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Tripoli si è risvegliata tranquilla dopo la notte cominciata con l'approvazione della Risoluzione 1973. Gli abitanti di Tripoli, ci dice Cristiano Tinazzi al telefono dalla capitale, ci hanno fatto l'abitudine. C'è un'aria di attesa, si aspettano i bombardamenti da un momento all'altro, "anzi - afferma Tinazzi - eravamo sicuri che gli attacchi aerei cominciassero già dalle prime ore del mattino". In città regna la normalità e i tempi sono dettati dalla routine quotidiana e dal traffico. "E tutto come se non fosse successo niente - ci racconta il giornalista italiano che da qualche settimana è testimone diretto sul campo - ieri sono andato allo stadio di Tripoli e ho visto che c'erano gli allenamenti della nazionale libica che si preparano per la Coppa d'Africa".
La situazione è completamente diversa per quel che riguarda gli italiani ancora presenti sul suolo libico: "il fatto che l'Italia abbia dato la disponibilità all'impiego delle basi aeree per l'implementazione della No Fly Zone, rende più complicata la nostra posizione e quelle di tutti i giornalisti stranieri in generale". La sensazione più forte nella popolazione è che i media stranieri, quelli arabi in particolare, abbiano perseguito un'informazione propagandistica (e forse in parte è vero se si fa ricorso alle cifre di vittime civili e di bombardamenti nei primi giorni della rivolta) per assestare una spallata al regime.
L'ambasciata italiana ha comunicato a tutti gli italiani la chiusura della sede diplomatica e la conseguente evacuazione via aerea. La partenza era prevista per le ore 8:00 di questa mattina, ma alle 12:00 (mentre scriviamo) l'aereo non ha avuto ancora l'autorizzazione al decollo. Anche perché lo stesso Colonnello Gheddafi aveva fatto sapere, in risposta alla No Fly Zone, che non avrebbe permesso il decollo di nessuna aereo straniero dal suolo libico.
Tinazzi, come tanti altri colleghi, ha deciso di rimanere fino alla fine, prigionierio volontario nella capitale, "in attesa degli imminenti bombardamenti che sebbene mirati, provocheranno parecchie vittime dato che la residenza di Gheddafi - la caserma Bab al Azizia - si trova nel centro della città, così come le stazioni radio e Tv.
Sulla situazione di Bengasi, Tinazzi ci conferma che per il momento i lealisti sono fermi a pochi chilometri dalla città ma che non hanno sferrato ancora l'attacco decisivo contro la roccaforte dei ribelli. Pare che il piano strategico dell'esercito fedele a Gheddafi, preveda l'accerchiamento della città: la cosa più importante per gli strateghi libici è, adesso, aggirare Bengasi, raggiungere Tobruk, prendere nuovamente il controllo del confine con l'Egitto e poi stringere Bengasi in una sacca.
Nicola Sessa