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Il sito sudafricano specializzato in medicina e sanità, Health-e, l'allarme l'ha lanciato senza giri di parole, con un articolo postato il 24, eloquentemente intitolato: "Drug-Resistant TB - A Ticking Time Bomb". La bomba che sta per esplodere è quella di una forma di tubercolosi resistente al trattamento farmacologico (Dr-tb). O forse è già esplosa. "Ci avevano detto che la Dots (Directly Observed Treatment Short )strategy scelta dall'Organizzazione mondiale della sanità avrebbe risolto il problema", racconta Eric Goemaere, di Medici senza frontiere. Ma così non è stato. Basta guardare alle cifre per rendersene conto: nel 2009 si contavano 9,4 milioni di persone con la tubercolosi e due milioni di decessi. Se negli anni Ottanta e Novanta la malattia sembrava esser stata contenuta, adesso le cifre dipingono un altro quadro. E in Sudafrica la situazione è particolarmente allarmante perché il Paese è in prima linea anche nella lotta al virus mortale dell'Aids, che in moltissimi ha già colpito persone che si ammalano di tubercolosi: i tassi di coinfezione sono altissimi, si aggirano sul 70 per cento. Ma ciò che più spaventa medici e ricercatori, è la forma di tubercolosi che resiste alla terapia farmacologica. Secondo i dati diffusi da Msf, negli ultimi dieci anni si sono registrati oltre cinque milioni di casi, per un milione e mezzo di morti e solo lo 0,5 per cento dei malati ha avuto accesso al trattamento appropriato.
Per capire origine e sviluppo di questa nuova crisi, non c'è bisogno di un grande sforzo di fantasia: la chiave economica apre molte porte. I cosiddetti farmaci di seconda linea, cioè ai quali si ricorre nel caso in cui la prima linea abbia fallito, sono estremamente costosi. Un trattamento di questo tipo, secondo studi realizzati in Sudafrica, può costare tra 4500 e i novemila dollari, vale a dire 475 volte in più di una cura per una tubercolosi che non si sia dimostrata resistente, spiega Health-e, addirittura tra i duemila e cinquemila dollari al mese, si legge in un comunicato diffuso da Unitaid. Il costo delle medicine allora spiega perché molti pazienti in cura ad un certo punto abbandonino la terapia. L'interruzione del trattamento favorisce la trasformazione della tubercolosi in forme resistenti alla cura. Una controprova deriva dalla semplice analisi delle cifre: alla fine del 2009, soltanto 19 mila persone erano stavano seguendo terapie per la Dr-tb. Ed ha sempre una radice economica la scarsa attenzione riservata alla malattia dalla ricerca. Questi farmaci non hanno un mercato molto reddiitizio: "La tubercolosi è soprattutto una malattia dei Paesi in via di sviluppo e l'industria farmaceutica non ha molti incentivi ad investire in ricerca e sviluppo", spiega Jorge Bermudez, il direttore generale di Unitaid. Secondo l'organizzazione, i farmaci impiegati nella lotta a questa malattia sono quelli di 40 anni fa. Anche questo spiega perchè i casi di Dr-tb siano in costante aumento.
Tanto, la case farmaceutiche possono guadagnare bene anche con le medicine che sono in circolazione, basta solo aumentare i prezzi. Un occhio al listino del 2001 e a quello del 2011 e si scopre che i farmaci antitubercolosi sono stati colpiti da un'inflazione selvaggia: secondo Msf, il costo delll'Amikacin 500 mg in 10 anni è aumentato dell'864 per cento, quello del Kanamycin del 617 per cento mentre Cycloserin e Capreomycin hanno toccato rialzi del 300 per cento. Qualcosa si può fare, però: innanzitutto ridiscutere il tariffario farmacutico con le case produttrici perché esistono sperequazioni che si possono livellare. Per esempio, se Msf paga una dose giornaliera di acido amminosalicinino l'equivalente di 21 rand sudafricani; il governo di Pretoria deve sborsarne 80. Questo, nonostante il Sudafrica sia uno dei Paesi più esposti di fronte a questa recrudescenza della malattia. Bisogna, infine, precisare che non si tratta solo di un problema sudafricano: per l'Oms, la tubercolosi è una delle tre pandemie globali, insieme ad eptate ed Aids e oltre all'Africa, il continente più sotto pressione, quello in cui si registrano più casi di Dr-tb, è proprio l'Europa. Viene da chiedersi quale sia la situazione in Italia e quanto sia pericoloso trasformare gli ospedali in un luogo di schedatura degli immigrati irregolari.
Alberto Tundo