Il primo maggio dell’anno scorso George
W. Bush, il presidente degli Usa, aveva dichiarato ufficialmente
conclusa la prima fase della guerra in Iraq. Furono circa duecento i
militari caduti in quel periodo. Molto più alto invece è risultato il
bilancio delle vittime della seconda fase della guerra. Ad oggi si
possono contare circa ottocento morti.
Ma
un’altra guerra si sta combattendo a livello diplomatico. E’ la dura
battaglia che molti governi stanno attuando per la liberazione degli
ostaggi che ormai da tempo la guerriglia irachena detiene.
La storia degli ostaggi italiani, Maurizio Agliana 37
anni, di Prato, Umberto Cupertino 35 anni, di Sammichele di Bari,
Salvatore Stefio 34 anni, di Lentini (Siracusa) la conosciamo tutti.
Fra loro c’era anche Fabrizio Quattrocchi giustiziato dai guerriglieri
il 14 aprile scorso.
La situazione è
drammatica. Se da una parte alcuni ostaggi, come i pacifisti
giapponesi, sono stati liberati, dall’altra la lista dei prigionieri è
ancora lunga. E’ stato confermato dal governo canadese che un loro
cittadino, rapito ad ovest di Baghdad zona di Abu Grhaib, è nelle mani
dei rapitori. Non meglio, come dicevamo, è andata all’Italia. Oltre
ai tre
ostaggi dei quali abbiamo scritto, si è parlato nelle settimane scorse
di altri quattro nostri connazionali. La notizia però non è stata mai
confermata.
Come non è stato confermato il
rapimento di un cittadino olandese e di tre cittadini neo zelandesi. In
questi casi non è mai chiaro se le conferme non arrivino per motivi
diplomatici o perché realmente non se ne hanno.
Meglio è andata ai cittadini svizzeri, ben sette, che sono
stati liberati il 23 aprile scorso. Per quanto riguarda i cittadini di
nazionalità Usa, il discorso è diverso . Nel mirino dei guerriglieri ci
sono sia i civili, assoldati dall’esercito per il trasporto di
materiali, che i militari. Al momento sono nove i cittadini Usa nelle
mani degli iracheni. Un decimo da due giorni è libero e
racconta di essere scappato da solo dalle mani dei suoi
rapitori.