08/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Domenica 10 aprile il paese Ŕ chiamato a eleggere il nuovo presidente. Che quasi sicuramente sarÓ deciso da un ballottaggio. Un giro fra il paese schiacciato tra la violenza del passato e la voglia di un futuro migliore
scritto per noi da
Laura Forcucci

Si mescolano tradizione e modernità lungo la Panamericana, mentre l'autobus che attraversa il Perù lungo tutta la costa affianca i campi di granoturco maturo e i campesinos con i cappelli a falda larga sono intenti a raccogliere le pannocchie, curvi sotto il tiepido sole autunnale. Davanti agli occhi sfilano stridenti i cartelli pubblicitari che promettono tutte le diavolerie della più stereotipata ricchezza consumistica. 

Lasciata Lima alle spalle, viaggiando verso sud, insediamenti sterminati di baraccopoli si alternano a terre rigogliose. Le mucche hanno il pelo brillante e sano degli animali che vivono all'aria aperta in mezzo a pascoli verdi. Le case sono quattro mura di paglia intrecciata o, per chi ha più fortuna, di mattoncini. Da noi non avrebbero nemmeno la dignità di paravento queste capanne prive di tetto; invece qui c'è persino chi le mette in vendita, come recitano i numerosi cartelli. Circondate da lucenti sassi bianchi a delimitarne i confini, ricordano che anche nella miseria rimane radicato il concetto di proprietà privata. 

Dune altissime si tuffano  a picco sul mare per chilometri e chilometri senza soluzione di continuità, sotto l'occhio tranquillo e paziente dell'oceano. Si susseguono sabbia, rifiuti, villette, ombrelloni, mare, murales elettorali, campi, baracche e lampioni sulla Panamericana. Tanti lampioni. Uno per ogni baracca. Pare che questa singolare re-interpretazione del concetto di illuminazione pubblica, sia la conquista fruttata dalla precedente campagna elettorale.

Pedro aveva un'attività commerciale un tempo, ma con la crisi degli ultimi anni del '900 ha dovuto chiudere, perché senza più il necessario per poter comprare le materie prime. Il quadro che dipinge di questo Peru pre-elettorale è di un paese in grande trasformazione, con un enorme divario economico tra i ricchi e i poveri, ma sostanzialmente in forte ripresa. Come tanti altri, non ripone molta fiducia nell'esito delle presidenziali del 10 aprile. Si andrà al ballottaggio, dice. Racconta che la corruzione dilaga nelle alte sfere della politica e i cittadini di fronte alla scelta da compiere si turano il naso e vanno avanti, sperando soprattutto nel ricambio generazionale della classe governante. "Chiunque sia andato al potere - dice - ha sempre portato avanti utili iniziative all'inizio per poi incastrarsi in clientelismi".

Si riferisce ai candidati di destra, Pedro. La sinistra ormai in Peru non rappresenta un'opzione contemplata, a eccezione di Lima, la capitale, che ha appena eletto una donna di sinistra.
La sconfortante lettura che danno tante voci per la strada del periodo dei grandi movimenti rivoluzionari socialisti è che le bombe ammazzavano gli innocenti e che gente come Fujimori, nelle sue grandi contraddizioni e nonostante il suo programma di repressione violenta che ha mietuto altrettante vittime, sia, invece, da tutelare. Tristemente Pedro, e tanti come lui, sdoganerebbero persino Pinochet e Videla, classificandoli quali personaggi rappresentativi di una classe politica che usa maniere forti solo per passare alla popolazione il senso di protezione di cui ha bisogno. Un sintomo molto grave, questo, se si pensa alle decine di migliaia di morti che hanno sulle coscienze dittature di quel calibro. Segnali di un paese che, comunque, a sinistra ha vissuto il terrore di gruppi quali Sendero Luminoso, che ha compiuto stragi e seminato disperazione, calpestando ogni principio rivoluzionario e macchiando per sempre l'ideologia di sinistra in Perù, per lavare la quale occorrerà ancora molto tempo.  

Sarà forse per trasmettere questo senso di protezione e di sicurezza, per far sognare un futuro a chi non possiede nulla a parte il libero arbitrio del proprio voto, che i migliaia di colorati murales elettorali dipinti a mano che fioccano come funghi nei posti più improbabili recitano promesse quasi risibili. Facce sorridenti sciorinano slogan sempreverdi che poco hanno da spartire con le reali esigenze di un paese in bilico tra tradizione e cambiamento. "Al Peru no lo para nadie", "2.5 miliones de puestos de trabajo",  "Ganan los jóvenes, gana el Perú", "El cambio responsable", "Crecimiento con equidad", "La verdad nos hace libres", "Para que todos vivamos mejor", "Salud y educacion para todos".

Suv ultima generazione e catorci anni '50, luci, strade in costruzione e muri diroccati e poi di nuovo la desolazione delle baracche e dei miseri panni stesi al sole. Nadie cambia si no siente la necesitad de hacerlo - Nessuno cambia se non sente la necessità di farlo, recita uno dei cartelli elettorali. Chissà se questa frase nasconde qualche saggia verità.

 

FOTOGALLERY: Perù al voto, fra tradizione e promesse di cambiamento

 

Parole chiave: presidenziali
Categoria: Elezioni
Luogo: Per¨