29/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Silvio Aman, Edizioni Ulivo, 2004
Il titolo del volume di Silvio Aman, “Sinfonia alpina”, è riduttivo e inganna.
 
Non si tratta certo della proposta di una gita del Club alpinistico italiano, o della propaganda della regione Trentino Alto Adige sulla bellezza delle Dolomiti. Il contenuto e il livello letterario meritavano altro.
 
Splendida invece l’incisione paesaggistica su rame, riportata in copertina, di Karl Philipp Fohr (1795-1818).
La salita è simbolica, e la bellezza del paesaggio non prevale sulla ricerca interiore.
 
"Era sapiente il bosco,
ora dovrò passare avanti e perdermi,
essere solo forza a nuove idee”.
 
La montagna, con la fatica che punta verso l’alto e sfora le nubi e il tempo, diventa una prova, una verifica di quante “nuove idee”  la vita ha costruito, un bilancio suggerito da quanto si vede attorno.
 
“Basta davvero che certe erbe crescano:
ciò che deturpa è mite,
è come un male lento e senza pena”
 
La “sinfonia” è suggerita invece non dai cori alpini o dai paesaggi, ma dal verseggiare dell’autore che usa la parola come uno strumento flessibile da adattare alle atmosfere rarefatte dalle altezze, alle persone  che si mettono in gioco.
 
“Eppure, osserva, in queste luci gelide,
mentre i compagni bevono la sete
offerta dal Turchino
e ascolti  a lungo i soffi prolungare
in boschi gole e pietre
il suono delle loro forme sole,
è verde selva il corpo”
 
Non è una ricerca di pace l’arrampicata di Silvio Aman, o la verifica di un Dio che abita sopra gli uomini e le coscienze; è piuttosto l’irto cammino del Pascoli della “Piccozza”, fatto di
 
“Dolci reliquie o briciole
che il tempo in leve ha sparso sui tappeti.
Così pensava il trasognato...”
 
E ciò che trova fuori e assorbe, “è il luogo”, non facile e scontato, che non dà solo sorriso e accertamenti positivi, ma è un campo di battaglia, con detriti “che approssimano distanze.”

La montagna viene sublimata e non è più esercizio fisico, ricerca di aria buona; diventa una palestra dove meditare in solitudine, perché l’esterno, il “fuori” fatto da sole stelle e luna è solo un dentro chiuso e oscuro.

Silvio Aman, che ha già pubblicato una scelta di poesie “Devozioni” ed è presente in antologie ma è soprattutto un saggista (su Trakl e Walser, su Alfonso Gatto e Giampiero Neri), in questo libro riesce a mantenere una linea musicale felice per le emozioni che ferma sulla tela bianca della creatività. Il suono che ne deriva sarà suscitato anche dalla pulizia della roccia e del paesaggio, ma non finisce mai nel banale della retorica alpina, viene da un lungo lavoro preparatorio, dalle frequentazioni di luoghi e di persone incontrate, dallo studio dell’esistere

"E il soffio che dai monti torna all’onda
sa di principio e fine,
come se noi non fossimo.”
 
Paolo Lezziero
Categoria: Pace
Luogo: europa