06/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Almeno trecento persone, ma potrebbero essere molte di più, sono cadute in mare stanotte al largo di Lampedusa. Somali, etiopi, eritrei

Almeno trecento persone, ma potrebbero essere molte di più, sono cadute in mare stanotte al largo di Lampedusa. Somali, etiopi, eritrei. Una tragedia dolorosa, se come sembra dalle prime informazioni i superstiti non sono più di 51. Il naufragio è avvenuto mentre alcune unità della Guardia Costiera maltese tentavano di soccorrere il barcone colmo di migranti. Le condizioni proibitive del mare sembrano essere la causa del disastro.

 

 

Molti migranti cercano di attraversare il Mediterraneo nella speranza di trovare una vita migliore. Si stima che siano circa diecimila i morti nel corso delle traversate degli ultrimi venti anni. Il lavoro di Alfredo D'Amato si sofferma su quanti non ce l'hanno fatta, come Herut, una donna eritrea che cercava di raggiungere suo marito in Italia

Giovanni Maria Bellu, condirettore dell'Unità, ha scoperto nel 1996 il relitto di una nave affondata nel Canale di Sicilia. Morirono 283 persone, senza che nessuno se ne accorgesse. 

L'ennesimo naufragio, avvenuto nel tratto di Mediterraneo più fitto di cadaveri, riporta alla memoria il naufragio di Portopalo. Questi ultimi morti sono stati fotografati e ripresi, ma quante altre Portopalo ci sono state e ci saranno?

Solo pochi giorni fa ho scritto un blog, seguendo le voci di barconi scomparsi nel Canale. E' impossibile rispondere a questa domanda, ma si possono fare stime parziali. Abbiamo il lavoro di Gabriele Del Grande su Fortress Europe, che raccoglie informazioni provenienti da una serie di media e organizzazioni. La lista dei morti supera i 15mila casi, dalla fine degli Anni Ottanta. Poi, in base ai racconti dei sopravvissuti e dei familiari, come lo fu per Portopalo, è ragionevole raddoppiare questa cifra. Perlomeno. Uno studio fatto dall'Università di Plymouth, nel 2004, prende in esame tutte le vittime del mare nel mondo. Ogni anno annegano in mare circa quattromila persone, la metà delle quali nelle rotte del Mediterraneo. Partendo dall'inizio del fenomeno in modo massiccio, nel 1988, negli ultimi ventidue anni sono 44mila. Quante altre Portopalo? Dalle cento alle centocinquanta.

 

LA FOTOGALLERY DA LAMPEDUSA. FOTO DI FRANCESCA TOSARELLI

 

Il naufragio è avvenuto durante le operazioni di 'aggancio' della motovedetta. Quale eventuale responsabilità si può addebitare alle nostre barche? Esiste una prassi di allontanamento, di respingimento in mare in base a ordini precisi?

Un ordine... non voglio pensare a questa ipotesi. Non conosco i fatti e non ho elementi per poter giudicare l'ultimo incidente, ma sapendo che i barconi sono stipati all'inverosimile, in questo equilibrio così precario, può accadere che durante le operazioni di soccorso, quando la motovedetta si avvicina, queste persone impaurite e disperate si riversino tutte da un lato, finendo nell'acqua.

Il mare era comunque molto mosso.

Molto probabilmente è successo questo. Io ho sentito racconti di persone che hanno condotto operazioni di soccorso analoghe. Dovevano - anche molto brutalmente - dire agli immigrati di mantenere la calma e stare tranquilli perché c'era questo tipo di pericolo, che la nave si ribaltase. In ogni caso c'è una bella differenza tra le politiche del governo e gli uomini di mare. Io so che anche uomini di mare che hanno dovuto eseguire respingimenti lo facevano perché dovevano eseguire degli ordini ma erano disgustati. Nella nostra marineria, anche militare, ci sono delle brave persone.

Si preannuncia un'estate calda per l'isola e per il nostro Paese. Come si può tentare di risolvere la questione immigrazione?

La politica del nostro governo è analoga a quella per i rifiuti. Ci sono una serie di scadenze elettorali, con il governo in difficoltà per la posizione della Lega e altre questioni che ben conosciamo. Non vorrei che, in cambio di molti soldi, intesi come 'paga del soldato', alla fine la Tunisia blocchi le partenze, anche in modo brutale, senza risolverlo alla radice. Non vorrei che diventassero dei sostituti degli sgherri di Gheddafi. Questo arrivo massiccio è stato affrontato recuperando quella distinzione che avevano sempre trascurato mentre Gheddafi faceva il guardiano del Mediterraneo. Hanno scoperto la inapplicabilità in concreto della Bossi-Fini. E' stato l'incredibile aggiramento, da parte del governo, della sua legge. A Lampedusa, arrivavano persone con il diritto di fare domanda di asilo e non venivano adeguatamente informate su questo diritto. Invece oggi succede il contrario. I tunisini vengono invitati a fare domanda di asilo e non si capisce perché. Il perché si è capito: in questo modo si poteva evitare di metterli nei Cie, che erano stracolmi. La soluzione più sensata era appunto il permesso temporaneo per motivi umanitari. Credo che oggi si tratti di prendere atto che è stata una fase eccezionale, un esodo dove non è possibile distinguere chi è scappato per motivi politici da chi lo ha fatto per motivi economici. Quando c'è un cambio di regime può temere una ritorsione politica chi faceva parte del regime precedente. Ma anche le persone prima considerate 'cattive' hanno diritto all'asilo politico. Bisogna prendere queste persone come persone che sono in uno stato intermedio tra la condizione del migrante economico e quella del migrante politico. I permessi temporanei sono una buona soluzione. Sarebbe da concordare questa operazione con l'Europa, mentre per il futuro bisogna trovare dei mezzi che dissuadano le partenze per motivi economici. Ci vuole un'azione combinata: dobbiamo essere rigorosi ma accoglienti nei confronti dei rifugiati, coinvolgendo l'Europa, nel rispetto delle convenzioni internazionali e del Trattato di Ginevra; dobbiamo poi evitare le partenze aiutando economicamente quei Paesi con soluzioni a lungo termine e agendo sul decreto flussi.

Luca Galassi

Categoria: Migranti
Luogo: africa