22/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele bombarda la Striscia: 5 morti, 28 feriti tra cui due donne e sette bambini, che si aggiungono ai due uccisi sabato scorso

In Libia bombardamenti umanitari targati Onu, in Yemen gas nervino e cecchini contro i manifestanti, in Bahrein carri armati sauditi con licenza di strage suscitano il biasimo generale, mentre in Palestina l'ennesimo bagno di sangue perpetrato dalla cosiddetta unica democrazia del Medio Oriente scivola ordinariamente in secondo piano.

E' di poco fa la notizia del massacro, in nome dell'occupazione israeliana e della colonizzazione della Palestina. Carri armati israeliani hanno bombardato nei pressi di un'abitazione ad Est di Gaza city: cinque civili uccisi (due i bambini) e dieci feriti.

Secondo Adham Abu Salmiya portavoce del ministero della salute, le vittime stavano giocando a calcio.

Ieri notte massicci bombardamenti lungo la Striscia a Gaza city, Rafah e Khan Younis, hanno causato secondo fonti mediche diciotto feriti, sette dei quali bambini, e due donne. Questa mattina carri armati israeliani hanno invaso est di Gaza city aprendo il fuoco: un ferito. Nello stesso momento un drone (UCAV) bombardava a est di Shuajaiyeh ferendo gravemente alcuni guerriglieri della resistenza. Queste ultime vittime si sommano ai cinque feriti di sabato mattina, fra i quali un infante di tre anni colpito alla testa da schegge di esplosivo a Rafah, sud della Striscia e soprattutto si aggiungono all'uccisione di due bambini sabato sera.

Attacchi indiscriminati contro la popolazione civile di Gaza in seguito al lancio sul territorio israeliano, sempre nella giornata di sabato, di una cinquantina di colpi di mortaio da parte delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, lancio che aveva provocato due feriti lievi. Hamas che non sparava più un colpo contro obiettivi israeliani da mesi, che in pratica aveva disarmato la sua resistenza e continuamente tramite il premier Ismail Hanye invitava le altre fazioni a fare altrettanto, decideva questo nuovo attacco mentre a Gaza city la sua polizia reprimeva nel sangue le manifestazione pacifiche dei giovani di Gaza per la fine delle divisioni, assalendo brutalmente anche i giornalisti di testate straniere come Reuters, France Television e Associated Press (secondo quanto denunciato dall'autorevole PCHR), e soprattutto, contemporaneamente ai primi contatti fra rappresentanti del governo di Gaza e Fatah col preciso intento di avvicinare le parti verso l'unità nazionale.

Evidentemente, questi eventi concatenati dimostrano come vi è una forte frangia all'interno di Hamas che lavora assiduamente affinché le divisioni interpalestinesi restino così come sono. Oggi che l'oppressione israeliana a Gaza si sta mostrando con tutta la sua spietatezza, ecco che Hamas è tornato a chiedere responsabilmente a viva voce, un coprifuoco. Le ultime foto dell'orrore - che non pubblichiamo perché troppo crude - sono ciò che rimane di Mohammed Issa Faraj Allah 16 anni e Qasem Salah Abu Uteiwi, 15 anni, uccisi sabato sera mentre stavano giocando a Est del villaggio di Juhr Addik, circa a 300 metri dal confine nel centro della Striscia di Gaza. Un carro armato israeliano ha sparato contro di loro più di venti missili. Mi sono recato ieri a portare le condoglianze alle famiglie dei due bambini nel campo profughi di Nuseirat. "Non sono tornati a casa la sera, eravamo tutti in pena, specie dopo che abbiamo udito i bombardamenti. Quando la mattina seguente ci è arrivata la notizia che all'ospedale al Shifa avevano portato 2 corpi di civili, sono corso immediatamente e nel frigorifero dell'obitorio ho riconosciuto Qasem. O quello che restava di lui, senza più un braccio, senza più un dente in bocca." Così Khaled, un cugino della vittima.

I Faraj Allah sono una famiglia poverissima, e a Khaled durante Piombo Fuso l'esercito israeliano ha distrutto la casa e circa 3 dunum di terra. Sua sorella, Ayat, è stata colpita al torace da un cecchino agli inizi di gennaio 2009. Sotto il tendone che raccoglie parenti e amici in una veglia funebre, il padre di Mohmmed si è rivolto verso di me: "Non hanno coscienza, non hanno leggi, possono fare di noi quello che vogliono. L'Onu che ha prontamente approvato una risoluzione per attaccare la Libia, ha messo il veto contro la condanna a Israele per il crimine delle sue colonie in Palestina, e questo ha esacerbato gli animi. La chiamano guerra al terrorismo, ma dovrebbero rinominarla guerra al terrorismo arabo, perché il terrorismo israeliano non si tocca." Continua il padre del bambino ucciso: "Ho lavorato 12 anni in Israele, e questa è la gratifica. I fratelli di Mohammed hanno visto le foto del suo cadavere in quello stato, e chiedono vendetta. Sono queste le ragioni del conflitto". Mentre uno dei ragazzini che mi circondano aziona il suo bluetooth per passarmi sul cellulare quelle terribili foto, leggo nei suoi occhi e in tutti gli occhi dei bambini che mi scrutano quello che il padre della vittima mi ha appena spiegato, quel fuoco che un domani potrebbe ardere Israele se a questa gente non viene restituita libertà e giustizia.

Restiamo Umani.

Vittorio Arrigoni per Peacereporter

Parole chiave: gaza, arrigoni, striscia, hamas
Categoria: Diritti, Guerra, Pace
Luogo: Israele - Palestina