La battaglia a Najaf
imperversa paurosamente. I marines hanno fatto irruzione
nell'abitazione del leader sciita Moqtada al Sadr, ma lui non c'era. Il
bilancio delle vittime rimane incerto. Dopo più di una
settimana di violenti scontri la situazione a Najaf, Bassora e
Nassiriya non si placa.
Non l'hanno trovato. La sua casa, assediata
da diversi giorni dalle forze speciali statunitensi, era vuota. Il
leader sciita Moqtada al Sadr si è nascosto. Forse nella moschea
dedicata all'Imam Alì. A riferirlo è il suo portavoce, lo sceicco Ahmed
al-Shaibani, nei minuti seguenti all'irruzione dei marines.
“Combattete anche se mi uccidono”. Moqtada al Sadr è
stato chiaro, inequivocabile. L’invito rivolto ai suoi miliziani è
quello di continuare a combattere “la crociata” statunitense in terra
d’Islam. E continua a esortare i
guerriglieri, diramando comunicati, distribuiti per le strade
di Najaf, nei quali porge i suoi ringraziamenti alla resistenza delle
sue milizie. "Ringrazio i miei cari miliziani dell’armata di Mehdi a
Bassora, Amara e Nassiriya che hanno offerto la loro anima e il loro
sangue per combattere le forze di occupazione".
E’ più di una settimana che Moqtada al Sadr è sotto
assedio nella città santa di Najaf.
La sua abitazione, che si trova nella parte est della città
nel quartiere di al-Zahra, è stata
prima accerchiata e poi perquisita, controllata. Lui non
smette di incitare alla guerra santa e alla ribellione i suoi fedeli.
Le notizie dei tremendi combattimenti arrivano una dopo
l’altra, in un crescendo di violenza. A Najaf, Bassora, Amara,
Nassiriya, continuano a imperversare scontri a fuoco fra gli uomini
della coalizione e miliziani sciiti. Sul campo decine, forse centinaia,
di feriti e di morti.
Qui
l’informazione gioca un ruolo ambiguo. Secondo le fonti della
coalizione i guerriglieri morti sarebbero 200, mentre per i
vari portavoce del leader sciita le perdite sarebbero solo
poche decine. I dati relativi alla guerra in Iraq, soprattutto negli
ultimi giorni, sono molto contrastanti, quasi sempre al limite
dell'attendibilità.
Quali sono i numeri
veri? Il problema si è posto costantemente
dall'inizio della guerra. Prendiamo ad esempio gli
scontri che hanno interessato Najaf nell’ultima settimana. Secondo
fonti vicine all’esercito degli Usa sarebbero quattro i militari
statunitensi e quattro quelli iracheni rimasti uccisi. Diciannove
risulterebbero i militari Usa feriti mentre solo 12 sarebbero quelli
iracheni. Il comando generale della coalizione fa sapere che “Il
bilancio delle vittime tra le file nemiche, i miliziani fedeli ad al
Sadr, è di oltre 360 morti.” Un dato, questo, smentito dai
miliziani, che danno cifre di morti e feriti limitatissime. Chi dice la
verità? La differenza è altissima. Ognuna delle fazioni ha interessi da
difendere.
Da un lato i
miliziani sciiti “devono” far vedere che le perdite subite sono poche
per tenere alto il prestigio presso la popolazione. Dall’altra
parte ci sono le ragioni dell’esercito della coalizione, che fornendo
una cifra così alta di feriti e morti fa vedere che il suo lavoro si
sta compiendo in pieno.
Una sorta di giustificazione alla guerra. Più combattimenti, più morti,
più vittorie. Nel frattempo gli strateghi militari hanno studiato un
“attacco finale” per piegare definitivamente Najaf e tutti i miliziani.
Lo afferma il colonnello Anthony M. Haslam,
comandante dell'undicesima unità dei marines a Najaf. In un documento
militare statunitense si rende noto che i marines statunitensi, la
Guardia nazionale irachena, due battaglioni rinforzati di fanteria e un
battaglione dell'aviazione si sono addestrati congiuntamente per dare
la spallata definitiva alla guerriglia irachena, e si augurano che “la
popolazione di Najaf non debba più temere violenza o sequestri di
persona, a torni a vivere in pace e prosperità”. Anche il ministro
dell’Interno Allawi ha invitato i miliziani sciiti ad arrendersi. “Il
nostro governo si appella ai gruppi armati affinchè depongano le armi”,
fa sapere, “e tornino alla società civile. Il processo politico è
aperto a tutti e tutti sono invitati a farne parte. I miliziani
abbandonino i luoghi sacri e non violino la loro santità.”