11/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Vertice a Bruxelles: blocco patrimoniale, Gheddafi capitolo chiuso ma niente intervento e riconoscimento ribelli

Decidere di non decidere, interessi diversi, la finanza prima di tutto. Questo lo, scarno, topolino partorito dalla montagna europea. Riuniti a Bruxelles, i capi di Stato e di governo dell'Unione Europea avevano un agenda scottante, con la crisi libica da gestire.

Agenda resa incandescente dal salto in avanti del presidente francese Nicholas Sarkozy che, alla vigilia del vertice, aveva annunciato che la Francia era pronta a fare da sola, autorizzando bombardamenti mirati sulla Libia. Un modo aggressivo, nello stile del primo cittadino francese, per aggirare lo stallo delle Nazioni Unite e della Nato, impantanate tra no-fly zone e veti incrociati della Russia e della Cina.

Le perplessità principali, però, sembrano proprio degli esperti militari che sanno benissimo come una no-fly zone si può imporre sono con un'azione pesante su Tripoli e sulle posizioni dei lealisti. Risultato? Se Iraq e Afghanistan hanno insegnato qualcosa è evidente che il fronte lealista si compatterebbe, le opinioni pubbliche interne faticherebbero a comprendere, il mondo arabo sarebbe in difficoltà di fronte all'ennesima azione che ha un vago odore di colonialismo.

Il primo a parlare, alla fine del vertice, è proprio Sarkozy annunciando che il colonnello Gheddafi è per sempre escluso dalla comunità internazionale. Meno di quanto avesse voluto, ma Parigi comunque ottiene un risultato pratico. Il cancelliere tedesco Angela Merkel è il leader parso più cauto rispetto all'attacco armato, ma anche la Germania ha condiviso la posizione comune sulal fine dell'era Gheddafi. Detto questo, l'Europa continua ad avere un'agenda divisa. A partire dai ribelli. Appoggio, sostegno, dialogo. Tutti eufemismi per non dire che, fino in fondo, il governo transitorio non ha il riconoscimento internazionale. Tutti gli asset finanziari libici in Europa, nonostante la melina italiana, sono stati congelati.

E adesso? I lealisti di Gheddafi sono all'attacco. Messo al sicuro il fronte occidentale, con la riconquista di Zawiya, lanciata l'offensiva sul fronte orientale, con la riconquista di Ras Lanuf e l'attacco a Brega. I ribelli, che pure non hanno mai voluto l'intervento armato esterno, chiedono da giorni un sostegno pratico: armi, cibo, medicinali. Per ora l'Ue, tanto per cambiare, tentenna. L'Onu, come dichiarato da Ban Ki-moon, arriverà con una missione speciale nei prossimi giorni.
Gheddafi, alla fine, visto naufragare l'ultimo disperato tentativo di trattativa diplomatica non avrà che l'opzione militare da giocare.

Christian Elia

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