31/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il comando di Unified Protector passa all'Alleanza i cui caccia questa mattina hanno attaccato Brega. Polemico il vescovo di Tripoli: "Solo a Tripoli 40 vittime civili"

Dalle 8 di questa mattina (a Londra erano le 6), il comando delle operazioni militari in Libia è ufficialmente passato alla Nato, che d'ora in poi avrà la guida dell'operazione Unified Protector. Fino ad oggi, la missione libica era guidata dalla "coalizione dei volenterosi".

I caccia Nato hanno subito puntato su Brega, importante centro petrolifero della Cirenaica, attaccandola da sud, dove erano comparsi carrarmati dell'esercito libico. Secondo fonti vicine ai ribelli, alcuni tank libici sarebbero stati distrutti nei pressi del villaggio di al-Arqub. I raid aerei, che al momento sono ancora in corso, dovrebbero spianare agli insorti, la cui avanzata verso la città è stata comunque interrotta.

Sempre a riguardo della missione militare, da Parigi oggi è arrivata la conferma della partecipazione degli Emirati Arabi Uniti all'attacco contro la Libia. Gli Emirati avevano già offerto i proprio aerei all'Alleanza per imporre alla Libia il rispetto della no fly zone imposta con la Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite.

Polemico l'intervento del vicario apostolico di Tripoli Giovanni Innocenzo Martinelli che ieri, in un'intervista a Peacereporter, aveva denunciato le vittime civili causate dai raid della Nato. Oggi è tornato sull'argomento, sostenendo che i caccia dell'Alleanza, nella sola Tripoli, avrebbero fatto circa 40 vittime collaterali. 

Non mostra maggiore pietà, tutt'altro, Muhammar Gheddafi. Secondo fonti della resistenza, i suoi soldati avrebbero lasciato Ajdabiya, dopo una decina di giorni di assedio, avendo piazzato mine nei dintorni della città. Si tratterebbedi mine brasiliane, progettate per colpire persone e mine egiziane che esplodono al passaggio dei tank. Due campi minati sono già stati scoperti nelle operazioni di controllo.