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La scorsa notte due persone hanno perso la vita a Port Sudan, importante terminale petrolifero del Paese, che si affaccia sul Mar Rosso, nel corso di un raid aereo sulla cui provenienza non ci sono ancora conferme ufficiali. Le due vittime si trovavano a bordo di un'automobile, nei pressi dell'aeroporto: probabilmente stavano trasportando armi ed erano ricercati. Dopo poche ore il governo sudanese ha puntato il dito contro lo stato di Israele, accusandolo - secondo la tv satellitare al-Arabiya - dell'attentato. A riferire questa tesi sarebbe stato Mohammed Tahir Hussein, vicepresidente del National Congress Party al potere. Secondo testimoni oculari citati dal sito web Sudantribune.com, l'elicottero che ha sferrato l'attacco proveniva dalla zona del Mar Rosso: avrebbe invertito la rotta subito dopo l'operazione. Dubbi rimangono sulla dinamica dell'attentato: la tesi del bombardamento aereo lascerebbe il campo alla possibilità che invece il missile sia partito dal mare.
Non confermano né smentiscono gli israeliani: "Niente da dire" per il portavoce del ministero degli Esteri, silenzio dal portavoce miliare. Molte parole in merito spende invece la stampa israeliana, che attribuisce senza mezzi termini la responsabilità dell'attacco alle forze armate del Paese, Tsahal, nonostante non sia stata ancora chiarita con che mezzo è stato eseguito l'attacco, né si è riusciti ad identificarlo. La testata più "coraggiosa" è Yedioth Aharonoth, che ha titolato in prima pagina 'Tsahal ha attaccato in Sudan'.
L'analogia più evidente, a cui anche i quotidiani israeliani hanno fatto riferimento, è con un caso del 2009: un raid aereo colpì un convoglio di camion carichi di armi e munizioni probabilmente dirette nella striscia di Gaza, ai palestinesi di Hamas, uccidendo centodiaciannove persone al confine con l'Egitto. La stampa estera individuò come probabile responsabile Israele, che anche in quel caso non confermò né smentì le accuse.