31/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Confessioni di guerriglieri e propaganda dei ribelli. Tutto è lecito?
una video-confessione di alcuni insorti iracheniLa guerra televisiva. Gli ultimi in ordine di tempo a confessare in diretta sono stati i cinque insorti, quattro palestinesi e un iracheno, accusati dell'attentato al mercato di Baghdad del 15 maggio scorso: 15 morti e 84 feriti. Gli imputati sono apparsi all'ora di cena su una rete dell' Iraqi Television Network,  il gruppo radio televisivo fondato da Paul Bremer quando comandava l'apparato civile della Coalizione.
Il loro arresto, avvenuto solo nove ore dopo l'attentato, aveva destato molte perplessità. Solo che la confessione in diretta tv ha sgomberato il campo dai dubbi. Ma questo non è un caso isolato e, secondo molti osservatori, il principio è un altro: fiaccare la resistenza armata irachena.
Quella che si può immaginare come puntata zero della guerra mediatica è stata l'uccisione dei figli di Saddam Hussein.
 
Confessioni in diretta. Le immagini dei volti tumefatti di Uday e Qusay, uccisi in un attacco delle truppe della Coalizione a luglio del 2003, trasmesse per ore sugli schermi delle televisioni degli iracheni, sono state un colpo notevole per il morale dei fedelissimi di Saddam. Da quel momento in poi, a ciclo continuo, le immagini più significative dei successi militari della Coalizione diventavano pane quotidiano per le televisioni di quell’ Iraqi Television Network creato apposta e che non ha precedenti nella storia dei conflitti recenti. Gli ultimi mesi sono invece stati caratterizzati dalle 'video-confessioni'. Detenuti in odore di guerriglia armata appaiono in tv nelle ore di massimo ascolto e, con un atteggiamento profondamente contrito, confessano tutte le azioni per le quali sono in carcere ma, soprattutto, sottolineano l'assoluta inutilità della resistenza armata, la profonda inumanità della condizione nella quale hanno vissuto fino a quel momento e si pentono del sangue versato. L'invito con il quale si chiudono quasi tutte queste trasmissioni è quello a lasciare il fucile e a dedicarsi alla costruzione del nuovo Iraq. Dopo due anni di guerra, con un numero di vittime civili che diventa sempre più difficile nascondere e con le bare dei militari in continuo aumento, gli Usa hanno deciso di utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione per accelerare il processo di normalizzazione dell'Iraq, anche per le crescenti difficoltà nel reclutare forze fresche da inviare nel Paese.
 
un video di rivendicazione con degli ostaggiLezioni di guerriglia.  Non sono solo gli Stati Uniti a conoscere le potenzialità del mezzo visivo per comunicare quello che si vuole. E la guerriglia si è adeguata. Il pensiero corre veloce ai video con le rivendicazioni dei rapimenti o alle immagini agghiaccianti degli sgozzamenti di ostaggi. Adesso però i mezzi di comunicazione dei ribelli si sono affinati e, in un momento difficile per la lotta armata contro le truppe della Coalizione, il video viene utilizzato anche come elemento di propaganda e di chiamata alle armi. Sono ormai due anni che in Iraq, con una media di cinque attentati suicidi al giorno, si combatte senza sosta. Per quanto appoggiata in taluni casi dalla popolazione, per paura o per comunità d'intenti, la resistenza armata irachena ha il fiato corto. Negli ultimi giorni, in diversi siti internet della galassia della guerriglia in Iraq, sono apparsi dei veri e propri appelli alla lotta armata contro le truppe straniere che occupano l'Iraq e contro tutti coloro che in qualche maniera la aiutano.
 
Chiamata alle armi. Nello specifico i siti offrono una guida pratica per diventare cecchini che, come specifica il bando della 'chiamata alle armi', è un modo indipendente per aiutare la resistenza armata. Il canale televisivo statunitense ABC ne ha trasmesso un'analisi dettagliata. “I siti internet degli insorti iracheni”, raccontava il servizio della tv Usa, “insegnano ai guerriglieri a fare i cecchini e l'invitano in particolare a colpire gli ufficiali e i piloti statunitensi per infliggere il massimo danno possibile”. Questo genere di siti sono sempre più interattivi. Mentre si naviga si viene sottoposti a domande improvvise del tipo: “A chi devi sparare? Chi devi colpire per liberare il tuo Paese?”. La risposta è abbastanza scontata. Alle istruzioni pratiche e alla chiamata alle armi sono spesso accompagnati dei video 'celebrativi'. Immagini di azioni terroristiche riuscite, filmati amatoriali di mezzi militari della Coalizione in fiamme e immagini di brutalità commesse dalle truppe occupanti. Una sorta di videoteca dagli intenti allo stesso tempo celebrativi e didattici. Se uno dei motivi della guerra in Iraq era di farne un Paese più 'occidentale', dal punto di vista della comunicazione si può essere contenti dei risultati.
 

Christian Elia

Articoli correlati:
26/01/2005 Abusi fratricidi: Per Hrw, dopo Abu Ghraib, gli abusi non sono terminati. Adesso li compiono gli stessi iracheni
07/01/2005 Elezioni a tutti i costi: Per Allawi si deve votare, nonostante la situazione in Iraq non conosca tregua
14/12/2004 Speculazioni di guerra: Le agenzie di collocamento privato a Baghdad si rivelano delle truffe
23/11/2004 Iraqi Press Freedom: Sono 46, tra giornalisti, operatori video e collaboratori, i morti nella guerra in Iraq.
15/11/2004 La fame in Iraq: Un quarto della popolazione mangia solo grazie alle razioni di cibo distribuite sul territorio
07/05/2004 Viaggio tra le macerie: Reportage da Falluja, dove un mese d'assedio ha prodotto una situazione disastrosa
12/10/2004 Bombardamento di civili: Un video mostra il lancio di un missile su una strada di Falluja.
10/09/2004 Iraq, sempre peggio: Il mondo tiene il fiato per gli ostaggi, la guerra non conosce soste
23/07/2004 Sulla pelle dei civili: Censurato un report dell'OMS sui rischi per la salute degli iracheni
29/06/2004 Iraq: nuovo governo, vecchi problemi: Intervista allo scrittore iracheno Younis Tawfik
04/06/2004 L'uomo del mistero: Annunciato l'arresto di Zarqawi, poi la smentita
11/05/2004 La verità negata: Il rapporto della Croce Rossa sulle torture nelle carceri irachene
05/05/2004 L'assedio di Falluja: Da un mese la città sunnita è sotto attacco. Popolazione allo stremo
03/05/2004 In Iraq fame e sete di notizie: Sono comparsi giornali, radio e televisioni, ma fanno i conti con la coalizione
12/03/2004 "Vinta la guerra, persa la pace": Le impressioni di un ex soldato Usa di ritorno dall'Iraq
06/02/2004 Ma non era finita?: Tante, troppe le vittime irachene per la guerra
06/02/2004 La guerra non finisce al fronte: Lettera di un'infermiera militare Usa: la guerra è una follia
23/12/2003 Aiuti pericolosi: Interventi umanitari e operazioni militari: una differenza da mettere in chiaro
17/12/2003 Saddam, le guerre e la stampa muta: La cattura di Saddam e la stampa
03/12/2003 Iraq, i detenuti fantasma: Dopo la fine della guerra, molti iracheni in carcere senza processo
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità