03/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi scontri di piazza in Kirghizistan, ancora a rischio di guerra civile
Miliziani del popoloSi chiamano ‘miliziani del popolo’. Sono giovani dalle maniere forti, cresciuti nelle palestre di alysh, l’arte marziale tipica della tradizione kyrghiza, abituati ai combattimenti corpo a corpo.
Sono stati i protagonisti della rivoluzione di marzo che ha abbattuto il regime di Askar Akaev.
E ora sono i tutori del nuovo ‘ordine rivoluzionario’ imposto dal governo di transizione di Kurmanbek Bakiev e Felix Kulov, i due leader della rivolta e del nuovo Kirghizistan.
La milizia è stata ufficialmente creata a fine maggio, e mercoledì ha debuttato a Bishkek con il violento sgombero del palazzo della Corte Suprema, da un mese e mezzo occupata da un centinaio di uomini e donne che chiedevano le dimissioni del presidente della Corte, ex fedelissimo di Akaev ritenuto dalla popolazione uno dei responsabili della frode elettorale che innescò la rivoluzione di marzo, ma che non è stato mai rimosso dal suo incarico.
 
Sostenitore dei milizianiMiliziani provenienti dal nord. Trecento giovani vestiti in tuta e abiti sportivi, armati di pietre e bastoni, arrivati a Bishkek con una carovana di autobus proveniente dai distretti del nord, hanno circondato il palazzo della Corte Suprema. Dalle finestre dell’edificio gli occupanti hanno iniziato a lanciare pietre e bottiglie molotov contro le milizie che, dopo un'ora di scontri – e senza incontrare alcuna resistenza da parte delle forze dell’ordine – hanno fatto irruzione nel palazzo malmenando gli occupanti e gettando i loro oggetti fuori dalle finestre. A cose fatte, anche i soldati e i poliziotti sono entrati nell’edificio, riprendendone possesso a nome del governo.
“Era ora che la Corte Suprema venisse liberata e che i giudici possano tornare a lavorare”, ha detto ai giornalisti una sostenitrice dei miliziani. “Quelli che avevano occupato l’edificio stavano lì accampati a non far nulla, a bere tè. Era ora che venissero cacciati”.
 
Gli occupanti accampati alla Corte SupremaOccupanti originari del sud. “I primi milziani sono arrivati ieri sera”, ha raccontato dal canto suo alla stampa uno degli ex occupanti della Corte. “Abbiamo chiesto loro cosa fossero venuti a fare, ma non rispondevano. Abbiamo cercato di far capire loro le ragioni della nostra protesta, che noi lottavamo per avere giustizia, per avere un sistema giudiziario che tuteli gli interessi del popolo, non quelli dei ricchi”.
Gli occupanti erano tutte persone provenienti dal sud del Kirghizistan, sostenitori di cinque politici meridionali dell’opposizione che nelle elezioni di marzo, cioè prima della rivoluzione, erano stati dichiarati sconfitti dalla Corte Suprema. Questa gente protestava dall’inizio di aprile per chiedere le dimissioni di Kurmanbek Osmonov, presidente della Corte, ancora in carica nonostante il suo ruolo nei brogli elettorali che scatenarono la rivolta.
 
Kulov (sinistra) e Bakiev (destra)Rischio guerra civile tra nord e sud. Questa vicenda è sintomo del malcontento di un popolo rimasto deluso da una rivoluzione che secondo molti commentatori ha cambiato tutto per non cambiare niente. Ma soprattutto mette il luce quello che molti temevano, ovvero la grave frattura che si è creata all’interno della nuova ‘leadership rivoluzionaria’, divisa tra il nord, più ricco e industrializzato, e il sud, più povero e contadino. Il primo rappresentato dal carismatico leader dell’opposizione Felix Kulov, ex prigioniero politico del regime di Akaev; il secondo rappresentato dall’attuale presidente ad interim, Kurmanbek Bakiev, originario del sud. Molti temono che le elezioni presidenziali previste per il 10 luglio si trasformino in uno scontro tra questi due personaggi con nuovi violenti disordini. Per scongiurare questo scenario da guerra civile i due politici hanno recentemente siglato un accordo che prevede che Bakiev, una volta eletto, nominerà Kulov primo ministro garantendogli ampi poteri. Un patto che rischia di saltare dopo i fatti di mercoledì. 

Enrico Piovesana

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