14/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



In una controffensiva lampo, l'esercito libico ha espugnato diverse città in mano ai ribelli, ai quali ora resta quasi solo Benghasi

Il Colonnello si sta riprendendo il Paese. Se solo fino a pochi giorni fa, il regime sembrava esser confinato a Tripoli, con gli insorti che dopo aver conquistato la Cirenaica si preparavano a sferrare l'attacco finale, ora il quadro sembra essersi rovesciato. Le forze rimaste fedeli a Muammar Gheddafi stanno marciando verso est, annichilendo la ribellione, tagliandole le via di comunicazione e intrappolandola in alcune città, come Misurata. Tra venerdì e domenica, le forze governative hanno ripreso possesso di Ras Lanuf e ora stanno spingendosi a est: combattimenti, infatti, sono divampati in successione a Ujala e a Brega. Incerta, la situazione in quest'ultimo centro, di grande importanza strategica: domenica pomeriggio, la tv di stato libica mostrava immagini dell'esercito in pattugliamento per le strade della città e funzionari governativi che distribuivano denaro alla gente, mentre sottopancia celebravano la "liberazione dai terroristi al soldo di Al Qaeda". Poche ore dopo, dai ribelli, che pure erano fuggiti davanti all'avanzata dell'esercito, arrivava l'annuncio della riconquista di Brega e della cattura di 71 soldati, compresi alcuni elementi delle forze speciali. Resta comunque l'impressione che qui i ribelli siano in rotta.

In queste ore, sarebbe partito l'attacco ad Ajdabiya, ultimo centro di una certa rilevanza in mano agli insorti prima di Bengasi, dove il regime punta a regolare i conti, una volta per tutte, con l'insorgenza. La tattica è sempre la stessa: prima iniziano i bombardamenti dell'aviazione e poi arrivano le truppe. Al momento, il regime sarebbe tornato padrone di gran parte del Paese. Questo il risultato di una guerra lampo, iniziata cinque giorni fa con la "bonifica" dell'area in prossimità della capitale, con l'attacco a Misurata e Zawiya, il cui controllo era fondamentale per tenersi aperta una via di fuga, dove i ribelli sono quasi sotto scacco. Rimessa in sicurezza  l'area intorno a Tripoli, il regime ha ripreso il controllo dei terminali petroliferi. Terzo tassello  della strategia è l'attacco nelle aree dove l'insurrezione era più forte. Nonostante le debolezze strutturali e le defezioni, che continuano anche in queste ore, l'esercito libico rimane più forte e meglio organizzato.

Il rais ha lanciato una controffensiva per riprendersi il Paese prima che si muova la comunità internazionale e che imponga una no fly zone, chiesta sabato dalla Lega Araba. Ipotesi, questa, che sembra sempre meno probabile anche in virtù del tardivo pronunciamento dell'Unione Africana. Dopo giorni di silenzio, la massima organizzazione politica continentale ha preso posizione a favore del Colonnello, con un documento del Consiglio di Pace e Sicurezza che, pur esprimendo "profonda preoccupazione per l'uso sproporzionato della forza", ribadiva l'impegno a mantenere l'integrità territoriale del Paese (in modo da evitare qualsiasi legittimazione di una partizione sulla linea est-ovest) e lo elogiava per "la prontezza con cui si è impegnato sul terreno delle riforme politiche". In sostanza, l'Unione Africana si è pronunciata contro "qualsiasi forma di intervento militare straniero". Gheddafi sarà anche un criminale ma per i leader africani è comunque meglio di un Nord Africa sotto tutela occidentale. A Gheddafi sarebbe stata però imposta una "svolta riformista", guarda caso espressamente menzionata nel documento. Stando così le cose, le due potenze con diritto di veto, Russia e Cina, ostili all'idea di un intervento militare, avranno buon gioco nel bloccare qualsiasi risoluzione punitiva da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Anche se Mosca ha messo al bando Gheddafi e la sua famiglia, vietando al vertice del regime di poter condurre operazioni finanziarie in territorio russo. L'interventismo di Francia e Gran Bretagna sembra destinato a rimanere frustrato. Resta la possibilità di armare e addestrare l'insurrezione. Ma se non ci si sbriga, non ci sarà più nessuna insurrezione da armare.

 

Alberto Tundo

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