06/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono i rifugiati interni. Tre milioni sono fra i contadini. Sono le vittime della guerra e del terrorismo di Stato. E Santos si è ricordato di loro

 

Intervista di Maria Cecilia Reyes
Traduzione di Sandro Bozzolo
Bogo
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"Saldare il debito morale che il nostro Paese nutre nei confronti delle sue vittime". Questo è diventato il nuovo lemma di Juan Manuel Santos, scudiero di Uribe fino a raccoglierne la sua eredità alla Presidenza della Colombia, e improvvisamente determinato a rendere giustizia a quell'ampio settore di popolazione - tre milioni almeno di contadini - che più di ogni altro ha sofferto la politica della "mano firme" uribista. Cogliendo di sorpresa oppositori e sostenitori del suo Governo, il nuovo Presidente, una volta eletto, ha dato nuovo impulso a quella "Ley de Victimas" elaborata e poi bocciata durante la seconda legislatura di Uribe. Se la bozza di legge venisse effettivamente approvata, ai rifugiati interni colombiani non verrebbe riconosciuto solamente un rimborso economico per i danni subiti, ma anche il diritto a ritornare in possesso delle terre abbandonate.
Peacereporter ha raggiunto a Bogotà, consulente del Ministro dell'Agricoltura per le politiche di sostegno ai rifugiati interni.

Santos ha dichiarato: "Se solo riuscissimo a promulgare questa legge, per me sarà valsa la pena essere stato eletto Presidente". Cosa propone, in concreto, la "Ley de Victimas"?

E' lo stesso progetto scartato a suo tempo dal governo Uribe, con un'importante aggiunta: la proposta di restituzione della terra. L'idea è che in tutte quelle regioni dove la violenza è stata la causa dell'abbandono o della transizione coatta della terra, il Governo inverta queste transazioni per restituire la proprietà a quei contadini che hanno dovuto abbandonare la loro terra. A mio avviso si tratta di un progetto a suo modo rivoluzionario, soprattutto per il contesto storico del nostro Paese. Ha riscosso molto entusiasmo tra gli agricoltori interessati, ha suscitato furiose e prevedibili critiche tra quei proprietari terrieri che sostengono di aver comprato i nuovi appezzamenti in buona fede, secondo le leggi del libero mercato. Questi ultimi dimenticano però che si tratta di un mercato che non era propriamente "libero", in quanto era caratterizzato da una massiccia infiltrazione di elementi guerriglieri o paramilitari.

Chi verrà considerato "vittima"?

Tutte quelle persone che abbiano sofferto danni economici e morali da un intervento armato. Non verranno operate distinzioni tra vittime della guerriglia, dei gruppi paramilitari o dell'esercito stesso, che più volte si è rivelato essere colpevole di errori strategici che hanno colpito la popolazione.
E' una definizione ampia.

Anche le famiglie dei guerriglieri saranno considerate vittime?

Il Parlamento si è diviso su questo tema. Alla fine purtroppo ha prevalso la linea di chi sosteneva che la presenza di un membro della famiglia nelle fila dei gruppi guerriglieri rendeva incompatibile un rimborso, giustificando questa scelta con la necessità di impedire il finanziamento dei gruppi sovversivi. E' una presa di posizione che non concorda con le linee-guida del diritto umanitario. E' evidente che, sotto questo aspetto, ha prevalso la dimensione politica su quella giuridica.

I rappresentanti delle associazioni di vittime esprimono forte preoccupazione per la poca chiarezza riguardante le garanzie di sicurezza, per chi tornerà.

C'è ovviamente un giustificato timore, da parte dei contadini, a ritornare in quelle zone da cui sono fuggiti per avere salva la vita. Proprio in questi giorni [lunedì 4 aprile, ndr] si è tenuta una riunione con i rappresentanti delle associazioni, ed è stato chiarito come il ritorno dei contadini alle loro terre debba essere accompagnato da un parallelo ritorno della legalità e dello Stato. Dopo le mobilitazioni del 2005-06 sono sorti nuovi gruppi paramilitari che hanno assunto il controllo dei territori abbandonati, e sarà necessaria un'azione coordinata tra il settore amministrativo e le forze di polizia, per garantire un'effettiva pace. Allo stesso modo sono previsti programmi di sostegno e supporto, a quelle microimprese agricole che riprenderanno il possesso delle loro terre.

A suo giudizio, perché Santos si impegna in un progetto che, se venisse approvato, sancirebbe una tacita condanna dell'uribismo?

C'è un forte messaggio implicito in questa proposta di legge: tutto ciò che è stato determinato dall'uso della violenza deve essere smantellato. Questo deve essere il messaggio-bandiera, se vogliamo superare la violenza cronica del nostro Paese, ed entrare finalmente in una fase di post-conflitto. Alfonso Cano, il leader delle Farc, ha dichiarato che un'eventuale presa di posizione da parte del Governo verso le vittime della migrazione forzata interna sarebbe stata recepita positivamente. L'obiettivo è quindi quello di muovere un primo passo significativo verso un dialogo che rappresenta l'unica soluzione per risolvere l'annoso problema colombiano.

E' quindi possibile interpretare questa proposta di legge come una tacita ammissione delle proprie responsabilità da parte dello Stato, nel conflitto colombiano?

Nel progetto di legge c'è scritto a chiare lettere come le conseguenze degli espropri coatti debbano ricadere sui soggetti legali o illegali che ne sono stati responsabili. Certo è che l'intero processo è iniziato nel momento in cui lo Stato ha perso il controllo di certe aree del Paese, e non ha più saputo difendere i suoi cittadini.

 

Questa sarà una settimana cruciale, per conoscere l'esito delle due proposte di legge. Il Senato è infatti chiamato a votare i novanta passaggi cruciali che definiscono il pacchetto giuridico. Se la discussione avverrà senza intoppi, entro la fine di giugno 2011 la legge verrà sottoposta all'Assemblea Plenaria, per la definitiva approvazione.

Parole chiave: desplazados, rifiugiati interni
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Colombia