13/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una settimana di scontri nella Najaf assediata
Soldati Usa a NajafLa battaglia a Najaf imperversa paurosamente. I marines hanno fatto irruzione nell'abitazione del leader sciita Moqtada al Sadr, ma lui non c'era. Il bilancio delle vittime rimane incerto. Dopo più di una settimana di violenti scontri la situazione a Najaf, Bassora e Nassiriya non si placa.
 
Non l'hanno trovato. La sua casa, assediata da diversi giorni dalle forze speciali statunitensi, era vuota. Il leader sciita Moqtada al Sadr si è nascosto. Forse nella moschea dedicata all'Imam Alì. A riferirlo è il suo portavoce, lo sceicco Ahmed al-Shaibani, nei minuti seguenti all'irruzione dei marines.
 
“Combattete anche se mi uccidono”. Moqtada al Sadr è stato chiaro, inequivocabile. L’invito rivolto ai suoi miliziani è quello di continuare a combattere “la crociata” statunitense in terra d’Islam. E continua a esortare i guerriglieri, diramando comunicati, distribuiti per le strade di Najaf, nei quali porge i suoi ringraziamenti alla resistenza delle sue milizie. "Ringrazio i miei cari miliziani dell’armata di Mehdi a Bassora, Amara e Nassiriya che hanno offerto la loro anima e il loro sangue per combattere le forze di occupazione".
 
E’ più di una settimana che Moqtada al Sadr è sotto assedio nella città santa di Najaf. La sua abitazione, che si trova nella parte est della città nel quartiere di al-Zahra, è stata prima accerchiata e poi perquisita, controllata. Lui non smette di incitare alla guerra santa e alla ribellione i suoi fedeli. Le notizie dei tremendi combattimenti arrivano una dopo l’altra, in un crescendo di violenza. A Najaf, Bassora, Amara, Nassiriya, continuano a imperversare scontri a fuoco fra gli uomini della coalizione e miliziani sciiti. Sul campo decine, forse centinaia, di feriti e di morti.
 
Qui l’informazione gioca un ruolo ambiguo. Secondo le fonti della coalizione i guerriglieri morti sarebbero 200, mentre per i vari portavoce del leader sciita le perdite sarebbero solo poche decine. I dati relativi alla guerra in Iraq, soprattutto negli ultimi giorni, sono molto contrastanti, quasi sempre al limite dell'attendibilità.
 
Quali sono i numeri veri? Il problema si è posto costantemente dall'inizio della guerra. Prendiamo ad esempio gli scontri che hanno interessato Najaf nell’ultima settimana. Secondo fonti vicine all’esercito degli Usa sarebbero quattro i militari statunitensi e quattro quelli iracheni rimasti uccisi. Diciannove risulterebbero i militari Usa feriti mentre solo 12 sarebbero quelli iracheni. Il comando generale della coalizione fa sapere che “Il bilancio delle vittime tra le file nemiche, i miliziani fedeli ad al Sadr, è di oltre 360 morti.” Un dato, questo, smentito dai miliziani, che danno cifre di morti e feriti limitatissime. Chi dice la verità? La differenza è altissima. Ognuna delle fazioni ha interessi da difendere.
 
Da un lato i miliziani sciiti “devono” far vedere che le perdite subite sono poche per tenere alto il prestigio presso la popolazione. Dall’altra parte ci sono le ragioni dell’esercito della coalizione, che fornendo una cifra così alta di feriti e morti fa vedere che il suo lavoro si sta compiendo in pieno.
 
Una sorta di giustificazione alla guerra. Più combattimenti, più morti, più vittorie. Nel frattempo gli strateghi militari hanno studiato un “attacco finale” per piegare definitivamente Najaf e tutti i miliziani.
 
Lo afferma il colonnello Anthony M. Haslam, comandante dell'undicesima unità dei marines a Najaf. In un documento militare statunitense si rende noto che i marines statunitensi, la Guardia nazionale irachena, due battaglioni rinforzati di fanteria e un battaglione dell'aviazione si sono addestrati congiuntamente per dare la spallata definitiva alla guerriglia irachena, e si augurano che “la popolazione di Najaf non debba più temere violenza o sequestri di persona, a torni a vivere in pace e prosperità”. Anche il ministro dell’Interno Allawi ha invitato i miliziani sciiti ad arrendersi. “Il nostro governo si appella ai gruppi armati affinchè depongano le armi”, fa sapere, “e tornino alla società civile. Il processo politico è aperto a tutti e tutti sono invitati a farne parte. I miliziani abbandonino i luoghi sacri e non violino la loro santità.”
 
Alessandro Grandi
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq