12/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le carceri nello Yemen sono posti più sicuri delle famiglie
La storia di Hurriya, ragazza yemenita condannata a sei settimane di carcere perchè, secondo il tribunale che l'ha giudicata, ha fatto sesso prima del matrimonio. Lei si dice vittima di uno stupro e grida la sua innocenza. La famiglia non la difenderà. Nello Yemen le prigioni, per le donne, sono un posto più sicuro rispetto alla famiglia.
 
Hurriya, sedici anni, yemenita. È stata in prigione per sei settimane aspettando un processo per aver commesso un reato. Ha fatto sesso prematrimoniale. Come le altre donne yemenite prigioniere. Ma né il carcere né il processo spaventano la ragazza quanto rivedere la sua famiglia. Hurriya si dichiara pienamente innocente; dice di aver combattuto con tutte le sue forze contro uno stupro.
 
Hurriya però ha anche una certezza. Sa che a casa troverà molta ostilità e durezza nei suoi familiari. “ Non voglio che sappiano quello che è successo. Mi farebbero del male oppure mi ucciderebbero.” Nello Yemen, lo stato con capitale San’à che si sporge dalla penisola arabica, per una donna andare in carcere può diventare un problema irrisolvibile. Secondo il ministro per i diritti umani Amat Al Aleem Alsowa “ per un uomo dalle nostre parti, andare in prigione sarebbe fonte di orgoglio. Esiste un proverbio secondo il quale un uomo raggiunge la piena maturità (diventa uomo appunto) solo dopo essere andato in prigione. Ma per una donna no. Una donna se ne vergogna a vita.”
 
La maggioranza delle donne che stanno in prigione non vuole più andarsene perché – potrà sembrare un paradosso - si sentono molto più al sicuro che a casa propria. “Il problema del carcere per le donne è molto grande. Purtroppo le famiglie e le loro comunità, una volta che sono uscite, non le accettano più” dice Razmira Al Iryani presidentessa dell’Unione delle donne yemenite, una Ong che si occupa anche del recupero delle ex carcerate.
 
Ci sono molte differenze nei processi agli uomini rispetto a quelli che subiscono le donne. I processi riguardanti le donne sono molto lunghi, mentre quelli che vedono protagonisti gli uomini si risolvono abbastanza velocemente. In genere i famigliari delle imputate non si impegnano mai a fondo per chiedere un processo equo, giusto, rapido. I maschi invece in genere ricevono un trattamento diverso, un supportomaggiore, anche dal punto di vista legale, e se un uomo viene condannato per essere l’autore di un omicidio viene rilasciato più rapidamente di una donna che è stata condannata per un crimine minore.
 
Poi per le donne inizia il calvario: il timore di dover tornare dalla famiglia, la paura di essere rigettate spinge le donne appena uscite dal carcere a cercare di cambiare identità oppure ad andarsene, a cambiare zona. “ Un uomo che esce di prigione si reca in moschea a pregare e la comunità della quale fa parte e la famiglia gli concedono il perdono. Una donna non viene perdonata tanto facilmente” dice Saleh Al Manee vice amministratore delle prigioni yemenite.
 
Dhya Fadhl, psicologo del ministero della Sanità, da lungo tempo impegnato nel recupero delle ex detenute e del loro rapporto con i famigliari dice: “ molto spesso anche i figli delle ex detenute vengono rifiutati dalle loro famiglie.”
 
“Non so dove andrò. Non lo so proprio” dice Hurriya “ ma l’unica cosa certa è che non potrò tornare dalla mia famiglia. E’ una cosa impossibile. Dal momento in cui una donna entra in carcere diventa una vergogna enorme per la sua famiglia. Così sarà anche per me” continua Hurriya “ a casa non mi vorranno più bene indipendentemente dal fatto che io sia colpevole oppure no. Per loro sarò sempre una vergogna.”
 
Alessandro Grandi
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Yemen