27/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Kuwait non rilascia più i permessi per lavorare nei bar alle lavoratrici straniere
Lavoratrice in KuwaitE’ una notizia abbastanza curiosa di questi giorni, quella che vede il Kuwait smettere di rilasciare permessi di lavoro per le donne straniere che chiedono di lavorare in bar, internet café, sale da gioco, giustificandosi accennando a “diversi problemi”. Dalle pagine di Al Qabas, il primo quotidiano che ha dato spazio alla notizia, però non si specifica se il Ministro chiederà alle donne già impiegate in questi posti di lasciare il loro lavoro. I rappresentanti dell’Emirato non hanno voluto spiegare quali siano le vere motivazioni che hanno spinto a questa drastica decisione.
 
Ne abbiamo parlato con Massimo Cipolla di Amnesty International e grande esperto della zona medio-orientale, che ci ha fatto un quadro della situazione dei lavoratori stranieri nella zona della Penisola Arabica. “ Effettivamente per quanto riguarda le lavoratrici e i lavoratori stranieri in questa zona ci sono diversi problemi. Innanzitutto possiamo dire che vengono considerati in tutto e per tutto dei cittadini di serie B. Purtroppo tutto questo è sbagliato. Nei Paesi della penisola arabica molto del progresso raggiunto è anche merito dei lavoratori stranieri che hanno portato nuove conoscenze, nuove tecnologie."
 
E continua: "Certo, anche sotto il punto di vista dei processi e della giustizia i cittadini stranieri che si trovano in questa zona sono soggetti a un diverso trattamento rispetto alla popolazione locale". Si può facilmente ipotizzare che una delle motivazioni principali che hanno spinto il governo a prendere questa decisione sia quella di cercare di bloccare il fenomeno della prostituzione che negli ultimi tempi sta prendendo piede nei paesi dell'area della penisola arabica.
 
Va precisato che nel Kuwait esistono circa un milione e seicentomila lavoratori stranieri su una popolazione totale di circa due milioni e mezzo di abitanti. Un terzo dei lavoratori stranieri sono donne e circa trecentomila sono impiegate come domestiche.
 
Secondo il quotidiano Al Qabas, che ha citato come fonte le parole di un ufficiale del governo, il Ministro per il Lavoro e gli Affari Sociali avrebbe stabilito anche di bloccare il trasferimento del permesso di residenza per le donne straniere già impiegate in altri settori ma desiderose di intraprendere queste professioni nei locali sopracitati.
 
La decisione è in forte contrasto con la legge, che vedrà (in Kuwait le donne lo sperando da tempo) il suo varo a settembre di quest'anno, che garantirebbe per la prima volta il diritto di voto alle donne kuwaitiane oltre al diritto di candidarsi in occasione delle elezioni municipali.
 
Non si sbilanciano comunque le donne dell'emirato. Sono ancora molto incerte e preoccupate sul futuro di questa proposta di legge. Preoccupate anche dal fatto che in Kuwait il diritto di voto viene esercitato solo da una ristrettissima porzione di popolazione che ha superato i ventuno anni di età. Si calcola che siano circa cento quarantamila gli aventi diritto al voto. In precedenza la proposta di legge era stata bloccata dal Parlamento kuwaitiano da parte del gruppo religioso sunnita che detiene la maggioranza.
 
Bandar Al-Nashie, segretario generale del Movimento Costituzionale Islamico del Kuwait, intervistato da IslamOnline ha affermato che " la società kuwaitiana adesso è pronta ad accettare la partecipazione politica delle donne mentre la precedente posizione del movimento era collegata più che altro a particolari circostanze sociali che non alla Sharia, la legge coranica. La politica sta facendo il suo corso. Prima o poi anche le donne kuwaitiane avranno pieni diritti. Per quanto riguarda il trattamento dei cosidetti "cittadini di serie B" bisognerà aspettare ancora del tempo.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Kuwait