21/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il ricorso alla forza, sempre per nulla intelligente, è una forma di ipocrisia che poco serve a salvare vite umane

Presto, prestissimo scopriremo i motivi per cui la Francia di Nicolas Sarkozy ci tenesse tanto a solcare per prima il cielo di Libia e perché volesse che la prima bomba fosse sganciata da un suo jet. La cause e le ragioni le troveremo scritte, nero su bianco, nei futuri contratti energetici che l'ipotetica nuova Libia (se Gheddafi cadrà) siglerà con i salvatori. I guerriglieri di Bengasi ringraziano "gli amici francesi" che, d'altra parte, sono stati i primi a esporsi avviando le relazioni con il Consiglio nazionale libico con l'apertura di un'ambasciata di Francia a Bengasi.

Parigi ci tiene a fare bella figura e chiede, pretende, il comando delle operazioni. Gli Stati Uniti, per una volta, sono orientati a cedere il passo ma a condizione che il comando sia condiviso anche con i britannici. Quella libica è una festa cui molti vogliono partecipare e anche l'Italia si è meritata un invito mettendo a disposizione otto Tornado, uno squadrone di Eurofighter e sette basi aeree sul territorio nazionale. Ignazio La Russa lo ha detto subito: "Non daremo le chiavi di casa nostra ad altri", una partecipazione attiva (spiccare il volo e bombardare) è necessaria. Se non altro per non sfigurare con gli alleati.

La "coalizione dei volenterosi", la chiamano. La Nato non può entrare in gioco direttamente, vuoi perché non c'è l'unanimità di tutti i paesi membri - il muro più alto da scavallare è quello turco -, vuoi perché i paesi arabi, che hanno in qualche modo aderito alla Risoluzione 1973, non si troverebbero a loro agio schierandosi sotto l'ombrello e, soprattutto, sotto la Rosa dei Venti in campo azzurro. Ma per fortuna ci sono i volenterosi, pronti a difendere la popolazione civile libica bombardando un'altra parte di civili. Gli strateghi e gli esperti di relazioni internazionali ci assicurano che la No Fly Zone (Nfz) è in atto e produce i suoi effetti. Su ciò non abbiamo ragione di dubitare. Le perplessità sorgono, invece, sull'applicazione della stessa e cioè: se la ragione della Nfz è evitare il decollo di jet libici intenzionati a bombardare i civili allora non sono comprensibili gli attacchi dei volenterosi sulla città di Tripoli e sul bunker di Gheddafi (tanto più che dal Pentagono, come dalle capitali europee si precisa che non è aperta nessuna caccia al dittatore libico). Ma poi c'è il passaggio della Risoluzione che autorizza il ricorso a qualsiasi mezzo (e operazione) per la salvaguardia dei civili minacciati da Gheddafi e, allora, vale tutto! Tranne, per il momento, l'invasione di terra.

La sensazione, netta, è quella che ci si trovi per l'ennesima volta davanti a un'operazione di camouflage diplomatica, dove la volontà di potenza si nasconde dietro un'operazione umanitaria, l'uso della forza mascherata dal diritto. E non ci rassicurano le parole del nostro presidente Giorgio Napolitano: "Non siamo in guerra, ma agiamo nell'ambito di un'operazione autorizzata dalle Nazioni Unite". E non vale lo slogan orwelliano War is Peace che cercano di far passare. Noi, l'Italia, siamo ancora una volta coinvolti in un'operazione umanitaria, pardon, in una guerra.     

 

 

Nicola Sessa

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità