10/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Lettera delle diplomazie ango francesi al presidente della commissione europea

Asse anglo-francese. Francia e Gran Bretagna hanno indirizzato una missiva al presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy. «Il mondo è testimone» di una «violenza e repressione» in Libia che sono «inaccettabili» e che «è chiaro che per noi il regime ha perso qualsiasi legittimità che avesse potuto avere». Parigi e Londra «accolgono con favore la formazione di un Consiglio nazionale di transizione con base a Bengasi» e si «avvicinano» ad esso e ai suoi membri per «sviluppare un dialogo cooperativo». Oggi la priorità è affrontare «la situazione politica e di sicurezza», proseguono Sarkozy e Cameron. La prima esigenza - scrivono rivolgendosi «ai nostri alleati e ai nostri amici arabi e africani» - è che «Gheddafi e il suo clan» devono andarsene. Parigi e Londra chiedono «la fine immediata» dell'uso della forza contro i civili «da parte del regime di Gheddafi». Fra i provvedimenti che potrebbero essere adottati per facilitare questa soluzione, quella di «una zona di esclusione aerea» o anche «altre opzioni» per «impedire gli attacchi aerei».

L'iniziativa anglo-francese non piace a diversi Paesi europei, fra cui la Germania, dove la cancelliera, signora Merkel, ha scritto in una nota ufficiale tutto il suo stupore, e si è definita scettica sull'uso delle armi. All'interno dello stesso asse Parigi - Londra emergono differenze sul riconoscimento formale degli insorti, annunciato ufficialmente dalla Francia, mossa poco gradita al ministro degli esteri britannico. Ma la fuga in avanti di Parigi in ore in cui la parola intervento ricorre sempre più spesso e in maniera sempre più insistente, non si sarebbe fermata qui. Secondo fonti ben informate citate oggi da Le Nouvel Observateur, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha assicurato ai due interlocutori libici rappresentanti dell'opposizione che ha ricevuto all'Eliseo stamane, che Parigi è pronta, «se necessario, ad effettuare bombardamenti anche da sola». La produzione di petrolio, per quanto riguarda il dato generale, sta calando in maniera vertiginosa. La stessa Eni ha annunciato la chiusura della produzione a breve.

Al Palazzo di vetro posizioni immutate sulla no-fly zone sulla Libia. «C'è un fossato profondo» tra chi è favore e chi è contrario, ha ribadito un diplomatico arabo che ha chiesto di rimanere anonimo. Il rappresentante permanente della Francia al Palazzo di Vetro, Gerard Araud, senza nascondere la possibilità di un veto di Mosca e Pechino, ha sottolineato che «i prossimi giorni saranno molto importanti, perchè ci saranno molte riunioni di alto livello, della Lega araba e dell'Unione africana». A parere dall'ambasciatore francese, «all'inizio della prossima settimana vedremo quanto è possibile e quanto non lo è».

Il fattore tempo, in assenza di interventi sugli spazi aerei, è determinante per il dittatore libico: le battaglie in campo aperto dove può bombardare dal cielo e i giorni che passano non fanno che fiaccare le forze degli insorti.

Intervistato da Bbc World Today il capo dei ribelli libici Mustafa Adbdul Jalil ha chiesto alla comunità internazionale di inviare armi all'opposizione e la creazione di una zona di non sorvolo e di non navigazione. James Clapper, Direttore dell'Intelligence Nazionale Usa, ha dichiarato davanti al Congresso che i ribelli, sebbene relativamente ben armati, non possono tenere testa all'armamento delle forze pro Gheddafi anche perchè mancano dell'addestramento necessario per usare le armi conquistate. Inoltre le forze ribelli «sono disorganizzate e frammentate e mancano di vera leadership», ha detto Clapper prevedendo una vittoria delle forze leali a Gheddafi.

 

 

Angelo Miotto

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