16/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Finito uno sciopero di 81 giorni in autunno, dietro la promesso che la Ley Antiterrorista usata solo per discriminare gli indigeni sarebbe stata abrogata, tornano a protestare perché il governo non ha mantenuto la parola

Quattro leader mapuche, già reduci assieme ad altri trenta di uno sciopero della fame di 81 giorni quale protesta contro le leggi discriminanti che il Cile riserva agli indigeni, hanno nuovamente smesso di mangiare. La ragione? Sempre la stessa. Nonostante le rassicurazioni dell'ottobre 2010 che la Ley Antiterrorista, figlia del regime pinochetista e riservata esclusivamente ai reati mapuche, sarebbe stata definitivamente cancellata se i 34 avessero smesso lo sciopero, e nonostante la garanzia che da quel momento sarebbero stati giudicati solo in base alla legge ordinaria, il processo appena svoltosi ha dimostrato l'esatto contrario. Questa gente, colpevole solo di aver occupato con metodi forti aree che secondo la legge ancestrale appartengono alla loro tribù da sempre, è stata condannata applicando proprio quella vetusta e ingiusta legge repressiva basata sulla discriminazione raziale. Un processo che dunque è rimasto "politico", espressione di un Governo, quello del reazionario Sebastián Piñera, che mira a disarticolare l'organizzazione mapuche".

Héctor Llaitul, Ramón Llanquileo, José Huenuche e Jonathan Huillical sono dunque stati condannati per attentato contro l'autorità e furto dietro intimidazione. E a questo punto non resta che la protesta estrema, per tornare a chiedere un "tribunale competente e imparziale" che applichi la legge che viene riservata a ogni altro cittadino cileno, senza testimoni segreti né carceri speciali, dove non sono nemmeno garantite le minime condizioni umane.

Natividad Llanquileo, portavoce dei prigionieri, aveva già annunciato alcune ore prima dell'inizio della huelga de hambre, dell'intenzione dei mapuche: "Sfortunatamente pare che si tratterà di uno sciopero molto più lungo di quello appena finito prima di ottenere cose concrete", ha dichiarato alla Radio Universidad cilena.

Nonostante la Ley Antiterrorista sia nata durante la dittatura per perseguire gli oppositori politici, i tanti governi di centro-sinistradella cosiddetta Concertazione, non si sono mai nemmeno sognati di abrogarla e anzi hanno continuato ad applicarla ogni volta contro i Mapuche, fregandosene del fatto che perfino l'Onu l'avesse dichiarata discriminante. E applicarla contro i Mapuche significa perseguitare il 25 percento della popolazione perlopiù concentrata in Araucanía, a circa 600 chilometri a sud di Santiago.

 

 

 

Stella Spinelli

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