01/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Russia chiude le sue basi in Georgia. La reazione dei separatisti osseti
Soldati russi in Georgia“E’ un evento storico per il nostro Paese, una data importantissima che segna la fine di due secoli di presenza militare russa in Georgia”.
Con queste parole il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha commentato lunedì sera il sudatissimo raggiungimento dell’accordo tra Tbilisi e Mosca sulla chiusura delle ultime due basi militari russe in territorio georgiano.
Dopo anni di difficilissime trattative, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo georgiano Salome Zurabishvili hanno stabilito che i tremila soldati russi delle due basi di Akhalkalaki (vicino al confine armeno) e di Batumi (sulla costa del Mar Nero) con i loro carri armati dovranno lasciare la Georgia entro e non oltre la fine del 2008.
 
La parata dell'Indipendenza a TbilisiLa fine di un’epoca durata due secoli. L’accordo sulla smobilitazione militare russa, siglato non a caso pochi giorni dopo il quattordicesimo anniversario dell’indipendenza georgiana dall’Unione Sovietica (25 maggio 1991), segna effettivamente la fine di un’epoca che ha visto questo Paese vivere per duecento anni all’ombra del Cremlino. Un’epoca iniziata nel 1801 con la formalizzazione dell’annessione del regno di Georgia all’impero zarista, continuata dopo l’invasione sovietica del 1921, finita formalmente con il crollo dell’Urss, ma terminata sostanzialmente solo con la ‘rivoluzione delle rose’ del novembre 2003, quella che vide l’uscita di scena dell’ex leader comunista Eduard Shevardnadze e l’ingresso del giovane avvocato filoamericano Mikhail Saakashvili.
La chiusura delle basi russe rappresenta il coronamento del processo di sganciamento della Georgia dalla sfera d’influenza russa e il suo ingresso in quella occidentale, americana ed europea. Con buona pace dei nazionalisti di Mosca.
 
Separatismi in GeorgiaClima più disteso tra Tbilisi e Mosca. L’accordo è stato accompagnato da un profluvio di dichiarazioni di amicizia russo-georgiana, da entrambe le parti.
Il presidente Saakashvili ha dichiarato che i georgiani “vogliono relazioni di amicizia e di buon vicinato con la Russia, alla quale non creeranno mai nessun problema”.
Il ministro degli Esteri russo Lavrov, dal canto suo, ha affermato che la Russia “farà il possibile per contribuire a una soluzione pacifica dei conflitti separatisti in Ossezia del Sud e Abkhazia”.
Conflitti che sono stati entrambi alimentati dalla Russia dopo il 1991 nel tentativo di destabilizzare la neonata repubblica indipendente di Georgia. E che sono tornati a infiammarsi lo scorso anno a causa della politica irredentista e nazionalista di Saakashvili.
La scorsa estate il riesplodere della tensione in Ossezia del Sud aveva condotto la Georgia sull’orlo di una nuova guerra, scongiurata in extremis dalle pressioni congiunte di Stati Uniti e Russia.
 
Poliziotti georgiani in Ossezia del SudMa i separatisti osseti non si danno per vinti. Uno scenario che rischia di ripetersi anche questa estate.
Domenica, dopo un anno di relativa calma, quattro miliziani separatisti osseti e un poliziotto georgiano sono morti in uno scontro a fuoco avvenuto in un villaggio poco a nord di Tskhinvali, capitale dell’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del Sud. Le versioni georgiana e osseta sulla dinamica dei fatti sono diametralmente opposte. Secondo Tbilisi un checkpoint della polizia è stato attaccato da un gruppo di miliziani. Secondo Tskhinvali invece è stata la polizia ad aprire il fuoco contro un’auto in cui viaggiavano “volontari” osseti.
Ma mentre il governo georgiano non ha fatto commenti, Eduard Kokoity, presidente non riconosciuto della repubblica separatista, ha dichiarato lunedì che si è trattato di una provocazione del governo georgiano, lanciando contro di esso accuse e minacce: “La Georgia si prepara a usare la forza militare per risolvere la questione osseta, ma sbaglia perché questo le costerà molte vite umane”.
E’ probabile invece il contrario, ovvero che si sia trattato di una provocazione dei separatisti per attirare l’attenzione della Russia nell’estremo tentativo di scongiurare l’accordo sulla chiusura delle basi, un accordo che per gli osseti significa non avere più la garanzia di una protezione militare russa in caso di guerra con la Georgia.
C’è da aspettarsi che non sarà l’ultimo incidente del genere. 
 

Enrico Piovesana

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