24/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Saleh un iracheno di 29 anni racconte le angherie subite ad Abu Grahib
Abu GhraibSono tanti i giorni – ben quattro mesi ndr - passati da Saleh, 29 anni iracheno, nell’inferno di Abu Ghraib. Un periodo durissimo e lunghissimo dove per almeno 23 ore al giorno veniva torturato e umiliato dai soldati statunitensi. Lasciato nudo con mani e piedi legati alle sbarre della sua cella, costretto a subire abusi di ogni tipo perpetrati da uomini e donne dell’esercito più potente e organizzato del mondo.
 
Dunque il carcere di Abu Grahib è sempre al centro delle polemiche. Tutti abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini scandalose che ritraggono donne e uomini dell’esercito Usa che torturano ed umiliano gli iracheni detenuti. Secondo alcuni documenti resi noti dalla Casa Bianca i maltrattamenti nei confronti dei detenuti erano frequenti anche in altre carceri a conduzione Usa. Un caso su tutti: Guantanamo. A Guantanamo i reclusi venivano interrogati sotto la minaccia di cani molto aggressivi e questo tipo di pratica veniva esercitata con il benestare dell’amministrazione Bush. Lo stesso Rumsfeld autorizzò questo genere di procedure.
 
Ma cosa ha combinato di tanto grave Saleh per meritarsi un trattamento così duro, fuori da ogni regola militare? Era uscito di casa con una grossa somma di denaro. Era stato fermato e arrestato. Senza accuse specifiche. Il denaro che aveva con sè serviva a comprare arredamento per la sua casa che di lì a poco sarebbe andato ad abitare con la moglie. Solo dopo alcuni giorni gli è giunta la comunicazione che era sopettato di finanziare la guerriglia irachena.
 
La sua testimonianza è terrificante. La cosa che lo ossessiona maggiormente è un ricordo. Il ricordo delle urla di dolore di una ragazza, minorenne, che veniva stuprata dai militari Usa. Secondo il racconto di Saleh i soldati avrebbero abusato di lei in maniera vergognosa. “Le hanno strappato i vestiti. L’hanno violentata di fronte al padre il quale era legato a poca distanza. La ragazza ha iniziato a urlare. Non potrò mai dimenticare quelle urla. Io mi chiedo che razza di animale può fare una cosa del genere?”.
 
Ma i ricordi di Saleh vanno molto oltre. La sua esperienza, quattro lunghissimi mesi in quello che è ormai conosciuto al mondo come il carcere delle torture, lo hanno visto protagonista di numerosi fatti. Accadimenti che lo hanno segnato profondamente, nel fisico e nella mente, per tutta la vita. Come quando la soldatessa statunitense Lynndie England gli ha urinato addosso in segno di disprezzo.
 
Adesso il desiderio primario di Saleh è quello di fornire la sua testimonianza di fronte alla Corte Marziale. Costi quel che costi. “Entrerò nell’aula e mostrerò tutte le prove. Ad ogni costo”. Ma Saleh ha anche una speranza. Vorrebbe che a giudicare l’operato degli uomini e delle donne dell’esercito Usa sia anche una rappresentanza del popolo iracheno. Questo sarebbe anche il rimedio al tragico paradosso secondo cui a giudicare i reati commessi a danno degli iracheni siano le stesse forze di occupazione. Una situazione in cui il nemico ed il giudice sono la stessa persona.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Guerra, Tortura
Luogo: Iraq