Tre giornalisti sono stati condannati per aver pubblicato un dossier sulla omosessualità
Il 2003 ha registrato un forte accrescimento della censura in diverse parti del
mondo. Ma l’informazione in Medio Oriente insieme a quella del continente asiatico
è quella che fa registrare il maggior numero di media che vengono fatti tacere.
Per fare un breve esempio possiamo ricordare che la notizia della cattura di Saddam
Hussein da parte degli uomini dell’esercito statunitense, che nei media occidentali
è stata fatta circolare con una velocità impressionante, è stata solo parzialmente
pubblicata dalle agenzie filo-governative dei paesi mediorientali.
La libertà di stampa nello Yemen non esiste. Nonostante le ultime dichiarazioni
del ministro dell’Informazione Hussein Al Awaadhi dicano esattamente il contrario,
il recente rapporto di Reporter sans frontiere sulla libertà dell’informazione
colloca lo Yemen al 103esimo posto ( su 139 paesi) nella lista mondiale. A sentire
le parole del ministro “ Senza la libertà di stampa non può esistere la democrazia”
sembrerebbe che nello Yemen tutti i giornalisti possano dire la loro. “ In Yemen
– sostiene il ministro - l’informazione è libera, esistono trecento giornali fra
governativi e privati”.
Per ricordare quanto sia libera l’informazione nello Yemen il ministro fa sapere
che “il Governo non ha alcuna possibilità di chiudere un giornale. Solo la Corte
di Giustizia ha questo potere”. Non è purtroppo così. E’ notizia di ieri (19 maggio
ndr) che tre giornalisti sono stati condannati dal tribunale yemenita per aver
parlato in pubblico di omosessualità. Di due di loro non si conoscono i nomi,
il terzo è il direttore del giornale dove i reporters lavoravano, Jalal al Sharaabi.
La ricerca da loro effettuata l’anno scorso, anche se giudicata solo adesso, e
apparsa sul giornale arabo The Week, diretto appunto da Jalal al Sharaabi. “ La
notizia della condanna mi ha scioccato” ha fatto sapere il direttore “ma rispetto
la legge e il mio avvocato mi difenderà”.
I tre sono stati condannati alla sospensione dal servizio per diversi mesi. Secondo
il tribunale, l’inchiesta, che fra le altre cose conteneva interviste ad omosessuali
incarcerati, era lesiva e violava la moralità, gli usi, i costumi del popolo yemenita.
Lo Yemen è uno stato arabo molto conservatore e l’omosessualità è ancora considerata
un tabù, e la religione con più fedeli, l’Islam, la denuncia fortemente. In un’inchiesta
che Amnesty International ha pubblicato alla fine di settembre del 2003, vengono
denunciati in Yemen arresti di massa, persecuzione di giornalisti, torture e violenze
nei loro confronti.
I giornalisti critici verso le autorità sono diventati sempre più oggetto di
azioni giudiziarie ed arresti. Alcuni hanno subito vessazioni con ammonizioni
e minacce per impedire che divulgassero notizie sugli arresti di massa avvenuti
dopo l'11 settembre 2001. L'anno scorso, il 29 aprile Nabil al-Kumaim, corrispondente
del giornale del Qatar al-Rayah, è stato arrestato nella sua abitazione di Sanaa
per aver scritto un articolo sulla presenza di sostenitori di al-Qaida nello Yemen.
È stato interrogato circa le sue fonti d’informazione, prima di essere rilasciato
alcune ore più tardi.
Il 4 giugno 2003 un tribunale di Sana’a ha condannato tre giornalisti, Abdel
Rahim Mohsen, Ibrahim Hussein e Khaled Sulaiman, ciascuno a una pena detentiva
di cinque mesi con la condizionale. I tre erano accusati di aver pubblicato alcuni
articoli sul quotidiano al-Thawri nel mese di febbraio in cui incitavano a sentimenti
irrazionali e settari che mettevano in pericolo l’unità del Paese. In seguito
ad una manifestazione di protesta, Abdel Rahim Mohsen ed Ibrahim Hussein sono
stati rilasciati a luglio a condizione che si sarebbero presentati in successive
udienze. E ieri 19 maggio 2004 la condanna (e la censura) sono capitate a questi
tre giornalisti colpevoli di aver fatto informazione su argomenti molto delicati
in un paese molto conservatore.