La storia di Hurriya, ragazza yemenita condannata a sei settimane di
carcere perchè, secondo il tribunale che l'ha giudicata, ha fatto sesso
prima del matrimonio. Lei si dice vittima di uno stupro e grida la sua
innocenza. La famiglia non la difenderà. Nello Yemen le prigioni, per
le donne, sono un posto più sicuro rispetto alla
famiglia.
Hurriya, sedici anni, yemenita. È stata in
prigione per sei settimane aspettando un processo per aver commesso un
reato. Ha fatto sesso prematrimoniale. Come le altre donne yemenite
prigioniere. Ma né il carcere né il processo spaventano la ragazza
quanto rivedere la sua famiglia. Hurriya si dichiara pienamente
innocente; dice di aver combattuto con tutte le sue forze contro uno
stupro.
Hurriya però ha anche una certezza.
Sa che a casa troverà molta ostilità e durezza nei suoi
familiari. “ Non voglio che sappiano quello che è successo. Mi
farebbero del male oppure mi ucciderebbero.” Nello Yemen,
lo stato con capitale San’à che si sporge dalla penisola arabica, per
una donna andare in carcere può diventare un problema irrisolvibile.
Secondo il ministro per i diritti umani Amat Al Aleem Alsowa “ per un
uomo dalle nostre parti, andare in prigione sarebbe fonte di orgoglio.
Esiste un proverbio secondo il quale un uomo raggiunge la piena
maturità (diventa uomo appunto) solo dopo essere andato in prigione. Ma
per una donna no. Una donna se ne vergogna a vita.”
La maggioranza delle donne che stanno in prigione non vuole
più andarsene perché – potrà sembrare un paradosso - si sentono molto
più al sicuro che a casa propria. “Il problema del carcere per le donne
è molto grande. Purtroppo le famiglie e le loro comunità, una volta che
sono uscite, non le accettano più” dice Razmira Al Iryani presidentessa
dell’Unione delle donne yemenite, una Ong che si occupa anche del
recupero delle ex carcerate.
Ci sono molte
differenze nei processi agli uomini rispetto a quelli che subiscono le
donne. I processi riguardanti le donne sono molto lunghi,
mentre quelli che vedono protagonisti gli uomini si risolvono
abbastanza velocemente. In genere i famigliari delle imputate non si
impegnano mai a fondo per chiedere un processo equo, giusto, rapido. I
maschi invece in genere ricevono un trattamento diverso, un
supportomaggiore, anche dal punto di vista legale, e se un
uomo viene condannato per essere l’autore di un omicidio viene
rilasciato più rapidamente di una donna che è stata condannata per un
crimine minore.
Poi per le donne
inizia il calvario: il timore di dover tornare dalla famiglia, la paura
di essere rigettate spinge le donne appena uscite dal carcere a cercare
di cambiare identità oppure ad andarsene, a cambiare zona. “ Un uomo
che esce di prigione si reca in moschea a pregare e la comunità della
quale fa parte e la famiglia gli concedono il perdono. Una donna non
viene perdonata tanto facilmente” dice Saleh Al Manee vice
amministratore delle prigioni yemenite.
Dhya Fadhl, psicologo del ministero della Sanità, da lungo
tempo impegnato nel recupero delle ex detenute e del loro rapporto con
i famigliari dice: “ molto spesso anche i figli delle ex detenute
vengono rifiutati dalle loro famiglie.”
“Non
so dove andrò. Non lo so proprio” dice Hurriya “ ma l’unica cosa certa
è che non potrò tornare dalla mia famiglia. E’ una cosa impossibile.
Dal momento in cui una donna entra in carcere diventa una vergogna
enorme per la sua famiglia. Così sarà anche per me” continua Hurriya
“ a casa non mi vorranno più bene indipendentemente
dal fatto che io sia colpevole oppure no. Per loro sarò sempre una
vergogna.”