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Si chiamano ‘miliziani del popolo’. Sono giovani dalle
maniere forti, cresciuti nelle palestre di alysh,
l’arte marziale tipica della tradizione kyrghiza, abituati ai combattimenti
corpo a corpo.
Miliziani provenienti
dal nord. Trecento giovani vestiti in tuta e abiti sportivi, armati di pietre
e bastoni, arrivati a Bishkek con una carovana di autobus proveniente dai
distretti del nord, hanno circondato il palazzo della Corte Suprema. Dalle
finestre dell’edificio gli occupanti hanno iniziato a lanciare pietre e bottiglie
molotov contro le milizie che, dopo un'ora di scontri – e senza incontrare
alcuna resistenza da parte delle forze dell’ordine – hanno fatto irruzione nel
palazzo malmenando gli occupanti e gettando i loro oggetti fuori dalle
finestre. A cose fatte, anche i soldati e i poliziotti sono entrati nell’edificio,
riprendendone possesso a nome del governo.
Occupanti originari
del sud. “I primi milziani sono arrivati ieri sera”, ha raccontato dal
canto suo alla stampa uno degli ex occupanti della Corte. “Abbiamo chiesto loro
cosa fossero venuti a fare, ma non rispondevano. Abbiamo cercato di far capire
loro le ragioni della nostra protesta, che noi lottavamo per avere giustizia,
per avere un sistema giudiziario che tuteli gli interessi del popolo, non
quelli dei ricchi”.
Rischio guerra civile
tra nord e sud. Questa vicenda è sintomo del malcontento di un popolo
rimasto deluso da una rivoluzione che secondo molti commentatori ha cambiato
tutto per non cambiare niente. Ma soprattutto mette il luce quello che molti
temevano, ovvero la grave frattura che si è creata all’interno della nuova ‘leadership
rivoluzionaria’, divisa tra il nord, più ricco e industrializzato, e il sud,
più povero e contadino. Il primo rappresentato dal carismatico leader dell’opposizione
Felix Kulov, ex prigioniero politico del regime di Akaev; il secondo
rappresentato dall’attuale presidente ad interim, Kurmanbek Bakiev, originario
del
sud. Molti temono che le elezioni presidenziali previste per il 10 luglio si
trasformino in uno scontro tra questi due personaggi con nuovi violenti
disordini. Per scongiurare questo scenario da guerra civile i due politici hanno
recentemente siglato un accordo che prevede che Bakiev, una volta eletto,
nominerà Kulov primo ministro garantendogli ampi poteri. Un patto che rischia
di saltare dopo i fatti di mercoledì. Enrico Piovesana