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Sabato 19 marzo, milioni di egiziani si sono recati alle urne per rispondere al primo referendum popolare indetto in oltre cinquant'anni, votando in grande maggioranza (77,2 per cento) a favore di un pacchetto di modifiche costituzionali.
Gli emendamenti aprirebbero la strada, entro pochi mesi, alle elezioni parlamentari e presidenziali considerate fondamentali perché, chi verrà democraticamente eletto avrà il compito di condurre i cambiamenti nel Paese e, probabilmente, di redigere una nuova Costituzione: si prevede una stagione di frenetica campagna elettorale nella quale chi ha guidato le proteste popolari teme che i Fratelli Musulmani possano godere di qualche vantaggio elettorale.
In riferimento alle modifiche costituzionali, Dar el Iftaa, l'istituzione islamica che emana le fatwa e principale interprete della Sharia (legga islamica) ha fatto sapere attraverso il muftì egiziano, Ali Gomaa, di essere "equidistante tra il sì e il no agli emendamenti alla Costituzione". Secondo quanto riferito da Gomaa, l'articolo 2 (che fa riferimento alla Sharia come fonte di diritto per l'Egitto) non potrà essere toccato mentre non è stato trovato alcun elemento che impedisca a donne o cristiani-copti di accedere alla carica di presidente della repubblica.