cessando la
collaborazione nata nel corso della campagna elettorale di tre anni fa. Un allontanamento
che ha condotto alla sconfitta elettorale del partito nel 2004 in grandi città
storicamente in mano alla sinistra come Sao Paulo, Porto Alegre e Goiania.
La crisi del PT è
un'altra cosa. Il partito sta attraversando un momento molto difficile di
transizione. Il congresso di fine anno, che aprirà di fatto la campagna
elettorale per la rielezione di Lula, sarà un momento decisivo. La
stessa elezione del suo ex-presidente alla guida del governo federale ha messo
in crisi la struttura stessa del partito, che deve cercare ora una via nuova
per ritrovare la spinta a vincere e un programma credibile per guidare la
sinistra brasiliana, senza cadere in tentazione riformiste, ma ritrovando la
sua vera natura di riferimento per la classe lavoratrice. Io faccio parte di
una piccola area informale della sinistra del PT che sta elaborando alcune proposte
all'interno della discussione congressuale. E' necessario ritrovare un'idea
forte, un'utopia, un sogno per un Brasile diverso che guidi l'azione del
partito. Le sconfitte a Sao Paulo e a Porto Alegre, purtroppo, non hanno creato
ancora un'onda di trasformazione, un dibattito credibile per il cambiamento
della politica nazionale del PT. Confidiamo però che l'esperienza di questi
anni abbia delle ricadute nel congresso. Per quanto riguarda il Presidente,
invece, il suo consenso sembra essere aumentato: continua ad essere un
riferimento delle speranze di molti classi sociali del nostro paese. Non è in
discussione
il suo ruolo e il suo carisma, casomai è in discussione l'aspetto economico del
suo governo, che ripeto è un governo di coalizione non maggioritario nel
parlamento e con un'eredità molto pesante dei governi che lo hanno preceduto.
Andiamo a parlare del Programma Fome Zero. E'
stato fatto molto in questi anni, attraverso la Borsa Famiglia (contributo
economico per combattere la denutrizione cronica), attraverso la comunicazione
e l'educazione. E' abbastanza?
No. Assolutamente no. Sono
state raggiunte poco più di 10 milioni di famiglie attraverso l'erogazione
della Borsa famiglia. Un aiuto economico importante, un grande trasferimento di
reddito, il più grande mai affrontato in Brasile, ma non è abbastanza. In una
paese come il Brasile, con più di 180 milioni di abitanti dei quali circa 58
milioni sotto la soglia di denutrizione cronica e un livello di diseguaglianza
sociale
senza
eguali nel mondo, è solo una goccia, un contributo certamente importante ma che
non cambia nulla. Così, a questo punto, l'intervento di Borsa Famiglia è solo
un intervento assistenzialista che non muta l'assetto sociale del paese.
Inoltre le dimensioni di questo intervento presentano enormi problemi logistici
e organizzativi. Il Programma Fome Zero non nasce come programma
assistenzialista ma come programma di inclusione sociale. Questo significa che
senza riforme strutturali del nostro sistema economico, sanitario, sociale,
produttivo e educativo il progetto va a decadere. Le riforme strutturali, come
la riforma agraria e il rafforzamento dell'agricoltura familiare, sono
indispensabili affinché Fome Zero abbia davvero successo.
L'80 per cento dei prodotti alimentari consumati
dai brasiliani proviene dall'agricoltura familiare, mentre l'agro-business è
destinato praticamente solo al mercato estero.
Esattamente. Non si può
pensare di incentivare soltanto il comparto industriale, è necessario arrivare
a incentivare e aiutare i piccoli agricoltori. Attraverso questo processo si
può davvero mutare la tendenza al progressivo aumento dell'esclusione sociale.
Anche
per questo è stato molto importante l'accordo raggiunto con l'MST. Fome Zero è
un programma complesso e enorme. Per fare un esempio, uno dei punti cardini del
programma è stato fin dall'inizio quello educativo. L'accesso all'educazione,
agli strumenti per il raggiungimento di una piena cittadinanza sono alla base
di
Fome Zero. Si tratta di politiche enormi, di una sfida epocale per la
trasformazione del paese. Ed è per questo che sarà necessario che vi sia
continuità politica, attraverso la rielezione di Lula. Non è pensabile che si
muti davvero una condizione così grande e drammatica in tre anni. Dobbiamo andare
oltre alle scadenze elettorali, che tolgono attenzione e indeboliscono il
lavoro capillare che stiamo attuando.