31/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella lotta dei contadini di Suijiang compaiono nuove richieste

È una protesta come ce ne sono a migliaia in tutta la Cina, ma raccontarla fa capire come in questo enorme Paese che corre verso il futuro, i bisogni crescano in parallelo all'aumento del benessere e alla circolazione dell'informazione.

Siamo nella provincia sud-occidentale dello Yunnan, la contea è quella di Suijiang, attraversata dall'alto corso dello Yangtze che da queste parti si chiama Jinsha Jiang (fiume dalle sabbie dorate).
Qui, la polizia ha messo fine a una protesta durata cinque giorni: migliaia di contadini hanno bloccato una strada e un ponte sul fiume per poi lanciare pietre contro i poliziotti arrivati con tanto di blindato a forzare lo sbarramento. Su questa versione concordano sia la stampa ufficiale sia l'Information Center for Human Rights and Democracy di Hong Kong. Divergono invece sui numeri. Secondo il governo, sono stati impiegati circa 400 agenti, secondo il Center almeno 1.500. Circa cinquanta, più o meno equamente distribuiti, i feriti.

La gente non ha protestato contro l'ennesimo progetto di diga - quella di Xiangjiaba - e ha accettato anche le conseguenze del caso: l'esproprio di terre e case, che saranno inevitabilmente sommerse dall'acqua, e il trasferimento più o meno concordato in appositi alloggi di nuova costruzione, che coinvolgerà almeno 100mila persone.
La rabbia popolare si è invece scagliata contro la qualità e l'ubicazione dei nuovi alloggi, dopo che un terremoto nella vicina Birmania (e forse anche gli eventi giapponesi), hanno fatto suonare il campanello d'allarme: ma saranno sicure queste case? Evidentemente no, devono aver concluso.
Ma non solo. Oltre a quello dei residenti, i lavori della diga prevedono anche il trasferimento di un cimitero. Pare che il governo offra troppo poco - mille yuan a testa (poco più di cento euro) - per spostare tombe che ne costano almeno cinquemila.

La diga di Xiangjiaba è un progetto colossale: larga 909 metri e alta 161, avrà otto turbine con una capacità complessiva di 6.400 megawatt. Sarà pronta nel 2015 e si somma ad altri undici progetti che riguardano l'alto corso dello Yangtze. In tutto, le dodici dighe avranno una capacità di 59mila megawatt, l'equivalente di tutte le centrali idroelettriche degli Stati Uniti.
Ma decine di altre dighe sono in progetto sui fiumi cinesi del sud: il Lancang (cioè il Mekong), il Nujiang (Salween in birmano), l'Hongshui, il Jiulong.
Questi progetti dalle inevitabili ricadute ecologiche e umane hanno una loro giustificazione: permetterebbero alla Cina di uscire gradualmente da uno sviluppo economico "fossile" mantenendo inalterata la propria capacità di produrre, quella che l'ha resa "fabbrica del mondo".
Il Dragone è già capofila negli investimenti per la ricerca nelle energie rinnovabili. Qualche giorno fa, uno studio del Pew Charitable Trusts ha rivelato che nel 2010 Pechino ha investito 54,4 miliardi di dollari nell'eolico, nel solare e in altri progetti verdi, ben più della Germania - seconda, con 41 miliardi - e degli Stati Uniti - solo terzi, con 34 miliardi.
La dirigenza cinese ha ormai ben chiare le strategie complessive per una crescita sostenibile: necessaria al Paese e che anche il resto del mondo chiede a gran voce.

Le vicende di Suijiang ci dicono però anche un'altra cosa: i progetti, anche se virtuosi sul lungo periodo, non possono più passare sopra la testa della popolazione.
Le rivendicazioni dei manifestanti sono molto concrete, ma lasciano intuire un'evoluzione "qualitativa": non si chiede più solo il risarcimento economico per la casa, il terreno, la tomba di famiglia. La visione è più ampia e nasce dalla circolazione di informazioni. In particolare, ribellarsi contro il trasferimento in alloggi a rischio sismico significa che la lezione del terremoto del Sichuan è diventata patrimonio comune. Nel 2008, fece scandalo la scarsa qualità di molti edifici che si sbriciolarono sulle teste dei loro occupanti. Le inchieste indipendenti furono presto messe a tacere, ma l'informazione comunque circolò. E da allora, anche per opera dello stesso governo che vuole reprimere il malaffare a livello locale, sono aumentate anche sui giornali le inchieste su fenomeni di corruzione e malcostume.
Bisogni molto materiali e informazione che filtra: così evolve la Cina. Basta che, come sempre, non si vada a toccare la struttura fondamentale dello Stato.

Gabriele Battaglia

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