12/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria russa contro le basi dei ribelli islamici in Inguscezia e Daghestan. L'esercito fa saltare in aria le case dei familiari dei guerriglieri

Chi sperava che la guerra tra Russia e ribelli islamici nel Caucaso settentrionale fosse ormai finita, o almeno ridotta a sporadici scontri a fuoco tra ribelli e forze di polizia locali, deve fare i conti con le notizie arrivate negli ultimi giorni da Inguscezia e Daghestan: ripetuti bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria russa e abitazioni civili distrutte con il tritolo dai soldati russi per punire le famiglie dei guerriglieri.

Il 29 marzo, in occasione del primo anniversario degli attentati alla metropolitana di Mosca che uccisero 40 persone, il Cremlino ha dato il via a una serie di operazioni militari - come non se ne vedevano da almeno un paio d'anni - per colpire al cuore le basi dei mujaheddin del cosiddetto 'Emirato del Caucaso': l'organizzazione integralista erede della guerrigli

Il primo obiettivo è stata la base dei guerriglieri sulle montagne dell'Inguscezia, nei boschi vicino al villaggio di Alkum. I rifugi dei ribelli sono stati bombardati con missili sparati dagli elicotteri militari russi: tra gli alberi bruciati dalle esplosioni sono rimasti i cadaveri di sei uomini e una donna, tra cui il vicecomandante dell'Emirato del Caucaso, l'emiro Supyan Abdullayev.

Inizialmente Mosca aveva parlato di 17 ribelli eliminati, tra cui il loro comandante supremo, l'emiro Doku Umarov, che però ha poi telefonato a Radio Free Europe per smentire la notizia dicendo di essere ''in piena salute'' e minacciando vendetta per il raid.

Sempre in Inguscezia, le forze armate russe, prendendo spunto dai discutibili metodi adottati dall'esercito israeliano in Palestina, hanno iniziato a far saltare in aria le abitazioni dei familiari dei più noti ribelli ricercati, a scopo intimidatorio. L'ultima è stata fatta esplodere nel villaggio di Sagopshi il 2 aprile con 20 chili di tritolo. Anche le case vicine sono rimaste gravemente danneggiate.

Il secondo obiettivo colpito dagli elicotteri russi, e dai mortai dell'esercito, è stata la base dei mujaheddin in Daghestan, nei boschi di Karabudakhkent. L'attacco su questo fronte è scattato il 6 aprile e ora è in corso un'operazione terrestre da parte delle forze speciali, penetrate nella foresta per snidare i ribelli. Nel finesettimana aviazione e artiglieria russe sono entrate in azione anche nel distretto di Tsuntin, in rispota a un imboscata dei ribelli costata la vita ad almeno tre poliziotti.

Il Cremlino ha dichiarato la conclusione ufficiale del secondo conflitto ceceno due anni fa, nell'aprile del 2009. Ma l'insurrezione islamica (già da anni guidata dai giovani fondamentalisti ormai privi del sostegno popolare di cui godevano gli indipendentisti ceceni) ha continuato a montare nelle vicine repubbliche nord-caucasiche, dalle coste del Mar Caspio alle pendici del monte Elbrus.

I giovani mujaheddin barbuti di Umarov hanno continuato a compiere azioni di guerriglia e attentati in Cecenia, Inguscezia, Daghestan, spiengendosi fino alla Cabardino-Balcaria, e colpendo spesso, in maniera devastante, obiettivi civili nel cuore della Russia.

Finora Putin e Medevedev, impegnati a dare all'estero un'immagine pacifica e 'normale' della Russia, avevano preferito mantenere un profilo basso. Ma con l'insurrezione continua a rafforzarsi e ad estendersi, minacciando da vicino la località sciistica russa di Sochi, dove tra tre anni si terranno le Olimpiadi invernali, il Cremlino pare deciso ad adottare un approccio più muscolare.

Enrico Piovesana

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