05/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Più di quattromila morti e settemila feriti tra buddisti e islamici nel 'Deep South' del paese

Tra gennaio 2004 e febbraio 2011 il sanguinoso bilancio del conflitto in atto nel sud della Thailandia, il cosiddetto Deep South – zona a prevalenza musulmana in un paese in cui il novantacinque percento degli abitanti è buddista – è di oltre diecimila attacchi. Oltre quattromilaseicento sono le vittime, settemilacinquecento i feriti. Tra i caduti si contano sia musulmani, poco più della metà, sia buddisti. I feriti, invece, sono per circa il settanta percento buddisti.

I numeri vengono da un rapporto del 'Deep South Watch', think tank che si occupa di monitorare le violenze nelle tre provincie a maggioranza musulmana del Sud del paese. Si tratta di Yala, Narathiwat e Pattani che, assieme a quattro distretti della provincia di Songkhala, costituiscono l'eccezione della Thailandia: oltre alla religione, la popolazione del Deep South si distingue dal resto dei thailandesi anche per essere di etnia malay e di lingua yawi, mentre la maggioranza del paese è di etnia thai o cinese.

Le violenze nella zona cominciarono nel 2001, quando scoppiò una rivolta etnica separatista. Inizialmente gli attacchi avevano come target poliziotti e militari, ma anche civili, e tra essi alcuni monaci buddisti. Nell'ottobre 2004 vennero torturati e uccisi 84 manifestanti musulmani, nonostante avessero scelto una forma di protesta pacifica, e nello stesso anno cominciò un'escalation di violenza che non si placò fino giugno 2010. Attualmente gli attacchi sembrano essere ripresi in maniera sanguinosa. Tra febbraio e marzo 2011 sono già tre gli scontri registrati nella zona, due sparatorie e una bomba esplosa, con vittime e feriti da entrambe le parti.