L’Iraq non ha pace. A pochissimi giorni
dall’anniversario – 1° maggio - dell’annuncio di George W. Bush dalla
portaerei statunitense che proclamava la fine della guerra, a Falluja e
Baghdad si continua a combattere ferocemente. Anche la giornata di oggi
28 aprile ha fatto registrare diversi scontri fra la resistenza
irachena e le forze della coalizione. A Falluja le forze della
coalizione hanno attaccato con gli elicotteri da guerra Apache,
distruggendo case e causando la morte di decine di persone. Dopo aver
circondato la città, decine di militari hanno cominciato il raid nel
distretto di Golan. Sono iniziati subito forti combattimenti e
bombardamenti. I militari della coalizione hanno utilizzato
mitragliatrici pesanti per tutto il tempo degli scontri. Falluja è una
città santa per gli sciiti. Gli imam hanno fatto subito sapere che per
difendere la città ci sarà guerriglia ad oltranza. Intanto sono 64 i
morti accertati dopo i violenti scontri avvenuti a Najaf fra i
miliziani della resistenza che fa capo ad Al-Sadr e le forze
statunitensi che a Najaf hanno sostituito quelle spagnole che si sono
ritirate. Anche in questa circostanza è intervenuta l’aviazione che ha
distrutto una postazione antiaerea.
"Uccidono
tutto ciò che si muove. Sparano anche sugli animali. Questa gente è
davvero nemica dell'umanità. Facciamo appello alle persone di buona
volontà perché facciano di tutto per fermare questo massacro". Con
queste parole, l'Imam Abd al-Aziz al-Ani commentava l'assedio e i
ripetuti assalti delle truppe statunitensi alla città.
"Sono
stato un pazzo - aggiunge Al Nazzal, uno strano
abitante di Falluja dall'aria molto occidentale e che parla un
fluentissimo inglese - per 47 anni ho creduto alla civiltà
europea ed americana". Durante la tregua, racconta ancora Al
Nazal,"non ci sono stati bombardamenti pesanti sulla città.
Ma gli americani hanno comunque usato le artiglierie. E soprattutto i
cecchini. E hanno sparato su qualsiasi cosa. Sulle ambulanze, sulle
donne, sui bambini". Al
Nazzal mostra una fotografia: una ambulanza Fiat con il parabrezza
bucato da fori di proiettile. I fori sono esattamente in corrispondenza
della faccia del conducente. "L’inclinazione del tiro indica
che miravano al petto del guidatore. I cecchini - conclude Al Nazzal -
stavano sul tetto, e sono addestrati a mirare al petto. Anche un’altra
ambulanza aveva un solo, netto foro di proiettile sul parabrezza. E
tutto questo non era fuoco disordinato, o una reazione al panico. Erano
colpi deliberatamente mirati ad uccidere i guidatori delle
ambulanze".
"Durante le quattro ore che
abbiamo passato in una piccola clinica - racconta in un diario Rahul
Mahajan - abbiamo visto arrivare circa una
dozzina di feriti. Fra questi una giovane donna,
diciott’anni, colpita da un proiettile alla testa. Quando è arrivata
aveva convulsioni e schiuma alla bocca, i dottori hanno detto che non
avrebbe superato la notte. Poi c’era un ragazzo, anche lui
sembrava moribondo, con devastanti emorragie interne. Ho anche visto un
uomo con estese ustioni sulla parte superiore del corpo, con ferite che
potevano essere dovute a una cluster bomb. Ma non abbiamo avuto modo di
verificarlo, in quella situazione pazzesca, in mezzo ai parenti che
piangevano, alle grida di “Allah è grande” e alle grida di
rabbia contro gli americani". "Per gli americani - scrive
ancora Rahul - “Fallujah” significa quattro mercenari uccisi, e i loro
corpi mutilati e umiliati; per gli iracheni, “Fallujah” significa la
brutale rappresaglia per quell’attacco: rappresaglia in cui piu di
seicento iracheni sono stati uccisi, tra cui, secondo alcune stime,
duecento donne e piu di cento bambini".
Fallujah o Fallouja, o Falluja, in arabo Al Fallujah è una
città della provincia di Al Ambar, con una popolazione che prima della
guerra era di circa trecentomila persone. Era conosciuta come la città
delle moschee, prima dei pesanti bombardamenti di questi
giorni. Più di duecento sono i templi musulmani nella città
che per gli sciiti è considerata santa come per i cristiani
Gerusalemme.
Subito dopo l'invasione Falluja
era considerata una delle zone più tranquille dell'intero Iraq, ma la
sera del 28 aprile 2003, mentre circa duecento persone festeggiavano
per le strade il compleanno dell'ex dittatore Saddam Hussein, i soldati
statunitensi hanno aperto il fuoco su quelli che
numerosissimi testimoni hanno descritto come "civili inermi".
Uccisero quindici iracheni. Gli statunitensi raccontarono di aver
risposto al fuoco, ma nessun soldato della coalizione rimase
ferito.
In seguito a quell'episodio, Falluja
si è trasformata in una vera e propria roccaforte della resistenza
armata e non armata irachena. Proprio perché è una città santa, i
grandi capi religiosi sciiti, sia quelli più moderati come Al-Sistani
che quelli più radicali come Al-Sadr, hanno sempre messo in
guardia gli occupanti: se entrerete a Fallujah saranno guai seri.