10/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



A minacciare la stabilità non è la rivalità religiosa, bensì il regime fantoccio
Soldati Usa a BagdadSami Ramadani è senior lecturer all’Università di Londra e esiliato politico dl regime di Saddam. Riprendiamo un suo intervento pubblicato da The Guardian

“I loro morti stanno in bare ordinate avvolte nella bandiera; noi dobbiamo raccogliere i nostri morti e raschiarli via da terra, sperando che i proiettili americani ne abbiano lasciato abbastanza da permettere un’identificazione precisa”. Così scrive l’autrice del blog Bagdad Burning, cercando di portare l’attenzione sulla tragica realtà della vita nella Bagdad occupata. Sono questo dolore e questa rabbia fra gli iracheni - parte della quale espressa in mortai e bombe fatte in casa - che hanno costretto Bush e Blair ad abbandonare le fanfare e passare in consegna la “sovranità” in un bunker segreto difeso da carri armati. Nessun segno di gioia popolare ha salutato lo storico evento. In una mossa parallela e ugualmente ingannevole, gli Stati uniti hanno passato in consegna il procedimento legale a carico di Saddam ma il dittatore rimane sotto custodia americana.
 
La palese resistenza di Saddam in aula origina in gran parte dal fatto che molti dei suoi accusatori - incluso il Primo Ministro Allawi, un ex amministratore del partito Baath e alcune delle forze non baatiste rappresentate nel governo di transizione - erano alleati del suo regime. Il processo potrebbe servire agli scopi di propaganda a breve termine in Occidente, ma non nasconderà il fatto che, instaurando un regime fantoccio, gli Stati Uniti hanno compiuto il passo più pericoloso sulla strada che porta alla guerra civile in Iraq. I semi della guerra del Vietnam erano stati piantati dagli Stati Uniti instaurando un regime amico a Saigon. E, a meno che Bush e Blair non vengano fermati dai cittadini americani e britannici, una simile catastrofe si sta preparando in Iraq e nel più ampio Medio Oriente.
 
Ma non sarà una guerra di arabi contro curdi, sunniti contro sciiti o musulmani contro cristiani, bensì sarà una guerra - ugualmente devastante - tra una minoranza (di ogni religione, gruppo politico e nazionalità) sostenuta dagli Stati Uniti contro una schiacciante maggioranza di analoga composizione di cittadini iracheni. Il campo di sterminio di questa guerra potrebbe alla fine estendersi dall’Afghanistan alla Palestina. Proprio come l’Iraq oggi, il Sud Vietnam era considerato da Washington come la linea da difendere a tutti i costi. Ma, al crescere dell’ostilità del popolo vietnamita contro il regime-fantoccio, gli Stati Uniti si sono trincerati dietro la loro creazione a Saigon e a un milione di truppe vietnamite sostenute da mezzo milione di soldati americani. Centinaia di migliaia di persone furono arrestate e torturate; il bilancio totale dei morti vietnamiti ammontò a tre milioni, e 55.000 soldati americani furono uccisi in combattimento.
 
Le tattiche del terrore americano in Vietnam (e più recentemente in Guatemala e Honduras) vengono introdotte gradualmente in Iraq. Gli squadroni della morte americani e il Mossad, ad esempio, dovrebbero essere già attivi in Iraq, a seguito dell’addestramento delle squadre di hitmen delle forze speciali americane, con l’ausilio di esperti israeliani, a Fort Bragg, in Nord Carolina, ed in Israele diversi mesi fa - come riportato dal noto giornalista americano Seymour Hirsh, una cronaca che il Pentagono non ha smentito. Migliaia di iracheni sono stati uccisi dalla “fine” della guerra, andando ad aggiungersi alle imprecisate migliaia di morti durante la guerra come effetti collaterali. E l’occupazione ha bloccato i benefici democratici di cui l’Iraq avrebbe potuto godere dopo il collasso del regime di Saddam Hussein. Perché gli Stati Uniti hanno capito da tempo che il popolo iracheno, se avesse la possibilità di scegliere, eleggerebbe forze ostili alle politiche Usa. Le elezioni universitarie in Iraq sono state vinte da candidati anti-occupazione, spingendo gli Stati Uniti a rifiutare le elezioni per i sindaci nelle città e ad opporsi alle richieste di elezioni nazionali in tempi brevi.
 
L’Unione dei disoccupati è rapidamente emersa come un’efficace forza di mobilitazione, e la Federazione dei sindacati iracheni è tornata a farsi sentire. In risposta a questo, il proconsole Usa Paul Bremer ha rispolverato una legge di Saddam del 1984 che proibisce tutti gi scioperi nel settore pubblico, e ha ordinato l’arresto dei leader dei sindacati. Nel frattempo, nessuna delle istituzioni “democratiche” che Bremer ha cercato di stabilire è riuscita ad incontrare le simpatie della gente. Ad eccezione di una limitata libertà di parola, che esclude le “incitazioni” contro l’occupazione, non c’è niente che giustifichi tanta morte e distruzione. E’ diventato di moda criticare gli Stati Uniti per “non avere piani” per l’Iraq dopo la caduta di Saddam. La verità è che decine di comitati hanno stilato numerosi progetti. Conosco molti esiliati iracheni che sono stati ben pagati per aderire a queste comitati, che lavoravano negli Stati Uniti già prima dell’invasione. Tutti questi progetti si sono infranti dopo la collisione con l’opposizione del popolo iracheno. Se la maggioranza della popolazione avesse sostenuto anche blandamente l’invasione, questi progetti sarebbero stati sviluppati, e Bush e Blair oggi potrebbero tenere regolari conferenze stampa in centro a Baghdad.
 
La resistenza della popolazione irachena ha, almeno per un periodo, frustrato i progetti statunitensi di attaccare l’Iran, la Siria, Hezbollah in Libano e la Corea del Nord. Nonostante le diverse fisionomie politiche e sociali, l’opposizione alla presenza degli Stati Uniti e la resistenza armata (vista come distinta dal terrorismo) sono state sostenute dalla maggior parte degli iracheni e dalle moschee. La moschea è un istituzione che Saddam non è riuscito ad indebolire, il che spiega il loro ruolo centrale nell’opposizione sia alla dittatura di Saddam che all’occupazione. Ma il ruolo della religione in Iraq è politicamente e socialmente contraddittorio.
 
Mentre le forze laiche anti-occupazione sono preoccupate dell’influenza dei leaders religiosi iracheni, questi ultimi non sono tutti fatti allo stesso modo. Molti sono sostenitori della collaborazione con forze laiche, delle libere elezioni e della protezione dei diritti delle donne e dei curdi. Alcuni leader religiosi sciiti e sanniti hanno istituito un fronte anti-settario, il Muslim Scholar Committee, che ha organizzato manifestazioni a Bagdad ed in altre città, incoraggiando i musulmani ad unirsi e pregare gli uni nelle moschee degli altri, e anche i laici sono stati invitati. L'Msc ha invitato più di trenta organizzazioni cristiane e laiche a partecipare al primo Congresso costituente iracheno contro l’occupazione statunitense. Questo significativo sviluppo ha ricevuto una scarsa copertura mediatica, perché contraddice l’idea che gli iracheni siano incapaci di lavorare collettivamente. I media occidentali hanno predetto l’imminenza di una guerra civile a seguito delle esplosioni nelle moschee sciite che hanno ucciso centinaia di persone. Al contrario, questi attentati hanno generato una vasta dimostrazione di unità in tutto l’Iraq. La gente ha accusato gli Stati Uniti (e Israele) di avere organizzato queste atrocità o di avere chiuso un occhio sugli esecutori.
 
Bush e Blair continuano a sostenere il mito, caro ai vecchi colonialisti, secondo cui gli iracheni comincerebbero una guerra civile se la “benevole” presenza delle forze di occupazione venisse rimossa. Ma non c’è niente di benevolo nelle loro truppe o nei loro aiutanti. Allawi non è solo un ex collaboratore di Saddam e “uomo chiave” della Cia, è anche i lleader dell’ Iraqi National Accord, un’organizzazione formata da ex ufficiali saddamisti. La sua nomina, e le torture ad Abu Ghraib, fanno parte di una sistematica politica americana di costruzione di nuove strutture statali in stile saddamista. E’ la stessa coalizione guidata dagli Stati Uniti a dividere gli iracheni, oggi. Gli Stati Uniti stanno aprendo una spaccatura fra una minoranza a favore e una schiacciante maggioranza contraria all’occupazione.
 
L’immediato ritiro delle truppe guidate dagli Usa è l’unico modo per fermare l’imminente guerra “civile”, in cui gli Stati Uniti aiuterebbero un governo iracheno “sovrano” a schiacciare la popolazione e le loro aspirazioni a libertà e democrazia.
 
Sami Ramadani ©The Guardian
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq