Il Kuwait non rilascia più i permessi per lavorare nei bar alle lavoratrici straniere
E’ una notizia abbastanza curiosa
di questi giorni, quella che vede il Kuwait smettere di
rilasciare permessi di lavoro per le donne straniere che chiedono di
lavorare in bar, internet café, sale da gioco, giustificandosi
accennando a “diversi problemi”. Dalle pagine di Al Qabas, il
primo quotidiano che ha dato spazio alla notizia, però non si specifica se il
Ministro
chiederà alle donne già impiegate in questi posti di lasciare il loro
lavoro. I rappresentanti dell’Emirato non hanno
voluto spiegare quali siano le vere motivazioni che hanno
spinto a questa drastica decisione.
Ne
abbiamo parlato con Massimo Cipolla di Amnesty International e
grande esperto della zona medio-orientale, che ci ha
fatto un quadro della situazione dei lavoratori stranieri
nella zona della Penisola Arabica. “ Effettivamente per quanto
riguarda le lavoratrici e i lavoratori stranieri in questa zona ci sono
diversi problemi. Innanzitutto possiamo dire che vengono considerati in
tutto e per tutto dei cittadini di serie B. Purtroppo tutto questo è
sbagliato. Nei Paesi della penisola arabica molto del progresso
raggiunto è anche merito dei lavoratori stranieri che hanno portato
nuove conoscenze, nuove tecnologie."
E
continua: "Certo, anche sotto il punto di vista dei processi e
della giustizia i cittadini stranieri che si trovano in questa
zona sono soggetti a
un diverso trattamento rispetto alla popolazione
locale". Si può facilmente ipotizzare che una delle
motivazioni principali che hanno spinto il governo a prendere
questa decisione sia quella di cercare di bloccare il fenomeno
della prostituzione che negli ultimi tempi sta prendendo piede nei
paesi dell'area della penisola
arabica.
Va
precisato che nel Kuwait esistono circa un milione e
seicentomila lavoratori stranieri su una popolazione totale di circa
due milioni e mezzo di abitanti. Un terzo dei lavoratori stranieri sono
donne e circa trecentomila sono impiegate come domestiche.
Secondo il quotidiano Al Qabas,
che ha citato come fonte le parole di un ufficiale del governo, il
Ministro per il Lavoro e gli Affari Sociali avrebbe stabilito
anche di bloccare il trasferimento del permesso di residenza
per le donne straniere già
impiegate in altri settori ma desiderose di
intraprendere queste professioni nei locali
sopracitati.
La decisione è in forte
contrasto con la legge, che vedrà (in Kuwait le donne lo
sperando da tempo) il suo varo a settembre di
quest'anno, che garantirebbe per la prima volta il
diritto di voto alle donne kuwaitiane oltre al diritto di
candidarsi in occasione delle elezioni municipali.
Non si sbilanciano comunque le donne dell'emirato. Sono
ancora molto incerte e preoccupate sul futuro di questa proposta di
legge. Preoccupate anche dal fatto che in Kuwait il diritto di voto
viene esercitato solo da una ristrettissima porzione di popolazione che
ha superato i ventuno anni di età. Si calcola che siano circa cento
quarantamila gli aventi diritto al voto. In precedenza la proposta di
legge era stata bloccata dal Parlamento kuwaitiano da parte del gruppo
religioso sunnita che detiene la maggioranza.
Bandar Al-Nashie, segretario generale del Movimento
Costituzionale Islamico del Kuwait, intervistato da IslamOnline ha
affermato che " la società kuwaitiana adesso è pronta ad accettare la
partecipazione politica delle donne mentre la precedente posizione del
movimento era collegata più che altro a particolari circostanze sociali
che non alla Sharia, la legge
coranica. La politica sta facendo il suo
corso. Prima o poi anche le donne kuwaitiane avranno pieni diritti. Per
quanto riguarda il trattamento dei cosidetti "cittadini di serie B"
bisognerà aspettare ancora del tempo.