03/06/2005
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Documentati i crimini degli “Scorpioni” contro i civili Bosgnacchi
tratto da
Osservatorio sui Balcani
Scioccante, raccapricciante. Sono questi gli aggettivi che sono stati
attribuiti dalla stampa serba al video trasmesso durante il processo
contro Slobodan Milosevic il 1° giugno al Tribunale internazionale per
i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Nel video, andato in onda
durante la testimonianza del generale della polizia Obrad Stevanovic,
sono mostrati senza equivoci i membri della unità speciale “Scorpioni”
nell'atto di uccidere brutalmente sei prigionieri musulmani nei pressi del villaggio
di Trnovo, e - secondo il
procuratore dell'Aia - in precedenza deportati da Srebrenica con un
camion.
Come riportato dalle cronache dei media serbi nel video si vedono
uomini in uniforme a viso scoperto con le bandiera serba sui berretti,
mentre fanno scendere dal camion i giovani uomini magrissimi, vestiti
con abiti civili e con le mani legate dietro la schiena. Il video
mostra le esecuzioni a freddo dei giovani musulmani. I commenti e le
voci dei membri dell'unità speciale sono inquietanti: “cosa tremi...”
dice un uomo in uniforme rivolgendosi ad uno dei prigionieri, mentre
una seconda voce aggiunge “guarda questo si è cagato addosso”. Un'altra
inquadratura mostra le raffiche di mitra alla schiena, sparate contro i
prigionieri con le mani legate. Il video mostra inoltre una scena in
cui un pope benedice gli “Scorpioni” prima di partire per la missione
criminale. Nonostante l'evidenza di quanto mostrato, la chiesa per
adesso tace.
Immediate le reazioni di Natasa Kandic, direttrice del Centro per il
diritto umanitario di Belgrado. Secondo i dati in possesso di questa
organizzazione l'unità denominata “Scorpioni” dal 1991 al 1992
funzionava come unità dei servizi di sicurezza. A quel tempo, afferma
la Kandic, esisteva un continuo scambio tra i membri degli “Scorpioni”,
la Guardia volontaria serba e i Berretti rossi, perché tutte e tre
queste unità erano formate dalla DB (servizi segreti) e quindi sotto
diretto controllo del Ministero dell'interno serbo. Secondo la Kandic
gli “Scorpioni” facevano parte delle unità dello stato e al tempo del
massacro di Srebrenica “erano incaricati di prendersi cura dei 'pacchi'
ossia dei prigionieri e di provvedere alla loro uccisione, tutti
operavano con le uniformi della polizia della Repubblica della Serbia e
coi Berretti rossi sulla testa”.
La funzione iniziale degli “Scorpioni” era di sorvegliare i depositi di
carburante in Kraijna, che rappresentavano la ricchezza per coloro i
quali comandavano la guerra sul versante serbo. Ecco perché, secondo
Natasa Kandic, nessuno degli appartenenti a questa unità fino ad ora ha
risposto delle azioni commesse, benché fossero al comando degli
organismi serbi per tutto il tempo della guerra.
Gli “Scorpioni” sono divenuti popolari all'opinione pubblica serba lo
scorso anno, all'inizio del processo per l'uccisione di alcune famiglie
kosovare, a Podujevo nel 1999. Secondo il giornalista del settimanale
di Belgrado “Vreme”, Dejan Anastasijevic, “durante quel processo sono
stati svelati diversi dati interessanti su questa unità: tra gli altri
anche il fatto che questa unità speciale è più vecchia di quanto si
pensasse, che i suoi membri con lo stesso nome di 'Scorpioni' e sotto
lo stesso comandante combattevano in Bosnia e persino a Vukovar. In
Kosovo erano sotto la SAJ (Unità speciale antiterrorismo) del Ministero
dell'interno della Serbia, e prima ancora operavano sotto l'insegna di
una certa Difesa territoriale, ma tutti sappiamo che questa unità era
sotto il comando di Jovica Stanisic e Frenki Simatovic”. Due nomi
eccellenti, capo dei servizi segreti il primo e capo dei Berretti rossi
(JSO) il secondo, rimessi da poco in libertà da TPI dell'Aia in attesa
di giudizio, accusati di crimini di guerra.
La video registrazione dei sei musulmani di Srebrenica uccisi a freddo
è andata in onda anche su varie emittenti televisive locali,
inquietando fortemente il pubblico e sollecitando le reazioni dei
politici.
Il 2 giugno un'azione della polizia serba ha condotto agli arresti otto
membri dell'unità “Scorpioni”, tra i quali, Aleksandar Medic e Pero
Petrasevic. Il governo serbo ha confermato l'arresto di alcuni membri
di tale unità, ma non ha reso noti i nomi di tutti gli arrestati.
L'azione della polizia si è svolta mentre la procuratrice capo del TPI
dell'Aia, Carla del Ponte, era in visita ufficiale a Belgrado. La Del
Ponte si è detta soddisfatta della “brillante operazione” del governo
serbo, aggiungendo che spera ci sia altrettanta celerità anche nella
consegna dei latitanti ricercati dal TPI dell'Aia.
Benché il governo serbo fosse a conoscenza del video - come confermato
dal ministro Ljaijc - già da dieci giorni, fino ad ora non c'era stata
alcuna azione per condurre di fronte alla giustizia gli esecutori dei
crimini.
In effetti, secondo quanto riporta l'emittente B92, subito dopo la
trasmissione del video le reazioni della maggior parte dei politici
serbi sono state piuttosto blande, molti erano persino disinteressati
al contenuto inequivocabile del video. Il giorno successivo però la
situazione è radicalmente cambiata. Le timide reazioni iniziali hanno
fatto sì che il ministro per i diritti umani e le minoranze Rasim
Ljajic ricevesse forti critiche da parte della delegazione americana,
che ha valutato il comportamento dei politici locali come una pessima
mossa.
Ljajic ha dichiarato che “la credibilità dello stato è stata messa in
discussione, la mia stessa credibilità è stata messa in discussione,
nel modo più serio valuterò il proseguimento della mia presenza in
questo governo, nel caso non ci siano adeguate reazioni politiche e
giuridiche”.
Secondo Ljajic, dopo il rapporto del governo della Republika Srpska in
cui è stato riconosciuto pubblicamente quanto accaduto a Srebrenica nel
1995, “non dovrebbero esserci più dubbi se il crimine è stato compiuto
oppure no”.
Ljajic ha aggiunto che lo stato deve confrontarsi sol passato, e
condurre gli esecutori dei crimini di fronte alla giustizia. “La colpa
va individualizzata, i colpevoli vanno condotti di fronte alla
giustizia, devono rispondere di quanto accaduto e credo che questo sia
soprattutto interesse della Serbia e Montenegro... questo crimine non è
stato commesso dalla Serbia e Montenegro in quanto stato”.
Secondo l'avvocato Vojin Dimitrijevic del Centro belgradese per i
diritti umani, la resistenza all'accettazione del video in questione e
dei relativi crimini non è poi così strana. Secondo Dimitrijevic
possono esserci due linee di difesa: una riguarda il rifiuto di
assistere alla messa in scena del crimine, l'altra ancora più
pericolosa, secondo l'avvocato di Belgrado, è credere che questa sia la
verità, ma che non poteva essere diversamente. Secondo Dimitrijevic ci
sono qui due sfumature: “la prima è che ogni guerra è così e anche gli
altri hanno fatto lo stesso. La seconda e più pericolosa è che ciò che
è stato fatto lo si doveva fare, che non si tratta di un crimine e
quelle persone andavano uccise”.
Reazioni giungono pure dal ministro della giustizia serbo, Zoran
Stojkovic, il quale considera l'enorme importanza della messa in onda
del video sulla televisione serba, perché ciò aiuta l'opinione pubblica
a confrontarsi col passato. Stojkovic ha ribadito la necessità di
condurre i processi per crimini di guerra presso i tribunali locali,
perché secondo le parole del ministro “ogni altro processo all'estero
apre la possibilità di manipolazione politiche di varie strutture,
mentre in questo modo i cittadini si confrontano direttamente col
crimine”.
Il presidente della repubblica Boris Tadic ha detto di essere pronto a
inchinarsi di fronte alla vittime innocenti di Srebrenica e degli altri
popoli. Secondo il presidente serbo solo col confronto col passato,
mediante lo svelamento dei fatti sull'esecuzione dei crimini e con
l'eliminazione della colpa collettiva del popolo serbo si può
concorrere ad entrare nell'Unione europea.
Il premier serbo, Vojislav Kostunica ha invece parlato di “brutale e
vergognoso crimine” aggiungendo che il governo renderà noti altri
dettagli quando sarà in possesso di ulteriori dati, ma “penso che per
l'opinione pubblica sia stato molto importante la nostra reazione
immediata”.
Nel frattempo su proposta dei deputati Zarko Korac e Natasa Micic, già
vice premier il primo e presidente del parlamento la seconda, durante
il precedente governo di Zoran Zivkovic, hanno avanzato una proposta al
parlamento per far sì che venga adottata la Dichiarazione su
Srebrenica, per fare in modo che, nel decennale del massacro
dell'enclave musulmana, il parlamento serbo si esprima in merito al
crimine compiuto.