16/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli insorti difendono Ajdabiya e Tobruk, per non subire l'assedio a Bengasi. Dopo ci sarebbe solo la resa

"Le operazioni militari sono terminate. Tutto sarà finito entro 48 ore. Qualsiasi decisione si dovesse prendere, adesso è troppo tardi", dice Saif al Islam Gheddafi ad Euronews, con un riferimento alla tanto dibattuta no fly zone, su cui la comunità internazionale non è riuscita a trovare una posizione comune e oggetto proprio oggi di discussioni in ambito Onu. "Gheddafi ha perso, ormai il regime è agonizzante", hanno replicato fonti vicine alla resistenza al telefono con Peacereporter. La guerra in corso è anche uno scontro tra propagande diverse, che rendono molto più difficile capire cosa sia succedendo in Libia. L'impressione che si ha incrociando le informazioni in rete, le agenzie e fonti sul posto, è che il fronte anti-Gheddafi stia subendo pesanti rovesci e che il regime libico sia sul punto di sferrare il colpo mortale all'insorgenza, attaccando a Bengasi, il centro dei ribelli. A tal proposito, piuttosto eloquente è la scelta di Medicins Sans Frontier di evacuare il proprio personale dalla città della Cirenaica, spostandolo al di là della frontiera con l'Egitto.

Si combatte nell'ovest, dove gli uomini del Colonnello Muhammar Gheddafi stanno attaccando le uniche due cittadine della parte occidentale del Paese che gli insorti erano riusciti a conquistare: questa mattina, soldati della 32esima Brigata, l'unità d'elite guidata da Khamis Gheddafi, hanno lanciato l'attacco su Misurata. Secondo la televisione satellitare Al Jazeera, poco dopo l'alba, una colonna di circa 40 carrarmati era alle porte della città. Negli scontri sarebbero già morte una decina di persone. Secondo quanto riferito da un testimone diretto alla Reuters, le forze governative la starebbero attaccando, con cannoneggiamenti e bombardamenti, da sud, est e ovest. L'altro centro della Tripolitania che gli insorti erano riusciti a conquistare, Zuwarah, è caduto ieri. Qui, secondo persone del posto, uomini fedeli al Colonnello hanno effettuato rastrellamenti, con elenchi di persone - membri e fiancheggiatori della resistenza - da trovare e neutralizzare.

Il fronte più caldo, però rimane quello orientale della Cirenaica, la regione che solo una decina di giorni fa sembrava saldamente nelle mani dei ribelli. Si combatte nel centro petrolifero di Brega, passato di mano più volte negli ultimi giorni. Secondo la Bbc, i combattenti anti-regime si nasconderebbero all'interno della città, consapevoli che Gheddafi non oserà mai bombardarla, considerando l'importanza delle infrastrutture che ospita. Gli altri due terminali petroliferi più importanti, Bin Jawad e Ras Lanuf, erano stati rinconquistati tra venerdì e domenica, dopo feroci scontri. Cosa rimane ai ribelli? Il controllo di quel tratto di costa che va da Bengasi a Tobruk, in prossimità del confine con l'Egitto. Ed è proprio qui che l'esercito libico potrebbe attaccare, con l'obiettivo di isolare Bengasi, il cuore del fronte che vuole rovesciare il Colonnello, dove si trova il Consiglio nazionale libico. Per questo a Tobruk l'atmosfera è elettrica. L'attacco viene dato per imminente. Una volta caduta questa città, il Colonnello potrebbe dichiarare la vittoria. Per questo, il Consiglio nazionale sta inviando rinforzi a Ajdabiya, l'ultima difesa prima di Bengasi, sotto attacco da lunedì. Qui, secondo Al Jazeera, starebbero affluendo truppe ben armate con mezzi pesanti, che sono finite sotto il fuoco dei caccia in mano ai ribelli.

Eppure, in un quadro così fosco, i ribelli festeggiano il sequestro di una petroliera, intestata ad Hannibal Gheddafi, attualmente attraccata nel porto di Tobruk. La nave, carica di carburante, era partita dalla Grecia per portare rifornimenti al regime. Un aereo, intanto, è atterrato a Bengasi, portando armi, agenti e militari che hanno deciso di defezionare e di passare con la ribellione. La notizia è stata confermata dalla tv di stato libica. Il regime, quindi, sembra a un passo dal successo finale ma continua a perdere pezzi. Tra Ajdabiya, sempre che cada, e Tobruk ci sono 400 chilometri di deserto da attraversare: non è chiaro se l'esercito libico abbia uomini e risorse per dividersi su due fronti. Se riuscisse a prendere le due cittadine, avrebbe la vittoria in tasca. Agli insorti non resterebbe che essere evacuati da Bengasi, via mare, con l'aiuto di alcuni Paesi come Francia e Gran Bretagna. Che oggi torneranno a premere per un intervento diretto tramite l'imposizione di una no fly zone. La Lega Araba è favorevole ma Unione Africana, Cina, Russia, India e Germania no. Da questa partita politica, dipenderà anche l'esito militare della guerra civile libica.

 

Alberto Tundo

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