15/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Cosa comporterà il decreto Romani sulle rinnovabili? PeaceReporter lo ha chiesto a Fabio Colavito specialista di un'azienda pugliese specializzata in progettazione degli impianti fotovoltaici

Il Giappone rischia il disastro nucleare e l'Italia continua a ignorare i benefici delle energie rinnovabili. Il decreto Romani varato lo scorso 3 marzo e soprannominato "ammazza rinnovabili" dai detrattori, mette di fatto l'Italia in coda alla fila dei Paesi europei che hanno adottato la direttiva CE 28 del 2009 e che guardano al fotovoltaico come scelta energetica per il futuro. Oltre gli effetti ambientali il provvedimento ministeriale rischia di compromettere migliaia di aziende, e di lavoratori, che avevano già programmato gli investimenti sul territorio. PeaceReporter ha intervistato Fabio Colavito specialista di un'azienda pugliese specializzata in progettazione degli impianti fotovoltaici.

Cosa comporterà per voi addetti del settore l'entrata in vigore del decreto Romani?

Ha degli effetti retroattivi, nel senso che noi abbiamo tutta una serie di commesse in corso di una certa entità che potremmo non riuscire a realizzare. Abbiamo cantieri aperti e li stiamo bloccando per colpa di questo nuovo Conto Energia che non è stato reso noto e, quindi, non ci fa sapere quale sarà il guadagno nonostante ci sia un dato certo che è quello dell'investimento.

Sta sostenendo che dopo aver investito denaro lo Stato vi ha cambiato le regole in corsa?

Esatto. Ad agosto del 2010 lo Stato ha stabilito nuove tariffe del Conto Energia per il triennio che va dal 2011 al 2013. Questo ha comportato che tutti coloro che hanno sottoscritto dei contratti dal 1 gennaio 2011 in poi, sapevano quali sarebbero state le tariffe, e quindi i guadagni, nel 2011, 2012 e nel 2013. Il 3 marzo è stato varato questo decreto che ha invertito la rotta sostenendo che se entro il 30 maggio si riesce a connettere l'impianto fotovoltaico all'Enel, resta tutto invariato al tariffario di agosto, altrimenti queste tariffe saranno bloccate e quelle nuove verranno comunicate entro il 30 aprile.

Che significa in termini concreti questa decisione?

Che tutti i soggetti che hanno investito in questo periodo, sanno quello che pagano ma non sanno quello che andranno a guadagnare. Questo ha causato due problemi: in primo luogole banche hanno bloccato i finanziamenti in corso, a stato d'avanzamento lavori e, poi, che molti di quelli che stanno investendo, hanno congelato ulteriori piani di produzione perché non sanno se andranno in perdita.

Gli incentivi governativi si annulleranno il 1 giugno di quest'anno. In che percentuale riuscirete a coprire quanto già ordinato dai vostri clienti?

Dipende dal tipo d'investimento. Ci sono alcuni tipi di impianti che hanno una tempistica abbastanza veloce, nell'arco di tre-quattro mesi si riesce ad allacciarsi. Per gli impianti medio-grandi i tempi sono molto più lunghi. Il problema vero è che non si acquisisce la titolarità dell'impianto nel momento in cui si investe: prima si investe, si fa la progettazione e, infine, la realizzazione.

E dopo è fatta?

Eh no. Dopo bisogna seguire quelli che sono i tempi burocratici dell'Enel. È l'Enel che ti dice che la maggior parte degli impianti realizzati a gennaio non verranno connessi prima del 30 maggio. Ma non per problematiche attinenti l'operatività dei soggetti che lavorano, ma perché l'Enel si prende tempi tecnici molto lunghi e alla fine fa sì che questi impianti non riescano ad essere allacciati entro il 30 maggio e, quindi, non si saprà quale sarà la tariffa da applicare.

Recentemente il presidente Berlusconi ha sostenuto che il vero problema non sono gli incentivi ma il fatto che siano molto più alti rispetto agli altri Paesi europei. È una visione corretta?

Il problema è un altro. In questo settore il costo dell'impianto è correlato anche agli incentivi. È vero che questi sono alti rispetto agli altri Paesi, però dal momento che si fissano gli incentivi, le aziende sviluppano analisi economico-finanziarie e, sulla base di queste, fanno gli investimenti. Allora non si possono comunicare degli incentivi e poi ritrattare tutto.

Quanti operai avete alle vostre dipendenze?

Noi siamo una società che si occupa principalmente di progettazione e budget management. In questo momento le aziende nostre partner impiegano circa venti operai.

Se si prosegue in questa direzione per loro significherà licenziamento?

Sicuramente sarà necessario passare da un programma di crescita a un altro che ci permetta di non perdere quello che abbiamo costruito fino a ora. Alcuni operai sono a tempo indeterminato, altri sono precari, ma questa situazione non ci consente di programmare per il futuro. Una situazione simile comporterà che circa il 40 percento di essi potrebbe perdere il lavoro e finire in Cassa Integrazione.

In questi tempi si fa un gran parlare di delocalizzazione della produzione. Voi proverete a spostarvi all'estero o di rimanere e vedere se cambiano le cose?

Noi non produciamo materiali, ma li compriamo, facciamo progetti e poi realizziamo gli impianti. Quello dell'estero è un discorso che tocca più i produttori di pannelli solari necessari a costituire un impianto fotovoltaico. Per noi l'idea sarebbe quella di iniziare a guardarci intorno. Stiamo già sondando il mercato albanese e dando un'occhiata all'Inghilterra per vedere come si evolverà Conto Energia. Ormai il nostro bagaglio di conoscenze è piuttosto ampio per non provare la carta "estero".

La Regione Puglia riuscirà a mettersi di traverso a questa decisione come aveva inizialmente fatto per il decreto Ronchi sull'acqua?

La Puglia ha creato grossi problemi perché si è data delle regole solo quest'anno. La Regione ha inizialmente posto dei limiti per gli impianti a terra che sono quelli che succhiano le risorse economiche degli incentivi del Conto Energia e danneggiano l'ambiente dal punto di vista paesaggistico. La Puglia ha sbagliato non concentrandosi sugli impianti industriali, ma permettendo un'installazione selvaggia su tutto il territorio che ha fatto sì che questi incentivi fossero assorbiti totalmente a discapito dei soggetti che come noi lavorano per impianti domestici o su capannone. Sono arrivati da tutto il mondo per investire soldi e ricoprire le nostre campagne di fotovoltaico e, al termine del processo, i proventi delle operazioni se ne sono ritornati all'estero. E questo non va bene. Deve esserci un regolamento, nazionale o regionale, che obblighi le aziende che vogliono lavorare in Puglia a impiegare progettisti e operai pugliesi e ad utilizzare materiali italiani. In questo modo l'economia si circoscrive e i benefici finanziari vengono goduti nel nostro Paese.

 

Antonio Marafioti


 

Parole chiave: Italia
Categoria: Risorse, Politica, Ambiente
Luogo: Italia